Pensieri e Parole in valigia

”Con il vento nei capelli”, la storia di Salwa Salem

Salwa Salem ha deciso, prima di essere lacrime sul volto di chi la ha amata, di essere ricordo nella memoria di quanti leggeranno, raccontando la propria vita a Laura Maritano. È venuto alla luce, così, “Con il vento nei capelli”, un intenso romanzo autobiografico edito da Giunti nel 2009...

Mi piace camminare con il vento, accarezzata da aliti delicati o sospinta da folate nervose.

Mi piace camminare nel vento, accogliendo sulla mia pelle cristalli di ghiaccio polare o granelli cocenti del deserto.

Mi piace camminare contro vento, come un boxeur che non indietreggia e che mette in conto qualche colpo ben assestato, se è il prezzo della vittoria.

Mi piace vivere con il vento nei capelli, pettinata (e spettinata) da una natura fantasiosa.

  

Salwa Salem ha deciso, prima di essere lacrime sul volto di chi la ha amata, di essere ricordo nella memoria di quanti leggeranno, raccontando la propria vita a Laura Maritano. È venuto alla luce, così, “Con il vento nei capelli”, un intenso romanzo autobiografico edito da Giunti nel 2009.

 

La vicenda prende avvio negli anni ’30, fra uliveti e agrumeti che profumano le colline di terra scura di Giaffa, in Palestina.

Mentre risuonano sequenze di zagharìt, le caratteristiche grida d’augurio intonate dalle donne arabe, che colorano i cortili con le loro movenze, la Storia si abbatte su un pezzo di mondo che ci sembra lontano.

 

Dopo la dominazione inglese, infatti, nel 1948, piovono dal cielo razzi e volantini: entrambi, in modi diversi, vogliono sortire il medesimo risultato, ossia allontanare per sempre i palestinesi dalle proprie case e proclamare lo stato di Israele.  

Salwa è solo una ragazzina quando abbandona Giaffa e si reca prima a Nablus e, poi, crescendo, si trasferirà in Kuwait, a Damasco, a Vienna, a Ryad e, infine, a Parma.

 

La sua vita, tesa fra attaccamento alle proprie radici e voglia di libertà, fra sacra identità e indomita curiosità intellettuale, è un percorso affascinante che si muove fra spazi fisici, artistici e letterari.

Seguiamo Salwa nel suo incedere fiero fra sedi del partito Ba’ath, che promuove l’unità economica e politica del mondo arabo, e caffè viennesi; fra versi del Corano e stralci di “Memorie di una ragazza per bene”; fra il tormento per la “guerra dei giorni” del 1967 e la magia di serate trascorse a teatro; fra gonne strette e abbaya, il mantello nero che lascia scoperto solo il viso.

 

Una donna forte, introspettiva, magnetica.

Una donna capace di tessere relazioni interculturali intense e preziose.

Una donna che si racconta senza esprimere condanne, attenendosi, con precisione chirurgica, ai fatti.

Una donna che, per la mentalità conservatrice, correva il rischio di diventare ala hall shàriha, ossia “con i capelli sciolti”, che è epiteto di poca serietà e immodestia espresso nei confronti di chi non indossa il màndil, ossia il tipico velo delle donne palestinesi.

Ma che, invece, è stata semplicemente se stessa. Fedele a se stessa.

 

Non sono mai stata una ragazza leggera, non mi sono mai sentita ala hall shari, come temeva mio padre, ma sono sempre riuscita ad ottenere ciò che volevo, a fare anche cose un po’ spericolate e a godermi sempre il vento nei capelli”.

 

Emma Fenu

 

19 maggio 2015

 

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