LIBRI - Una raccolta di gustosissime filastrocche sul cibo

Come avvicinare i bambini alla lettura. La ”ricetta” di Roberto Piumini

L'attenzione e la memoria del corpo, la giocosità vera e non finalizzata, la cura nel presentare le cose narrativamente, il tutto 'condito' attraverso il linguaggio verbale. E' questa la ''ricetta'' per avvicinare i più piccoli a leggere un libro secondo Roberto Piumini, autore del libro 'Non piangere, cipolla'...

MILANO – L’attenzione e la memoria del corpo, la giocosità vera e non finalizzata, la cura nel presentare le cose narrativamente, il tutto ‘condito’ attraverso il linguaggio verbale.  E’ questa la ”ricetta” per avvicinare i più piccoli a leggere un libro secondo Roberto Piumini, autore del libro ‘Non piangere, cipolla‘, una raccolta di gustosissime filastrocche sul cibo da parte di uno degli autori più amato dai bambini. Una fantastica raccolta ‘gastronomica’ di poesie orecchiabili  per tutti i bambini, golosi e non, che l’autore presenterà nel corso della Bologna Children’s Book Fair.

 

“Non piangere, cipolla” si propone di avvicinare i bambini non solo alla lettura, ma anche ai piaceri della tavola: com’è nata l’idea di questa raccolta di filastrocche “gastronomiche”?

‘Non piangere, cipolla’ non si propone scopi particolari di attrazione alla lettura, tento meno gastronomici, ma propone la giocosità delle parole, la sorpresa emozionante e divertente del linguaggio, nel teatro occasionale dei cibi, molto adatti, per la loro varietà sensoriale e affettiva, al gioco di ‘senso’ che è la poesia.

  

Quali sono gli ingredienti che un libro deve avere per catturare l’interesse dei più piccoli?

Direi gli stessi ‘ingredienti’ di qualsiasi buona attività comunicativa rivolta ai bambini: l’attenzione e la memoria del corpo (movimento, sensorialità, percezione); la giocosità vera e non finalizzata; la cura nel presentare le cose narrativamente, e non come ‘discorso’. Tutto questo realizzato attraverso il linguaggio verbale, una buona ‘letterarietà’ capace di realizzare un buon immaginario, e non l’adesione stordita a parole vuote di senso, e magari anche brutte.

 

Cosa può fare l’editoria per ragazzi per mantenersi “competitiva”?

Rispondo per la parte che mi riguarda: la scrittura, rimandando alla risposta precedente. Non si tratta di essere competitivi, ma di fornire la miglior esperienza possibile, anche per mantenere alto il gusto e, ripeto, l’esperienza immaginaria. 

 

29 marzo 2015
 
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