“Cold Harbour” torna il 30 gennaio un classico dell’orrore

24 Gennaio 2026

Un classico dell’horror psicologico inglese torna in Italia: “Cold Harbour” di Francis Brett Young esplora il confine inquietante tra soprannaturale, abuso e suggestione, mettendo in discussione ciò che chiamiamo male.

Cold Harbour torna il 30 gennaio un classico dell'orrore

“Cold Harbour” è un libro che scava lentamente, con precisione chirurgica, nella zona più ambigua dell’orrore, quella in cui il soprannaturale potrebbe non esistere affatto, e proprio per questo fa ancora più paura. In uscita in edizione italiana dal 30 gennaio 2026 per edizioni Alcatraz, curato e tradotto da Lucio Besana, il romanzo di Francis Brett Young arriva finalmente al pubblico italiano come uno dei testi più disturbanti e intelligenti del gotico britannico del primo Novecento.

“Cold Harbour”: la casa come enigma morale

“Cold Harbour”  è una riflessione inquietante sul potere, sulla paura e sulla facilità con cui il male può travestirsi da normalità. La sua uscita in edizione italiana è un evento prezioso per chi ama il gotico intelligente, ma anche per chi cerca nella letteratura uno strumento per interrogare il presente.

Perché a volte il vero mostro non viene dall’aldilà. Vive con noi. E ci chiede di credere che sia tutto normale.

In “Cold Harbour” tutto nasce da una visita apparentemente innocua. I coniugi Wake, durante una vacanza nel Black Country inglese, trascorrono alcune ore nella dimora di Cold Harbour, casa isolata e già avvolta da una cattiva fama. È lì che incontrano Mr Furnival, industriale enigmatico e disturbante, e sua moglie Jane, figura fragile, silenziosa, inquietante nella sua remissività. Da quel momento nulla sarà più come prima.

La grande forza di “Cold Harbour” sta nella sua ambiguità radicale: i fenomeni terrificanti che si manifestano nella casa, apparizioni, poltergeist, stati alterati della coscienza, sono davvero di origine soprannaturale o sono il risultato di una manipolazione mentale, di un abuso sistematico, di una violenza psicologica esercitata con lucidità perversa?

Il romanzo non offre risposte consolatorie. Al contrario, costruisce una tensione costante tra spiegazione razionale e ipotesi demoniaca, costringendo il lettore a interrogarsi su una possibilità ancora più inquietante: che il male non abbia bisogno di fantasmi per esistere.

Il vero orrore: potere, controllo e violenza domestica

Letto oggi, “Cold Harbour” colpisce per la sua modernità tematica. Sotto la superficie gotica, il romanzo affronta con straordinaria lucidità il tema della violenza domestica, del controllo coercitivo e della manipolazione psicologica. Mr Furnival non è soltanto una possibile incarnazione del male soprannaturale: è un uomo che esercita un potere assoluto sulla moglie, sfruttando paura, isolamento e suggestione.

Jane Furnival diventa così il vero centro emotivo del romanzo. La sua fragilità non è segno di debolezza, ma il risultato di un sistema di oppressione che annulla l’identità. In questo senso, “Cold Harbour” è un libro profondamente politico: mostra come l’orrore più devastante possa nascere all’interno delle mura domestiche, mascherato da autorità, carisma o presunta superiorità intellettuale.

Una scrittura sobria, chirurgica, profondamente britannica

Francis Brett Young non indulge mai nel sensazionalismo. La sua prosa è controllata, elegante, quasi distaccata — ed è proprio questa distanza a rendere l’orrore più efficace. Ogni evento inquietante è raccontato con apparente neutralità, come se l’autore volesse lasciare al lettore l’onere morale dell’interpretazione.

In “Cold Harbour”, la paura non esplode: si insinua. Cresce pagina dopo pagina, alimentata da dettagli minimi, sguardi trattenuti, frasi non dette. È un horror che dialoga con Henry James, con il gotico psicologico vittoriano, ma che anticipa anche molte riflessioni contemporanee sulla violenza invisibile e sul trauma.

Chi era Francis Brett Young e perché va riscoperto

Francis Brett Young è stato uno degli scrittori inglesi più prolifici e rispettati della prima metà del Novecento. Medico di formazione, poeta, romanziere e saggista, ha spesso intrecciato nelle sue opere una profonda conoscenza dell’animo umano con un’attenzione particolare ai contesti sociali e morali.

Tra le sue opere più note si ricordano “Portrait of a Village”, “Far Forest” e “My Brother Jonathan”, romanzi che esplorano il rapporto tra individuo, comunità e responsabilità etica. “Cold Harbour” rappresenta però il lato più oscuro della sua produzione: un esperimento riuscitissimo di horror psicologico che dimostra quanto Brett Young fosse capace di muoversi tra generi diversi senza perdere profondità.

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