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Claudio Volpe, il nuovo talento della narrativa italiana ad un passo dal Premio Strega

Presentato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli con il romanzo ‘Il vuoto intorno’, Claudio Volpe (1990) ci racconta le sue sensazioni dopo l’esclusione dai 12 finalisti del ‘Premio Strega’, convinto che si tratti in ogni caso di uno stimolo per non sentirsi arrivati, nonostante l’esordio letterario precoce e di successo.

Pur avendo affascinato scrittori del livello di Maraini e Ruffilli, ‘Il vuoto intorno’ del giovane scrittore catanese è stato escluso dai finalisti dello ‘Strega’

 

MILANO – Non si era fatto illusioni, ma, come dicevano i latini, speme ultima dea. Claudio Volpe, presentato con il romanzo ‘Il vuoto intorno’ (Il Foglio Letterario) al ‘Premio Strega‘ da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli, non è stato incluso tra la rosa dei 12 finalisti, che si contenderanno la vittoria del prestigioso concorso il prossimo luglio. Il libro, molto apprezzato da due dei più importanti scrittori italiani, racconta un tema delicato e profondo, come quello del dolore, in una forma provocatoria, che è però stata in grado di trasmettere emozioni ad un pubblico trasversale.

 

PREMIO STREGA – “Sono entrato in contatto con Dacia Maraini senza la mediazione di nessuno. Durante la presentazione di un suo libro, le ho dato ‘Il vuoto intorno’ e dopo qualche giorno mi ha ricontattato”. Così nasce l’esperienza di Claudio Volpe al Premio Strega 2012, presentato, oltre che dalla Maraini, dal poeta Paolo Ruffilli. Di qualche giorno fa l’amara notizia: ‘Il vuoto intorno’ non figura nella lista dei 12 finalisti del prestigioso premio. La reazione di Volpe è disincantata: “da quando mi sono approcciato per la prima volta alla Maraini ero consapevole che oltre la presentazione non saremmo andati”. Non vuole fare polemica, ma il giovane scrittore catanese evidenzia come “i premi del calibro dello Strega richiedano una forza delle case editrici, che ‘Il Foglio Letterario’ non ha. E’ stata comunque un’esperienza prestigiosa, che mi ha dato modo di mettermi in luce”. Un consolazione: Volpe ha di recente vinto il ‘Premio Franco Enriquez’ per l’impegno sociale e civile, che nel suo palmares annovera intellettuali del calibro di Roberto Saviano e Tonino Guerra

 

UN’ODISSEA MODERNA – Così Volpe definisce il suo romanzo, nonostante alcuni critici letterari abbiano parlato più che altro di moderna divina commedia. ‘Il vuoto intorno’ racconta “la vita di sofferenza di un giovane padre, Achille, attraverso il ‘monologo‘ che egli instaura con il figlio affetto da difficoltà cognitive, quindi incapace di dar luogo ad un dialogo”. Il libro è diviso in tre sezioni. “’Il vuoto‘ tratta dell’infanzia difficile di Achille, con una madre alcolizzata ed un padre assente. ‘La caduta‘ rappresenta il momento in cui il protagonista s’immerge nel dolore altrui, morendo giorno dopo giorno, sino al punto da prostituirsi. ‘La risalita‘, infine, racconta l’amore tra Achille e Cefka – una zingara vittima di abusi sessuali da parte paterna – culminato nella nascita di Ettore”. In effetti la struttura narrativa del libro evoca i passaggi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso danteschi, anche se Volpe precisa: “c’è una forte religiosità, che però non definirei cristiana. E’ una sorta di religiosità dell’essere umano. E’ una celebrazione della vita in tutta la sua complessità, dove l’uomo cerca il peccato al fine di ritrovare se stesso e rinascere”. In molti si sono chiesti se il libro sia autobiografico: “non lo è, ci sono io ma non c’è la mia vita”.

 

PUBBLICO TRASVERSALETematiche profonde, come l’eutanasia, l’omosessualità e il suicidio affrontate da Volpe, non sempre riescono ad incrociare un pubblico di massa. Eppure l’autore osserva che “siamo in un periodo nel quale c’è bisogno di parlare e sentir parlare di certi argomenti, anche se la paura a farlo rischia di confinarli nei soliti salotti. Me ne dà conferma il fatto che il romanzo sia stato apprezzato in modo trasversale, da coetanei e da adulti, da intellettuali e non”. Anche perché al contenuto è stata data una “forma visionaria e concreta, tangibile”, che se da un lato ha creato disagio per la sua crudezza, da un altro è stata in grado di trasmettere emozioni forti: “ho voluto ‘disturbare’ il lettore; così facendo una sensazione resta meglio impressa nella mente”. Infine un appunto sul rapporto tra la scrittura e la giovane età: “a vent’anni si ha il coraggio di raccontare questioni profonde, perché si percepisce tutto in modo molto più intenso”.

 

Claudio Volpe è nato a Catania nel 1990. Ora vive a Pontinia. Ha frequentato il liceo classico a Latina e attualmente studia Giurisprudenza all’università Roma Tre. Scrive la sua prima poesia a dieci anni, a diciassette riceve una menzione speciale per la pace dalla “Società Dante Alighieri” per la poesia “Una lettera per la guerra”. Questo è il suo primo romanzo.

 

30 aprile 2012

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