Candidato al Premio Strega 2017

Claudio Volpe, “I libri mi tengono in vita come l’amore”

Che cos'è la giustizia? L'amore ci può salvare? Sono queste le domande che nascono leggendo "La traiettoria dell'amore" (Laurana) di Claudio Volpe
Claudio Volpe, "I libri mi tengono in vita come l'amore"

MILANO – Qual è il senso della nostra umanità? Che cos’è la giustizia? L’amore ci può salvare? Sono queste le domande che nascono leggendo “La traiettoria dell’amore” (Laurana) di Claudio Volpe, candidato al Premio Strega 2017. Il romanzo racconta l’amore impetuoso tra due ragazze, Andrea e Sara, e della loro sfida alle convenzioni sociali e al pregiudizio. Raccontando, poi, la storia di Giuseppe, il fratello di Andrea, nonché carcerato, lo scrittore ci parla della vita dei carcerati italiani, della loro solitudine e del mancato rispetto della nostra Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa. Un libro nato da una forte necessità.

Com’è nato “La traiettoria dell’amore”?

Dal desiderio di toccare due temi importanti: l’omosessualità, nello specifico l’amore tra due donne, e il mondo carcerario italiano. È nato dalla volontà di dire ciò che spesso non si può dire e parlare di ciò di cui più si fatica a parlare per pregiudizio, paura o semplicemente per mancata conoscenza.

Uno dei nuclei del romanzo gira attorno al rapporto tra la legge del cuore e la legge della società. Come è possibile farle andare d’accordo?

È possibile nella misura in cui si comprenda che è giusto seguire e rispettare la legge dello stato perché è solo grazie ad essa che è possibile la convivenza pacifica. Dobbiamo ricordare che la libertà esiste solo nelle regole, così come il rispetto e l’uguaglianza. Allo stesso tempo è giusto dare spazio all’amore sempre e comunque. Dunque è possibile accettare una condanna se si riesce a vedere la stessa come momento di crescita personale e sopratutto, se coadiuvati e assistiti dall’amore delle persone che ci stanno accanto e che ci ricordano che qualunque cosa accada la nostra vita avrà senso e meriteremo rispetto. Proprio come fa Andrea con suo fratello Giuseppe quando questi è in carcere: lo assiste, non lo abbandona, continua ad amarlo.

Una fuga alla ricerca del proprio posto nel mondo, di questo parla “La traiettoria dell’amore”. Ma esiste un posto per ognuno di noi? Come lo si trova?

Il posto adatto per ognuno di noi nel mondo esiste ma non è un posto già dato. Bisogna darsi da fare e costruirselo, edificare la propria vita in mondo da essere poter liberi e felici. La vita non è una destinazione ma una direzione. Una direzione fatta delle persone e delle cose che amiamo.

Un romanzo che ha una forte carica sociale. Qual è la situazioni delle carceri italiane? Il loro scopo è rieducativo anche nei fatti?

Purtroppo una condizione non positiva, di degrado e abbandono. Spesso pensiamo che la pena debba essere qualcosa di affittivo ma non è così. La nostra Costituzione affida alla pena una funzione di rieducazione e la rieducazione può avvenire solo attraverso la bellezza e l’amore. Nel mio romanzo parlo di un carcere ideale dove i detenuti vengono tenuti in vita a colpi di arte e teatro, musica e bellezza. Questo è il carcere che vorrei.

Francesca Pansa ha definito la tua scrittura “ plastica, densa, corposa, ruvida, metaforica, poetica”. Come ci sei arrivato? Come ci lavori? Ci sono autori ai quali ti sei ispirato?

La scrittura per me è una vocazione, qualcosa che mi chiama e mi obbliga a rispondere con la gioia negli occhi. Scrivo sempre e tanto, ogni giorno, ma sopratutto leggo tantissimo – sono libro-dipendente e arte-dipendente. I libri mi tengono in vita come l’amore. Non a caso credo che scrivere sia un atto d’amore oltre che una atto collettivo di resistenza. Prediligo una scrittura plastica, visionaria che faccia delle parole poesia. Non sopporto la sciatteria linguistica. Per me la qualità della scrittura è l’elemento determinante in un’epoca in cui ormai probabilmente tutte le storie sono già state raccontante. La differenza la fa il come, il modo, la carica lirica. Io non so amare a metà, in modo contenuto. So amare solo come un’esplosione. Allo stesso e unico modo riesco scrivere.

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