Claudio Magris, l’autore protagonista a sorpresa dell’esame di maturità

Questa mattina i maturandi affrontato lo scoglio iniziale dei temuti esami di stato: la prima prova, quella di italiano. E mentre i ragazzi lottavano con il foglio bianco, il mondo di internet si scatenava in commenti a proposito delle tracce ministeriali. Ha stupito in particolare la scelta di Claudio Magris come autore proposto per l'analisi testuale...
Figura di spicco nel panorama intellettuale italiano, Claudio Magris è senatore, scrittore e illustre germanista. La scelta di un brano tratto dal suo libro “L’infinito viaggiare” per l’analisi del testo nella prima prova della maturità ha stupito e fatto discutere
 

MILANO – Questa mattina i maturandi affrontato lo scoglio iniziale dei temuti esami di stato: la prima prova, quella di italiano. E mentre i ragazzi lottavano con il foglio bianco, il mondo di internet si scatenava in commenti a proposito delle tracce ministeriali. Ha stupito in particolare la scelta di Claudio Magris come autore proposto per l’analisi testuale. Ma come? Non Pirandello? Ebbene no! Il brano da commentare era tratto dalla Prefazione de “L’infinito viaggiare”, libro del senatore, scrittore e germanista italiano. Insomma, non uno sconosciuto ma neppure uno dei grandi autori “tradizionali” che si studiano a scuola.

IL TESTO – Molto intense le righe sottoposte alla riflessione dei ragazzi, e di sicuro attuali. Nel libro l’autore affronta il tema del viaggio come conoscenza – laddove conoscere vuol dire, platonicamente, “riconoscere”, ovvero rivisitare più e più volte il già noto, “tornare”. L’Odissea, il viaggio di ritorno, è il viaggio più affascinante, quello che ci restituisce la familiarità dei luoghi e li rende parte di noi, della nostra identità. E incamminandoci verso questa scoperta di noi, inevitabile è l’attraversamento delle frontiere, quelle linee di confine che sono al tempo stesso marcatori di separazione e punti di contatto. In un mondo reso sempre più piccolo dalla globalizzazione, in cui le migrazioni sono un fenomeno sempre più diffuso e in cui l’incontro con l’altro, con il diverso, è sempre più inevitabile, come inevitabili sono gli scontri e le lotte che si creano per preservarsi dalla “contaminazione”, Magris invita a riflettere sul senso della frontiera. Che, è giusto e sacrosanto, va amata in quanto definisce la nostra identità, ma non va idolatrata, perché è labile e provvisoria ed è anche un punto di contatto, un ponte gettato verso altre terre che, se anche abbiamo dimenticato, ancora fanno parte di noi e raccontano le nostre origini. Belle le righe in cui Magris ricorda come per lui, triestino, il confine con la Jugoslavia rappresentasse la linea oltre la quale si estendeva un mondo insieme ignoto – il “mondo dell’Est”, l’“impero di Stalin” – e noto – perché quelle terre dell’Italia avevano fatto parte.

L’AUTORE – Nato nel 1939, Claudio Magris è di sicuro un autore e un letterato di primo piano nel mondo intellettuale italiano. Professore di letteratura tedesca all’Università di Torino prima e di Trieste poi, uomo politico di sinistra, è stato senatore dal 1994 al 1996. Come studioso e saggista si è imposto molto giovane, con “Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna” del 1963. Romanziere affermato, il suo capolavoro letterario è considerato “Danubio”, del 1986, vincitore del Premio Bagutta di quell’anno. Nel 1997 gli viene assegnato anche il Premio Strega per il romanzo “Microcosmi” e diversi riconoscimenti gli vengono successivamente attribuiti per la sua attività autoriale.

UNA SCELTA CHE FA DISCUTERE
– Pur non volendo mettere in discussione l’importanza di questa figura nel panorama intellettuale, la domanda sollevata è stata: ma siamo sicuri che gli studenti italiani fossero pronti ad affrontare una prova su di lui? La questione ha animato oggi le discussioni su Twitter. E Paola Maola, blogger de Il fatto quotidiano, in un suo articolo pone questa domanda: che senso ha che il Ministero della Pubblica Istruzione proponga una traccia così innovativa alla maturità, se poi i programmi che si studiano durante l’anno non sono altrettanto “all’avanguardia”? Già, perché gli insegnanti, sempre di corsa, al Novecento riescono a malapena ad arrivare: si affrontano i soliti autori, Svevo e Pirandello soprattutto, gli altri – personalità come Montale o Ungaretti – restano appena accennati. Insomma, anche la scuola sembra scontare una contraddizione tra un immobilismo da cui non si hanno i mezzi per uscire e uno slancio al nuovo che non ha abbastanza forza per dare il via a un vero cambiamento. A farne le spese, purtroppo, i ragazzi, che speriamo siano in ogni caso riusciti a cimentarsi con questa prima prova. “Chiedo l’indulgenza degli studenti”, ha commentato lo stesso Magris, “spero non mi maledicano mandandomi a quel paese”.

19 giugno 2013

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