Claudia Mehler, ”Cultura e letteratura sono l’unica via per scuotere la coscienza della gente”

''La speranza mi ha spinto a scrivere tutto quello che abbiamo attraversato''. Lo dice l'autrice di ''Alla fine resta l’amore'', il racconto incredibile eppure tragicamente vero di un abuso sessuale perpetrato su un minore...

La scrittrice, madre di una bambina vittima di un abuso sessuale, sotto pseudonimo ha scritto “Alla fine resta l’amore”, con lo scopo di strappare il velo di omertà che copre le terribili verità da cui la società non può nascondersi

MILANO – “La speranza mi ha spinto a scrivere tutto quello che abbiamo attraversato”. Lo dice l’autrice di “Alla fine resta l’amore”, il racconto incredibile eppure tragicamente vero di un abuso sessuale perpetrato su un minore, una bambina di seconda elementare, e il lungo e estenuante iter giudiziario, legale e umano che ne è conseguito. A scriverlo, sotto pseudonimo, la madre della piccola vittima. Un libro forte, tagliente, duro, che costringe tutti ad aprire gli occhi e fare i conti con una realtà con la quale è dovere morale confrontarsi. L’autrice ci presenta il volume e ci parla della scelta, difficile ma necessaria, che l’ha portata a scriverlo.

Il suo libro affronta il tema delicatissimo e doloroso della violenza sessuale subita da un minore, sua figlia. Quali motivazioni l’hanno indotta a  ripercorrere il tutto e scriverlo?
 La difficoltà di accettare un mondo in cui (troppo spesso) gli unici puniti sono le vittime. Un mondo nel quale se è sempre presunta l’innocenza dell’indagato non lo è la credibilità della vittima di un reato sessuale. Un mondo caratterizzato da una alta percentuale di adulti che abdicano al loro ruolo e rifiutano di caricarsi una responsabilità scomoda e pesante, preferendo voltarsi dall’altra parte. Neruda ha scritto che la speranza genera due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Ecco: è stata proprio la speranza a spingermi.

La scrittura del libro ha avuto nel suo caso un effetto “terapeutico”? È servito in qualche modo a mettere ordine, a trovare, nella misura in cui questo sia possibile, una direzione o un senso alla sofferenza che lei e la sua famiglia avete affrontato?
La scrittura alla fine è riuscita a mettere ordine. Passare dal dolore alla riflessione è stato un esercizio indispensabile e durissimo, una lotta senza quartiere contro me stessa. Poiché in questa vicenda, che a leggerla appare incredibile (ma che nel suo svolgersi è sovrapponibile a decine di altre), è affiorato un senso. Inquietante, eppure cristallino. “Con gli abusi sessuali sui minori nessuno vuole averci a che fare”.


Molto spesso, come anche lei ha sottolineato nella premessa, chi ha il compito di proteggere i più piccoli chiude gli occhi, preferisce non approfondire, preferisce dirsi “non può essere vero”. Ritiene che il suo libro possa far aprire gli occhi a qualcuno?

Sono la mancanza di conoscenza e la paura che determinano i pregiudizi e la cecità di fronte a questi episodi. Più si rimuove, più si nega un fenomeno, più si è spaventati da qualcosa, più le nostre opinioni saranno fallaci e fondate su emozioni momentanee, invece che sull’ascolto e la riflessione. E questo diventa particolarmente grave e pericoloso quando riguarda insegnanti (o genitori) ai quali magari un bambino ha provato a “dire” qualcosa.

In che modo la letteratura e i libri possono agire sull’opinione pubblica a proposito di tematiche sociali così importanti? La cultura è ancora uno strumento capace di scuotere le coscienze, di migliorarci?
La cultura è l’unica speranza. La pedofilia è caratterizzata da una negazione diffusa a livello micro e macro sociale, è quindi necessario parlarne a fondo e farlo nel modo più sereno possibile. Mi chiedo – per esempio – come sia possibile che la presenza di un bambino (vittima di un reato sessuale) in un processo, non comporti  alcuna deroga alle procedure e ai tempi ordinari, per  tutelare la sua minore età e la sua maggiore vulnerabilità psicologica? Le sembra normale in uno stato civile? Ecco, una riforma non può che partire da qui, cioè da una discussione seria e un confronto su questo.

 

18 febbraio 2013

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