Clara Sánchez, ”Nei miei libri come nella vita cerco l’intrigo e la suspence”

Un ambiente informale, accogliente, in linea con lo stile dell'autrice, disponibilissima a parlare e a condividere anche fatti privati della sua vita. E' questa l’atmosfera che abbiamo trovato ad accoglierci ieri nella sede della casa editrice Garzanti, dove Clara Sánchez ha incontrato un gruppo di blogger per presentare il suo ultimo libro, ''Le cose che sai di me''...

L’autrice, in Italia per un tour di presentazioni, ha incontrato ieri un gruppo di blogger nella sede della casa editrice Garzanti per parlare del suo ultimo libro, “Le cose che sai di me”

MILANO –  Un ambiente informale, accogliente, in linea con lo stile dell’autrice, disponibilissima a parlare e a condividere anche fatti privati della sua vita. E’ questa l’atmosfera che abbiamo trovato ad accoglierci ieri nella sede della casa editrice Garzanti, dove Clara Sánchez ha incontrato un gruppo di blogger per presentare il suo ultimo libro, “Le cose che sai di me”.

Famosa in Spagna come all’estero, Clara Sánchez ha ben undici romanzi all’attivo, e ha venduto oltre un milione di copie. In Italia è pubblicata da Garzanti, che negli ultimi anni ha portato in libreria successi come “Il profumo delle foglie di limone”, premio Nadal di Letteratura in Spagna nel 2010, “La voce invisibile del vento” e il più recente “Entra nella mia vita”. Il 6 febbraio è uscito in Italia, sempre per Garzanti, “Le cose che sai di me”, che nel 2013 in Spagna si è aggiudicato il prestigioso Premio Planeta, il più importante riconoscimento letterario spagnolo. Il nuovo romanzo ha l’obiettivo di scavare più a fondo “lì dove la sicurezza vacilla e gli inganni si svelano”.

Il libro comincia con l’incontro di Patricia con la veggente Viviana. Come le è venuta l’idea di questo personaggio “magico”? Lei crede nella magia?
Patricia ha bisogno di togliersi la benda che le copre gli occhi. Si sente una donna fortunata e crede che tutto vada bene nella sua vita, ma in realtà c’è una voce nel suo profondo che le dice che questa è solo un apparenza. Viviana è una donna che ha dovuto affrontare delle vicissitudini molto pesanti ed è per questo che è la persona giusta per aiutare Patricia in questo viaggio verso la consapevolezza, per cambiare la sua vita. Le persone quando devono affrontare degli ostacoli si affidano sempre a qualcosa, per esempio alla religione. Io preferisco la magia, perché la religione è qualcosa che ci fa stare immobili ad aspettare che qualcun altro “provveda” per noi, mentre nella magia siamo noi gli artefici del nostro destino. La magia per me corrisponde all’immaginazione, che ci permette di giocare con la realtà e può aiutarci a dare un senso ultimo alla vita.
Io personalmente non credo nella magia, credo nell’intuizione, per l’80% vivo e scrivo di intuizione, il resto con l’intelletto razionale. Ci sono molte cose che ci sfuggono alla coscienza, ma che in realtà noi avvertiamo, e l’intuizione arriva dove la mente razionale non arriva. Per vivere abbiamo bisogno di seguire l’intuizione e l’ispirazione.

Come mai usa pseudonimi nei concorsi?
Perché così, se poi non vinco, le persone non sanno che ero io a partecipare! Seriamente, ho partecipato al concorso Planeta con lo pseudonimo di Josè Calvino in onore di mio padre, che si chiamava Josè. La mia famiglia è sempre stata per me la valvola di sfogo di tutte le mie lamentele, specialmente mio padre, che è venuto a mancare prima che io vincessi questo premio. Come cognome ho scelto quello di Calvino perché ha scritto il romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, che mi ricorda mio padre, quando tornava a casa tardi, nel freddo. La sera della cerimonia di premiazione ho dovuto tenere un discorso e ho ringraziato come prima persona proprio lui.

C’è un motivo particolare per il quale ha scelto una protagonista di 26 anni?
E’ un romanzo che parla di crescita e formazione. La scelta di una protagonista di 26 anni non è stata pianificata a priori, ma questo numero si è affacciato con prepotenza nella mia mente mentre scrivevo. Pensandoci in retrospettiva, a 26 anni siamo in un momento cruciale della nostra vita, siamo piene di ambizioni, sentiamo di avere mille aspirazioni, ma cominciamo anche a scontrarci con la dura realtà e a capire che le cose non andranno veramente come immaginavamo. Questo genera molta angoscia. Secondo me la gioventù è l’età dell’angoscia, e per colpa della situazione economica in cui ci troviamo questa angoscia è destinata ad allungarsi nel tempo. Vediamo quello che vorremmo fare ma non possiamo farlo per via delle avversità che scopriamo esistere nella realtà. Nel libro, la protagonista ha un lavoro con il quale guadagna anche bene, ma il successo genere pressione e ansia, non è detto che porti alla felicità. Patricia deve capire se vuole continuare su quella strada o cercare la vera felicità. Il successo è la droga più tossica che possiamo provare. In questo libro denuncio anche l’attenzione esagerata che si ha per l’immagine, non a caso la protagonista è una modella. Volevo denunciare questo mondo che ci vuole a tutti i costi imporre un modello. Tutti gli sforzi che facciamo per raggiungerlo in realtà ci tolgono energie per cose più importanti.

Come mai sceglie il tema degli imbrogli e della suspense?
Il punto di partenza è che noi non sappiamo cosa ci succederà domani nella nostra vita, l’intrigo e la suspense non vanno cercati solo nei romanzi gialli, ma anche nella vita reale: vivere è come aprire un libro ed entrarci. Nella quotidianità si nasconde continuamente l’intrigo. Quando possiamo raccontare e scrivere, abbiamo la possibilità di mostrare il mondo come lo vediamo, lo facciamo in modo personale, passandolo da una mente all’altra che interpreterà a sua volta a suo modo la realtà.

E’ stata influenzata dal realismo magico latino americano?
Il mio romanzo è esistenzialista e realista, c’è il tema della magia ma non accade niente di veramente magico, non può essere paragonato al genere del realismo magico della letteratura latina. Ma sono legata all’America latina, in particolar modo al Messico: l’ultima volta che ci sono stata ho visitato il mercato di Sonora e c’era tutta una parte dedicata alla magia. Quella esperienza mi è servita per descrivere la casa di Viviana, oggetti colori e odori. Viviana si avvicina alla magia per superare il grave lutto che ha subito, per lei è un modo per affrontare il dolore.

Come si sviluppa il ciclo della paranoia nel quale entra Patricia?
Patricia entra in un ciclo di paranoia per via di piccoli incidenti quotidiani che le cominciano ad accadere. Piccoli accadimenti che nella vita ignori, pensando che siano solo coincidenze, in un romanzo possono fungere da espedienti per creare un intrigo psicologico. Cosa succederebbe se tutti seguissimo le nostre paranoie e cercassimo di scavare e trovarne il vero motivo?

In questo romanzo si parla anche del tema della morte, per esorcizzare una sua paura?
Nei miei romanzi parlo sempre di ciò che più mi preoccupa e scelgo temi che mi interessano e sui quali sento di dover esprimere il mio punto di vista. Credo che qui il tema principale sia l’amore, come lo concepiamo. Patricia si chiede se l’amore che sta vivendo la rende più forte o più debole. Siamo abituati fin da piccoli a credere che se non abbiamo una persona che ci ama siamo dei poveracci, che non abbiamo raggiunto niente nella vita, ma non è cosi. Per questo l’amore spesso diventa una schiavitù, una dipendenza, e bisogna lottare per liberarsi di questa zavorra psicologica che grava più spesso sulle donne. Patricia lotta per liberarsi e vedere lucidamente la realtà. Spesso quando amiamo diamo in mano all’altra persona il potere di manipolarci e di vampirizzarci, di toglierci la linfa vitale. Patricia all’inizio del libro è come Anna Karenina ma nello svolgersi della storia sceglie di non morire per amore e di salvarsi.

Da dove trae l’ispirazione per essere in empatia con i suoi personaggi?
Tutti i mie personaggi sono ispirati a persone reali che conosco o che ho conosciuto, però solo ispirati lo sottolineo. Scrivo perché voglio parlare e raccontare di alcuni argomenti e costruisco i personaggi per poterli sviluppare. Per Irina ad esempio mi sono ispirata al primo capo che ho avuto quando ho iniziato a lavorare. Ricordo che mi faceva veramente paura, talmente tanto che cambiavo strada se la incrociavo per il corridoio. Ci sono personaggi che amo tanto e altri che detesto anche io, come succede nella vita reale. Io vorrei che i miei lettori non provassero indifferenza, se provano simpatia o fastidio o addirittura odio vuol dire che sono arrivati.

Qual è il personaggio che più ha amato?
E’ la protagonista del mio romanzo “Desde el mirador” (1996): parla di una mia esperienza personale, di quando mia madre è stata ricoverata in ospedale. Durante questo periodo ho rivisitato gli elementi che fanno parte della mia vita, capendo quali sono le cose veramente importanti. La mia famiglia è sempre molto citata nei mie romanzi, tanto che hanno dichiarato di essere quasi stufi.

Di cosa ha paura?
Il romanzo parla della paura. In particolare della paura di non piacere agli altri e di non essere accettati. Tutti noi abbiamo paura di non essere accettati, dalla famiglia, dagli amici, dalla persona amata, al lavoro e in tantissime altre occasioni. Come scrittrice condivido questa paura del giudizio altri, temo che non possa piacere quello che scrivo, che non venga accettato dal pubblico.

Il successo l’ha cambiata?
No, non ha cambiato me, ha cambiato un po’  la mia vita: adesso viaggio molto e per lunghi periodi per promuovere i miei libri. Sono contenta che il successo sia arrivato in questo momento della mia vita perché per me è importante affrontare la sfida letteraria senza uscire da me stessa e dalle mie idee. Il premio arrivato alla mia età mi permette di viverlo e gestirlo meglio, non lo vivo come un peso o un vincolo, anzi lo vivo come una libertà maggiore.  

18 febbraio 2014

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