LIBRI - L'incontro con l'autrice a Pietrasanta

Clara Sanchez, ”Ciò che fa girare il mondo è il bisogno di essere amati”

Clara Sanchez racconta se stessa al Festival dei libri per il decimo compleanno del gruppo editoriale Mauri Spagnol 'La felicità di scrivere' che si è svolto a Marina di Pietrasanta presso gli spazi del Festival della Versiliana...

PIETRASANTA – ‘Scrivere un romanzo è aprirsi, è sognare, innamorarsi, è una droga, come se al computer dovessi trovare un uomo affascinante’. Clara Sanchez racconta se stessa al Festival dei libri per il decimo compleanno del gruppo editoriale Mauri Spagnol  ‘La felicità di scrivere‘ che si è svolto a Marina di Pietrasanta presso gli spazi del Festival della Versiliana. Un incontro che si è svolto con un caldo asfissiante, ma che non ha scoraggiato gli appassionati di una scrittrice dalla penna delicata che si è concessa al suo pubblico, regalando un racconto in Italiano sulla sua vita e sul perché ha iniziato a scrivere.

 
E allora, come è nata la vena letteraria di Clara Sanchez?
Nasce da piccolissima, da ancora prima che sapessi scrivere e leggere, da un desiderio di raccontare che avevo dentro e che si trasformò in necessità quando i miei genitori mi trovarono una bambinaia che si chiamava Herminia, che era quasi cieca a cui dovevo raccontare tutto. La bellezza stava nel fatto che nel raccontare, potevo farlo a mio piacimento e potevo cambiare la realtà. Lei aveva desiderio di vedere cosa c’era intorno ed io avevo quella voglia di raccontare, modificando ciò che non mi piaceva. Chi mi stava simpatico lo ringiovanivo nel racconto, chi mi rimaneva antipatico lo invecchiavo. Potevo cambiare i colori di un vestivo che non mi piaceva e costruire un altro mondo. Herminia ad un certo punto non bastava più e sono entrato in preda alla mia vanità. Fui scoperta una giornata di estate quando dissi ad Herminia che  le colline dietro il mare innevate di estate. Persi forse la mia prima lettrice, deludendola, ma diventai una scrittrice. 

 
Com’era il suo rapporto con la scuola?
Non amavo la scuola, troppo schematica. Il rifiuto della scuola mi ha avvicinato alla letteratura con letture disordinate. Il primo libro l’ho trovato in un baule nella carta crespa che si chiamava ‘Le terme’ e raccontava di questo mondo lento ed i rituali che si svolgevano in quel luogo. Ricordo la scena di un uomo che apre gli infiniti bottoni della veste di una donna. Da allora leggere e scrivere sono diventati la mia seconda pelle. Scrivere un romanzo è aprirsi, è sognare, innamorarsi, è una droga, come se al computer dovessi trovare un uomo affascinante. Devo molto alla mia stravagante famiglia che non dava importanza alla posizione sociale. Ciò che fa girare il mondo è il bisogno di essere amati. Leggere è una terra della libertà. 

 
Ci parli della sua ultima opera ‘Le mille luci del mattino‘ ambientato in un ufficio.
La storia nasce da una mia esperienza. Ho dovuto sempre lavorare anche se mia ambizione stare stare sdraiata al sole e leggere. Negli uffici imparato tanto sulla natura umana . Si condividono 8 10 ore e gli uffici sono una specie di laboratorio della persona umana, perché è negli uffici che si difende il proprio spazio. Il lavoro diventato un valore: il ricco una volta non lavorava, adesso deve lavorare. Gli uffici sono luoghi in cui la gente esprime se stessi e dove la gente si innamora. Tutte le persone che incontriamo si trasformano in nostri maestri. Ciò che ci rende umani lo apprendiamo da un altro essere umano. C’è sempre uno scambio, una interazione. Talvolta l’influenza può essere anche negativa: in Spagna si parla di relazione tossica. 

 
Perché sente il bisogno di scrivere?
È un indagine dentro me stessa.  Alla fine di ogni romanzo ho imparato qualcosa di me che non sapevo. Mi piace il confronto con i miei lettori perché non scrivo solo per me, ma scrivo per la necessità di far divertire gli altri, che passino un tempo gradevole, voglio far distendere gli altri, donare felicità. Scrivere non è un lavoro o almeno creo le condizioni per cui non lo sembri sebbene lo faccia le diverse ore al giorno. Scrivere è la mia casa, la mia pelle. Creo le condizioni che non me lo faccia pensare, mi siedo reclinata su uso una sdraio, e sulle gambe metto un supporto dell’Ikea per tenere il Pc, che evita che mi bruci le cosce come un tempo. Poi prendo una bibita con la cannuccia e  mi sento alle Hawaii. Il problema è quando suona il telefono che devo togliere pc, il supporto, alzarmi e perdo le telefonate. Per questo non ho amici. 

 
Dove è il luogo idea per scrivere?
Vorrei scrivere a Pietrasanta, luogo ideale dove scrivere e su cui scrivere, con un personaggio tra i pini o un cadavere sulla spiaggia, potrebbe essere un ottimo inizio per un libro. 

 
Cosa ci dice sul prossimo libro?
Prima ho detto che vi sono alcuni segreti. Beh, questo è uno di quelli.
 

Michele Morabito 

 
6 luglio 2015
 
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