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Chiara Carminati, ”I mass media dovrebbero prestare più attenzione ai libri e alle letture per ragazzi”

L'editoria per ragazzi è il settore in cui si sperimenta, si rischia e si innova maggiormente: i mass media dovrebbero parlarne di più. Ad affermarlo è Chiara Carminati, autrice di numerosi libri di poesia e prosa per l'infanzia, che ha vinto quest'anno il Premio Andersen come miglior scrittrice. L'autrice ci parla del suo lavoro e ci spiega cosa significhi scrivere e fare poesia per i bambini...

La vincitrice del Premio Andersen 2012 come miglior autrice per l’infanzia parla del suo lavoro di scrittrice per e con i bambini 

MILANO – L’editoria per ragazzi è il settore in cui si sperimenta, si rischia e si innova maggiormente: i mass media dovrebbero parlarne di più. Ad affermarlo è Chiara Carminati, autrice di numerosi libri di poesia e prosa per l’infanzia, che ha vinto quest’anno il Premio Andersen come miglior scrittrice. L’autrice ci parla del suo lavoro e ci spiega cosa significhi scrivere e fare poesia per i bambini.

Quali sono state le sue sensazioni nel vedersi assegnare il Premio Andersen 2012 come miglior autrice? Se l’aspettava o è stata un’emozione inattesa?

È stata davvero una sorpresa e un importante motivo di orgoglio: è un premio prestigioso, per la storia della rivista e delle persone che l’hanno creato. Ma devo dire che il Premio Andersen rappresenta per me anche un grande riconoscimento da condividere: non solo con gli editori e gli illustratori che mi hanno permesso di fare dei bei libri, ma anche con tutte le scuole e le biblioteche che in questi anni hanno ospitato i miei incontri con i bambini e la poesia.

Perché ha scelto di scrivere per l’infanzia?

L’attività di scrittura è nata dalla lettura. Quando ho cominciato a scrivere, già da alcuni anni  conducevo laboratori di poesia nelle scuole e nelle biblioteche. Erano laboratori rivolti ai bambini, dove si giocava con la lettura ad alta voce di poesie di autori italiani e stranieri. Da questa familiarità con i bambini, da questa frequenza quotidiana e divertita, sono nate le prime poesie. Era ovvio che fossero rivolte a loro, perché erano in quel momento i miei interlocutori principali in terra di poesia. Ed erano interlocutori curiosi, interessati e interessanti.

La giuria del Premio Andersen ha apprezzato soprattutto la sua capacità di creare un linguaggio poetico per e con i bambini. Quali caratteristiche deve  avere la lingua letteraria quando si rivolge ai bambini? Quali sono i criteri che guidano le scelte stilistiche di uno scrittore per l’infanzia?

Non credo che esista una ricetta universale. I bambini sono esseri molto più complessi di quanto non voglia il luogo comune, e quindi molto più disponibili a degustare la varietà dei linguaggi, poetici e non. E proprio perché la lingua è nutrimento, mi piace che i bambini possano partecipare a banchetti imbanditi di parole ritmiche, sonore, espressive, a volte anche inusuali. La poesia dovrebbe essere questo, per i bambini: un invito a scoprire la meraviglia del mondo e il gusto per la parola.

La necessità di adottare un linguaggio semplice, comprensibile ai più piccoli, è una limitazione alle potenzialità della parola poetica o, al contrario, è un’occasione per scoprire nuovi stili espressivi?

Non mi convince per nulla “la necessità di adottare un linguaggio semplice”. Non credo affatto che si tratti di adottare un linguaggio. Credo che si tratti di lavorarlo, di coltivarlo, di farlo fiorire per i bambini. Da questa prospettiva si potrebbe dire che io a volte uso parole “difficili” nelle mie poesie: ma io amo le parole “difficili”, quando suonano e cantano e incantano. Che il destinatario sia un bambino non limita la parola poetica, la valorizza.

Quali tratti della sua sensibilità la aiutano maggiormente ad avvicinare e interpretare il mondo dell’infanzia, i bisogni dei più piccoli, i loro gusti?

A volte ho l’impressione che si tratti semplicemente di un canale comunicativo aperto, pulito, ben arieggiato… e che non ci sia bisogno di altro. In generale, credo che la capacità di entrare in sintonia contraddistingua tutti coloro che si mettono in relazione e in dialogo con i bambini. E anche la fiducia nelle loro capacità e nel loro sguardo sul mondo. Che può essere terribile e meraviglioso.

Qual è il suo libro cui è maggiormente legata, quello che secondo lei è riuscito a parlare con più forza ai suoi piccoli lettori? Quali sono gli ingredienti del successo di un libro per l’infanzia?

Non riuscirei mai a preferirne uno a un altro, sarebbe un tradimento. Ogni libro è una spremuta di esistenza, ogni libro ha un motivo per essere il più amato. “Il mare in una rima” (Nuove Edizioni Romane) è quello che mi segue da più tempo e che ha conosciuto una nuova edizione ampliata e illustrata da Pia Valentinis. Parlando di successo, “Rime per le mani” (Panini) è forse quello che più ha coinvolto bambini e genitori insieme, avendo in allegato un CD di musiche che ha contagiato moltissimi adulti. Tra la narrativa, “Diario in corsa” (Einaudi) ha ricevuto il primo premio in due concorsi con giurie di ragazzi.

In Italia si legge meno che negli altri Paesi europei. Cosa può fare l’editoria per ragazzi per diffondere l’amore dei libri tra i lettori di domani?

 

Sinceramente, gli editori fanno moltissimo. Sono perfettamente d’accordo con chi dice che il settore bambini/ragazzi sia quello in cui l’editoria sperimenta, rischia e innova di più. Forse sono i mass media che dovrebbero seguirla maggiormente, con più continuità e meno superficialità, per fare più informazione (e critica) su questo panorama letterario, che è davvero vasto e ricco di splendidi risultati. Non solo nell’interesse dei genitori, ma di qualunque lettore curioso e aperto alle scoperte. E quindi: grazie anche a voi!

 

16 agosto 2012

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