Intervista con l'autore e giornalista rumeno

Cezar Paul-Badescu, ”L’infanzia e l’adolescenza sono i momenti emblematici della memoria”

L’attività di giornalista uccide molto quella di scrittore'. E' quanto affermato dallo scrittore e giornalista rumeno Cezar Paul-Badescu...

Protagonista oggi pomeriggio a Gavoi, l’autore parlerà del suo libro ‘Le giovinezze di Daniel Abagiu’, un’opera che, come dice lui stesso, ‘invita il lettore a completare il disegno abbozzato con i propri ricordi’

 

MILANO – ‘L’attività di giornalista uccide molto quella di scrittore. Il vantaggio è che, mentre faccio questo, accumulo parecchie storie che restano in attesa del proprio turno per essere stese su carta, non appena vivrò tempi più tranquilli’. E’ quanto affermato dallo scrittore e giornalista rumeno Cezar Paul-Badescu, protagonista oggi dell’Isola delle Storie. Secondo l’autore, l’Italia potrebbe individuare nella letteratura romena molte cose da cui trarre gioia e soddisfazione, ‘aspetti che la determinino a guardare il mondo in maniera diversa’. Protagonista oggi pomeriggio a Gavoi, l’autore parlerà del suo libro ‘Le giovinezze di Daniel Abagiu‘, un’opera che, come dice lui stesso, ‘invita il lettore a completare il disegno abbozzato con i propri ricordi’. 

 

Come nasce la sua passione per la lettura?

Nel mio caso, l’avventura è iniziata con Jules Verne. Ed è stata un’avventura a tutti gli effetti, poiché ero arrivato a praticare la lettura come fosse uno sport estremo. Solo per fare un esempio, nel romanzo “Cinque settimane in pallone”, ci sono diverse pagine in cui gli eroi patiscono la sete, mentre la mongolfiera Vittoria è insabbiata nel bel mezzo del Sahara. Ebbene, ricordo di aver letto queste pagine in una rovente giornata estiva e, nonostante avessi molta sete, ho sofferto con gli eroi del libro finché essi non abbiano raggiunto un’oasi. Solo allora mi sono concesso di bere dell’acqua. Fortunatamente, questo modo estremo di leggere non è durato a lungo, anche perché col tempo ho iniziato a leggere cose da non imitare assolutamente.

 

Di cosa parla il suo libro “Le giovinezze di Daniel Abagiu”?

“Le giovinezze di Daniel Abagiu” si propone di ricreare l’universo dell’infanzia e dell’adolescenza, di ricomporne i pezzi, che altri non sono se non i momenti emblematici della memoria. Si tratta di un’infanzia trascorsa nella Romania di Ceauşescu, ma il libro dimostra, tra l’altro, che le storie dell’infanzia sono le stesse, a prescindere dal paese o dal regime politico. I brividi dell’amore scolaresco o del primo bacio, per esempio, sono gli stessi sia che si viva sotto dittatura sia in un paese libero. Ciò premesso, il pubblico italiano si ritroverà senz’altro in questo volume, che è in realtà un libro da colorare, perché invita il lettore a completare il disegno abbozzato con i propri ricordi.

 

In che modo riesce ad abbinare la sua attività di giornalista a quella di autore?

Lavoro per un quotidiano, questo vuol dire circa 10 ore al giorno, compresi i fine settimana, per cui l’attività di giornalista uccide molto quella di scrittore. Il vantaggio è che, mentre faccio questo, accumulo parecchie storie che restano in attesa del proprio turno per essere stese su carta, non appena vivrò tempi più tranquilli. Ho un sacco ricolmo di storie, che aspetta impaziente di essere svuotato.

 

Qual è la situazione letteraria nel suo paese?

Ovviamente, la letteratura romena attuale è variegata, fatta di una moltitudine di discorsi. Anche la Romania sta attraversando un periodo post-postmoderno, si esplorano strade nuove, mentre quelle vecchie sono riscoperte e rivestite di nuova luce. Purtroppo, la Romania non fa parte del gruppo dei paesi “big”, mentre il mondo in cui viviamo gira intorno a loro. È un modo banale di consumare cultura, eppure così si spiega come persino i film più scadenti di Hollywood abbiano una diffusione planetaria, mentre i film che valgono veramente – quelli d’autore o indipendenti – non raggiungono nemmeno il pubblico. Succede lo stesso anche nella letteratura. Naturalmente, tutti gli occhi sono puntati su ciò che accade negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Francia, e il pubblico sarà rifornito anche dei volumi di seconda mano purché arrivino da lì. Nel frattempo, la letteratura di qualità proveniente dai paesi piccoli è quasi del tutto trascurata.

Quali sono i punti di continuità e le diversità rispetto all’Italia?

L’Italia potrebbe individuare nella letteratura romena molte cose da cui trarre gioia e soddisfazione, aspetti che la determinino a guardare il mondo in maniera diversa, oppure una prospettiva complementare alla propria. Potrebbe scoprire, per esempio, la profondità di una nuova forma d’ironia, sulla scia di ciò che i romeni chiamano ‘haz de necaz’, cercando un corrispettivo, “fare buon viso a cattiva sorte”. Potrebbe scoprire le storie di un’altra realtà, sempre più mescolata a quella italiana, che finisce per immergersi completamente nella realtà italiana. Fortunatamente, ci sono già alcuni ponti tra le due culture – gli scrittori italiani di origine romena. Sono stato fortunato che la mia traduttrice, Irina Turcanu, sia una di loro, perché ho usufruito dell’aiuto di un angelo specializzato e di talento, che fa da tramite tra le due realtà, tra i due mondi.

 

Cosa apprezza del nostro Paese?

Io sono addirittura innamorato dell’Italia, è un innamorato ama tutto dell’amato. Può darsi che, inebriato d’amore, idealizzi e veda molte cose tinteggiate di rosa, ma alla fine ciò non conta più di tanto.

4 luglio 2014
 
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