Era dai tempi di Melissa P. che non si leggeva un romanzo capace di sconvolgere tanto il lettore, mettendo al centro il tema del desiderio e del corpo femminile; e se “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” aveva travolto il pubblico per la sua confessione adolescenziale, tra scandalo e tabù, “Bodies” di Christine Anne Foley porta il discorso su un piano diverso: meno legato alla provocazione, ma ugualmente capace di trasgredire.
Un romanzo che scuote
Quello di Foley è un romanzo più orientato a una riflessione letteraria e psicologica, dove il desiderio viene raccontato con crudezza da una narratrice inaffidabile e fragile. Un libro sensuale e disturbante, che non si limita a parlare di sesso o di relazioni, ma indaga le zone d’ombra in cui il piacere si intreccia con la dipendenza, e l’amore diventa una ricerca di sé attraverso gli altri.
Dipendenza affettiva
Charlotte, protagonista e narratrice inaffidabile, non racconta solo incontri e corpi, ma interroga l’ossessione stessa del desiderio, la dipendenza affettiva, la fragilità di una generazione che usa il sesso come specchio identitario; ed è proprio questo a rende il libro tanto disturbante — sia per chi non soffre del disturbo psicologico, sia per chi, sfortunatamente, ne soffre.
I primi lo troveranno incredibile, sconcertante, a tratti anche disgustoso, perfino sintomo di una deriva sociale; i secondi si sentiranno invece compresi e soffriranno di questa realtà ancora una volta bistrattata.
Charlotte
La protagonista e narratrice, Charlotte, attraversa una galleria di incontri: ragazzi e uomini amati e odiati, sconosciuti di una notte, amici che diventano amanti. Tutti loro, alla fine, sono “solo corpi” — “Bodies”, da qui il titolo —, superfici su cui lei proietta il bisogno disperato di riconoscersi. Ma dietro questa serie di volti e di letti consumati c’è un segreto: qualcosa che Charlotte porta con sé dall’adolescenza, un nodo mai sciolto, che la rende insieme vittima e carnefice, narratrice inaffidabile ed enigmatica.
“Bodies”: la critica estera
L’Irish Times lo ha definito “una storia di sesso, morte, e di scelte pericolose su chi e come si ama”, sottolineando il coraggio con cui Foley affronta tabù e ambiguità.
Eithne Shortall lo ha chiamato “un libro bellissimo”, cogliendo la forza poetica che pulsa sotto la superficie scabrosa.
Queste voci critiche confermano che non si tratta di un’opera scandalistica, ma di una narrazione letteraria che osa guardare il desiderio senza veli, accettandone la contraddizione: dolcezza e violenza, libertà e schiavitù.
Tra erotismo e critica sociale
Foley utilizza il corpo come metafora: il corpo può essere prigione, ma anche arma. Charlotte vive il proprio corpo come terreno di conquista, spesso più per gli altri che per sé stessa, e il sesso diventa il campo di una lotta identitaria.
Abbiamo già capito che il desiderio, in “Bodies”, è trattato come una dipendenza: l’amore non è mai neutro, ma una sostanza che crea assuefazione, che chiede sempre più.
E, importantissimo, il femminile come esperienza radicale: Charlotte non è un’eroina tradizionale. È fragile e crudele, desiderosa e autodistruttiva, una figura che ricorda le grandi protagoniste della letteratura femminile novecentesca.
Non a caso, Carmen Pellegrino ha notato nella Lettura un’eco di “Una donna” di Sibilla Aleramo: come se Charlotte fosse una discendente contemporanea, immersa in una società che ancora reclama il corpo femminile come possesso.
Stile e scrittura
La prosa di Foley è diretta, carnale, ma mai banale. Alterna frasi asciutte a passaggi lirici, come se il linguaggio stesso oscillasse tra il bisogno di confessare e il pudore di nascondere. L’effetto è quello di una confessione che scivola continuamente nel romanzo, con un ritmo che cattura e destabilizza. È come accompagnare Charlotte nella sua discesa — e risalita — dentro il desiderio. È un viaggio che lascia turbati, ma anche arricchiti, perché ci costringe a chiederci quanto i nostri corpi e i nostri amori dicano davvero di noi.
In un’epoca in cui il corpo femminile è al centro di discussioni politiche, sociali e culturali, “Bodies” ci obbliga a confrontarci con la dimensione intima del corpo come luogo di potere e vulnerabilità. Non è un libro “facile”, ma proprio per questo necessario: perché scava nelle pieghe di ciò che di solito resta taciuto.