Iniziare l’anno con una storia che parla di desiderio, scandalo e rimozione collettiva significa scegliere di guardare in faccia ciò che la storia culturale italiana ha spesso preferito nascondere. “Bellissima dea. Storia di Clara Calamai” di Maurizio Zaccaro e edito da Vallecchi, è molto più di una biografia romanzata: è un atto di restituzione simbolica, un gesto politico e culturale che riporta al centro una figura femminile troppo a lungo ridotta a immagine, a corpo, a icona muta.
Clara Calamai non è stata soltanto una grande attrice: è stata un trauma per l’Italia del suo tempo. Un corpo che ha osato mostrarsi, uno sguardo che ha saputo attraversare il desiderio maschile senza farsi addomesticare, una presenza che ha pagato il prezzo della libertà con l’oblio. Questo romanzo la riporta in vita, restituendole voce, complessità, contraddizione.
Bellissima dea. Clara Calamai una diva che ha bruciato le regole
Bellissima dea. Storia di Clara Calamai
Il romanzo di Zaccaro costruisce un ritratto stratificato di Clara Calamai, seguendo non solo la sua carriera cinematografica, ma soprattutto il modo in cui il suo corpo e la sua immagine sono stati letti, desiderati, puniti.
Nel 1942 Clara Calamai diventa il primo vero scandalo del cinema italiano: appare a seno nudo nel film La cena delle beffe. Un gesto che oggi potrebbe sembrare minimo, ma che allora fu una deflagrazione culturale. In un Paese schiacciato dalla dittatura, dalla censura morale e dal controllo dei corpi femminili, quel seno scoperto non era solo erotismo: era disobbedienza.
Zaccaro racconta con grande intelligenza come quel gesto abbia segnato per sempre l’attrice. Da un lato la consacrazione a diva assoluta, dall’altro l’impossibilità di tornare indietro. Clara diventa il volto del peccato e del desiderio, la donna proibita che popola i portafogli dei soldati al fronte, l’immagine segreta che circola sottotraccia in un’Italia ipocrita.
Il romanzo segue poi il passaggio cruciale della sua carriera: “Ossessione” di Luchino Visconti. Qui Clara Calamai compie un altro atto rivoluzionario: rinuncia alla patina della diva per incarnare Giovanna, una donna frustrata, carnale, disperata. È la nascita del neorealismo, ed è anche l’inizio di una frattura insanabile con il sistema che l’aveva idolatrata.
Zaccaro è bravissimo nel mostrare come la storia del cinema italiano abbia usato Clara Calamai senza mai proteggerla. Quando l’immagine non serve più, viene accantonata. La diva viene lasciata sola con le sue inquietudini, con la sua fragilità, con il bisogno, profondamente umano, di normalità. Il suo ritiro improvviso dalle scene non è una sconfitta, ma una scelta radicale: sottrarsi allo sguardo, smettere di essere oggetto.
Eppure, come tutte le figure mitiche, Clara ritorna. La chiamata di Dario Argento per “Profondo rosso” la restituisce al pubblico in una forma nuova: non più dea del desiderio, ma icona perturbante, memoria che inquieta. È una resurrezione ambigua, che il romanzo racconta senza retorica, mostrando quanto anche il ritorno abbia un prezzo emotivo altissimo.
“Bellissima dea. Storia di Clara Calamai” è dunque un romanzo sul corpo femminile come campo di battaglia, sullo sguardo maschile che consuma e poi rimuove, sulla violenza silenziosa dell’oblio culturale. Ma è anche un libro sulla scelta: la scelta di sottrarsi, di non farsi più raccontare dagli altri.
Cosa ci insegna oggi Clara Calamai
La storia di Clara Calamai ci costringe a porci una domanda ancora attualissima: quanto costa, per una donna, essere libera?
Zaccaro non idealizza la sua protagonista, non la trasforma in un’eroina senza ombre. Al contrario, la restituisce nella sua complessità: inquieta, fragile, piena di passioni e paure. Ed è proprio questa umanità a renderla necessaria oggi.
Clara Calamai diventa una figura simbolica. La sua parabola ci ricorda che la visibilità non coincide con il potere, e che spesso il silenzio imposto è una forma di violenza più sottile della censura esplicita.
Questo libro spinge il lettore a riflettere su come costruiamo i nostri miti culturali, su chi decidiamo di ricordare e chi invece lasciamo scivolare ai margini. Clara Calamai è stata una diva, ma soprattutto è stata una donna che ha pagato con l’isolamento il prezzo della propria unicità.
“Bellissima dea. Storia di Clara Calamai” è un romanzo necessario, elegante e doloroso, che restituisce dignità a una figura centrale della storia culturale italiana. Maurizio Zaccaro compie un’operazione preziosa: non riscrive solo una biografia, ma interroga il nostro modo di guardare, desiderare, dimenticare.
Iniziare l’anno con questo libro significa scegliere di ascoltare una voce rimossa, di fare spazio a una memoria scomoda ma indispensabile. Perché le vere dee, spesso, non abitano l’Olimpo: bruciano, cadono, e continuano a parlarci dal silenzio.
