Barbara Collevecchio, ”La cultura non paga ma l’ignoranza ti rende povero, sempre”

L'influenza della rete sulla vita delle persone è destinata a crescere, l'informazione sarà sempre più on line e fatta in modo collaborativo. Ma il web è solo un mezzo, è l'uso che se ne fa che può essere buono o cattivo. Questa è la posizione di Barbara Collevecchio, che con i nuovi mezzi di comunicazione ha quotidianamente a che fare – tiene infatti un suo blog su Il fatto quotidiano...
La blogger de Il Fatto quotidiano, psicologa e anche autrice, parla di informazione e comunicazione on line, presenta i suoi libri e dà un giudizio sulla situazione culturale del nostro Paese

MILANO – L’influenza della rete sulla vita delle persone è destinata a crescere, l’informazione sarà sempre più on line e fatta in modo collaborativo. Ma il web è solo un mezzo, è l’uso che se ne fa che può essere buono o cattivo. Questa è la posizione di Barbara Collevecchio, che con i nuovi mezzi di comunicazione ha quotidianamente a che fare – tiene infatti un suo blog su Il fatto quotidiano. Da psicologa, commenta l’effetto dei social network sul modo di gestire le nostre relazioni interpersonali e dà un giudizio sul livello culturale dell’Italia, dove l’ignoranza è assurta ormai a valore.

Lei oltre ad essere psicologa è anche blogger, esperta di comunicazione on line e sui social network. Come analizza il cambiamento nella comunicazione e nelle relazioni interpersonali in seguito all’avvento di questi nuovi strumenti?
I social network e la rete in generale porteranno ad un cambiamento radicale per quanto riguarda l’informazione che sarà sempre più on line e fatta in modo collaborativo. Il cartaceo presto sparirà. La stessa pubblicità e marketing si stanno organizzando anche in Italia e le strategie di comunicazione on line diverranno sempre più importanti. Le relazioni interpersonali sono regolate da dinamiche che non cambieranno mai, la realtà prevale sempre sul virtuale, le relazioni possono essere sane o malate  a prescindere. Indubbiamente però il web permette più facilmente il meccanismo proiettivo e fantasie.

A suo avviso, quando i social network termineranno di avere così tanta influenza sulla vita reale delle persone?

Il web è un nuovo mezzo, non credo nel tempo avrà meno influenza ma maggiore. Non è il mezzo da demonizzare ma l’uso che se ne fa. La rete permette di avere contatti che prima non si sarebbero potuti avere e, ripeto, è un mezzo, non un fine. Ad esempio io credo che il famigerato “ popolo del web” neppure esista.

Come è venuta l’idea di scrivere “Il male che cura”? Si tratta di un saggio che, attraverso un’analisi psico-antropologica, porta ad una concezione più profonda del sé. Che importanza può avere una conoscenza approfondita del proprio io, delle proprie paure e dei propri limiti?

“La paura mangia l’anima” è il bellissimo titolo di un film di Fassbender che consiglio di vedere. La paura è un meccanismo di difesa sano ma può diventare un handicap che ci impedisce di vivere appieno. Talvolta l’essere umano ha paura persino di essere felice e si auto boicotta. Sono affascinata dalle esistenze disperate, al limite, e dai lati oscuri della psiche, così ho avuto l’idea di esplorare il male attraverso il suo simbolo: il serpente. Ho scoperto che l’ofide è simbolo anche di conoscenza. Quindi noi abbiamo paura di ciò che non conosciamo. Questo è affascinante perché vuol dire che con un atto di coraggio, abbandonandoci, possiamo scoprire la luce che c’è dietro le nostre paure e superare i nostri limiti. Questo è il succo del mio libro, esperienza che ho vissuto sulla mia pelle anche recentemente affrontando un’anestesia totale, ne sono uscita quasi liberata e nuova. Abbandonarsi e lasciarsi “ morire” può essere salvifico.

Cosa può invece anticiparci riguardo al suo nuovo lavoro, “Narcisus Politicus”?
Posso anticiparvi che non riesco a finire mai di scriverlo per quanto materiale ho ogni giorno. Credo che, come afferma Recalcati, siamo un popolo in cerca di padre. Questa ricerca di padre io la chiamo bisogno di messia. Un popolo immaturo e mammone ha bisogno di leader narcisi e messianici che promettano di risolvere, come un deus ex machina, i problemi. Finché non  ci responsabilizzeremo smettendo di delegare, sarà difficile emancipare il nostro Paese. Il leader narciso non può essere un buon politico, sebbene un tot di narcisismo sia necessario, perché il suo ego è inflazionato e propenso a ricevere onori, benefici, prestigio personale. Un narciso vero non sa amare.

Lei ha lavorato per Excelsior 1881, casa editrice indipendente che ha tra i suoi valori la diffusione, la crescita e l’affermazione della cultura. Come giudica il nostro Paese? Siamo sufficientemente maturi o abbiamo ancora bisogno di crescere?
Una ricerca di De Mauro apre uno scorcio raccapricciante sull’analfabetismo di ritorno degli italiani. Si legge sempre meno, l’ignoranza è stata assurta a valore, quasi ci si deve vergognare di chieder cultura perché si viene chiamati “ professoroni”. Da questo punto di vista siamo messi malissimo, eppure se non si compie un lavoro culturale profondo e stratificato, resteremo sudditi, persone e non cittadini attivi e individui. La cultura non paga ma l’ignoranza ti rende povero, sempre.

28 giugno 2013

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