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Giuseppe Puma di Casa Giara, ”Di poesia purtroppo non si vive”

La poesia in Italia è considerata la Cenerentola della letteratura e sono davvero in pochi a leggerla. È quanto affermato da Giuseppe Puma, poeta e presidente dell'Associazione Culturale e Musicale Casa Giara di Marina di Modica. Puma racconta dei venerdì letterari e dei concerti organizzati dall'associazione ogni agosto...
Il presidente dell’Associazione Culturale e Musicale Casa Giara di Marina di Modica, in Sicilia, racconta delle attività svolte dall’associazione e della sua attività di poeta
MILANO – La poesia in Italia è considerata la Cenerentola della letteratura e sono davvero in pochi a leggerla. È quanto affermato da Giuseppe Puma, poeta e presidente dell’Associazione Culturale e Musicale Casa Giara di Marina di Modica. Puma racconta dei venerdì letterari e dei concerti organizzati dall’associazione ogni agosto e parla della sua passione per la poesia e l’arte in genere, 
di cui purtroppo non è mai riuscito a fare un mestiere a causa del disinteresse degli italiani nei confronti di questi temi. 
Quando è nata e quali sono le attività dell’associazione Casa Giara?
Casa Giara è nata nel 1989, quest’anno festeggeremo i 25 anni di attività. Da allora ogni anno abbiamo tenuto il 18 agosto un concerto di musica classica con musicisti di primo piano, anche venuti dal Nord – tra gli altri, abbiamo ospitato Maurizio Simeoli, che è stato primo Flauto nell’Orchestra della Scala –, e tenori. 
Oltre ai concerti, ogni venerdì di agosto presentiamo un libro – raccolte di poesie o racconti principalmente di autori locali o comunque siciliani. 
La nostra associazione è l’unico punto di riferimento della zona per attività culturali come queste. 
Casa Giara è una struttura molto bella, c’è un ampio cortile a cinema dove stanno molte persone, un gazebo naturale formato dai rampicanti dove prendono posto gli artisti per esibirsi. In occasione dei “venerdì  letterari” sistemiamo questo spazio a salotto, con poltrone, divani , un tappeto. L’atmosfera è quella di un vero e proprio salotto letterario, e durante le presentazioni il pubblico può intervenire e discutere con gli autori.
Lei stesso scrive delle poesie. Ce ne può parlare?
Sì, sono autore di una decina di libri di poesie, il primo è stato pubblicato nel 1983. Proprio quest’anno una casa editrice toscana, Albalibri, sta raccogliendo tutte le mie poesie più significative in un volume, in cui confluiranno sia quelle già edite, sia una sezione di componimenti inediti. 
In particolare sono noto per una mia poesia, “Scaliddi”, che è stata tradotto in varie lingue del mondo – persino in giapponese – ed è stata musicata dal maestro Sergio Carrubba, diventando un’opera lirica intrepretata dai tenori. È una poesia cui sono molto legato, che parla dell’uomo e della vita.
Com’è nata questa sua passione per la poesia?
Io scrivo poesie da quando ero ragazzo, da quando avevo 13 anni. 
Mio padre era a sua volta autore di poesie dialettali siciliane e collaborava con il giornale dell’Accademia di Palermo. Io ho iniziato a scrivere “attaccato ai pantaloni del papà”. Componevo versi e ho anche scritto un racconto in dialetto siciliano pubblicato su questo giornale nel 1969.
Collaboro anche con riviste di critica letteraria e sono attore in una compagnia teatrale.
Mi occupo di cultura a 360 gradi.
È riuscito a fare di queste attività il suo mestiere?
No, purtroppo no, di lavoro sono commercialista. 
Di arte non si vive, e la poesia è considerata sempre la Cenerentola della letteratura. Pochi la leggono, e anche i numerosi poeti che ci sono in Italia – io faccio parte delle commissioni di vari concorsi, i partecipanti sono sempre numerosi – spesso non leggono i componimenti degli altri. Ma fanno molto male.
Se non si legge ci si mura nel proprio io: si avranno sì dei sentimenti, ma non si avrà mai l’occasione di aprirsi ai movimenti e ai cambiamenti che la poesia sta vivendo in questo momento. 
14 agosto 2013
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