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Attilio Bolzoni, ”Paolo Borsellino è stato un uomo dalla straordinaria umanità”

SPECIALE BORSELLINO - Paolo Borsellino è stato un uomo simbolo di un’Italia e di una Sicilia attraversata da grandi tragedie e misteri. L’ho conosciuto tra la notte tra il 4 e il 5 maggio del 1980, all’ospedale civico, mentre piangeva perché avevano appena ucciso a Monreale il capitano dei carabinieri Emanuele Basile...
Paolo Borsellino è stato un uomo simbolo di un’Italia e di una Sicilia attraversata da grandi tragedie e misteri. L’ho conosciuto tra la notte tra il 4 e il 5 maggio del 1980, all’ospedale civico, mentre piangeva perché avevano appena ucciso a Monreale il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, il quale seguiva delle indagini sulla mafia del parco, che aveva ereditato dal capo della squadra mobile Boris Giuliano, a sua volta assassinato il 21 luglio del 1979. Quella notte, la vita di Borsellino è improvvisamente cambiata: tornò a casa e decise con la moglie che doveva cambiare vita, fino ad allora caratterizzata da una tranquilla esistenza borghese a Palermo. Nel maggio del 1980, quindi, la vita di Borsellino è cambiata, facendolo entrare in un tunnel durato 12 anni. Fu una decisione estremamente sofferta, in quanto lui aveva 3 figli. Quella notte, è stato possibile iniziare a capisce il suo coraggio civile, il suo eroismo.
 
Paolo Borsellino ha lasciato in eredità l’amore per gli altri, per la Sicilia, dimostrata in maniera forte e decisa, insieme al suo amore per la giustizia, per la verità. Paolo Borsellino è stato un uomo dall’umanità straordinaria. Racconto un altro emblematico aneddoto: durante gli anni bui di Palermo, la domenica sfuggiva alla tutela della scorta, perché aveva la passione di comprarsi, come tutti i palermitani, il pane che vendevano sulle moto Ape agli angoli della strada. A Palermo, “panificano” anche 5 volte al giorno. Borsellino, insieme ad un suo amico, si è avvicinato ad un venditore di pane per comprare un filone di pane. Il venditore ha fatto pagare il pane al suo amico, mentre a lui no. Borsellino insisteva per pagarlo, ma il venditore insisteva e la discussione iniziò a farsi imbarazzante. Quando la discussione stava per degenerare, il venditore spiega il perché della sua insistenza: “Quando lei era pretore a Monreale, mi aveva denunciato per vendita di pane abusiva, e adesso viene a comprarlo…”. A quel punto, Borsellino ha reagito come solo lui poteva fare: lo ha abbracciato.
 
Borsellino era di un’umanità straripante. Ci ha lasciato tanto. L’ultima volta che l’ho visto è stato il giorno prima dell’attentato, il 18 luglio, nel corso di una conferenza stampa a Palermo. L’ho cerato con gli occhi per salutarci, e l’ho sfiorato in mezzo alla folla. Noi giornalisti ,cresciuti in quegli anni a Palermo, avevamo un amore sconfinato nei suoi confronti: era molto naif, molto sincero e diretto, non le mandava a dire. Era una persona molto affettuosa quando riconosceva nell’interlocutore una persona reale e corretta. Tutta la sua famiglia era così: lui e la moglie hanno trasferito ai suoi figli dei sentimenti che li hanno resi uguali a loro, non avendo mai cavalcato gli screzi e le polemiche.
 
Erano anni particolari, in cui non c’era solo la mafia che sparava, ma anche la complicità e l’indifferenza da parte della maggioranza dell’opinione pubblica di Palermo, dell’informazione ufficiale, degli intellettuali. Era una Palermo molto particolare, dove la figura di Borsellino emergeva grazie alle sue doti di umanità uniche.
 
Attilio Bolzoni

18 luglio 2013
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