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Attilio Bolzoni, ”Dopo la morte di Falcone, Paolo Borsellino fu lasciato solo dalle istituzioni”

SPECIALE PAOLO BORSELLINO - Il giornalista di Repubblica che da anni si occupa di Mafia e di Sicilia nel suo recente libro ''Uomini Soli'' racconta la storia di chi, come Paolo Borsellino, mentre si batteva a Palermo per la legalità, venne lasciato solo dalle istituzioni, fino ad arrivare agli agguati e alle bombe. L'autore dedica un'intera pagina del libro a Paolo Borsellino, definendolo uomo di legge e di coraggio...

Porta in spalla la bara di Giovanni Falcone, gli restano ancora cinquantacinque giorni.
Una pioggia violenta lava Palermo, il carro funebre è già scomparso fra i vicoli che scendono verso il mare. Anche il becchino ha fretta di seppellire il morto.

È solo, adesso è solo come non lo è stato mai. Neanche quando la sua vita è cambiata in una notte di maggio di tanti anni prima, il capitano di Monreale steso a terra e lui precipitato in un incubo.
Dicono che è l’erede, l’ultimo testimone. Ora è diventato anche il bersaglio.
Ha poco tempo. Vuole parlare. Non lo fanno parlare. Vuole indagare. Non lo fanno indagare.
Si scopre abbandonato, mandato allo sbaraglio da gente di Roma che nell’ombra sta trattando la resa. Sono in molti a tremare per i suoi segreti. Forse aspettano un miracolo o un’altra bomba.
Uomo di legge e di coraggio, siciliano di fibra forte, fino all’ultimo non si rassegna. Ha rabbia e orgoglio per non piegarsi nemmeno ai nemici più invisibili.
Si getta nel vuoto Paolo Borsellino, magistrato di Palermo, assassinato dall’esplosivo mafioso e dal cinismo di un’Italia canaglia che l’ha visto morire senza fare nulla. Tradito e venduto.
Va incontro al suo destino accarezzando i figli, tenta disperatamente di sopravvivere fino a quella domenica afosa di mezza estate. Il 19 luglio del 1992.
L’agenda rossa che ha sempre con sé non si troverà mai.

 

Attilio Bolzoni
Tratto dal libro “Uomini soli”

19 luglio 2012

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