Attenzione, la dislessia non è l’unico disturbo della lettura

C'è un disturbo della lettura piuttosto comune che troppo spesso non viene diagnosticato finché non diventa un reale problema. È l'allarme lanciato da una ricerca, durata cinque anni, condotta dall'Università di Vanderbilt in Tennessee...
Una ricerca condotta dall’Università di Vanderbilt in Tennessee e dalla facoltà di medicina del John Hopkins rileva che 3 bambini su 10 non capiscono gran parte di ciò che leggono e alcuni di loro soffrono di un deficit della comprensione che va considerata un serio disturbo dell’apprendimento
MILANO – C’è un disturbo della lettura piuttosto comune che troppo spesso non viene diagnosticato finché non diventa un reale problema. È l’allarme lanciato da una ricerca, durata cinque anni, condotta dall’Università di Vanderbilt in Tennessee –  e nello specifico dal Peabody College, il dipartimento di educazione e sviluppo umano – in collaborazione con il Kennedy Krieger Institute della facoltà di medicina del John Hopkins. I risultati sono stati di recente pubblicati online sulla rivista Brain Connectivity e ne ha dato notizia anche la rivista scientifica Science Daily.
UN DEFICIT DELLA COMPRENSIONE – La dislessia, disturbo per cui il bambino confonde le lettere e fa fatica a riconoscere la parola scritta, è stata per molto tempo il focus primario delle ricerche sulla lettura. Ma non si è dedicata altrettanta attenzione a un altro disturbo specifico dell’apprendimento per cui il bambino legge bene ma ha difficoltà a comprendere il significato di ciò che legge – un deficit della comprensione che è indicato con la sigla S-RCD (Specific Reading Comprehension Deficits). Questo è quanto affermano i responsabili della ricerca del Peabody College, Laurie Cutting, Patricia e Rodes Hart Chair.
COME FUNZIONA IL DISTURBO – “Per capire come funziona possiamo ricorrere a un esempio”, spiega Laurie Cutting. “Pur non conoscendo la lingua, io posso leggere lo spagnolo, perché conosco i suoni associati alle lettere e come si pronunciano le parole, ma non so dire cosa significhino effettivamente. Lo stesso accade al bambino che soffre di questo disturbo. Quando un bambino legge bene si dà per scontato che capisca ciò che legge, ma in realtà 3 bambini su 10 non comprendono gran parte di quello che leggono. Quando il disturbo viene diagnosticato, spesso in terza o quarta elementare, ha già provocato disfunzioni nel processo di apprendimento”.
ANOMALIE DELL’ATTIVITÀ CEREBRALE – I ricercatori sono riusciti a definire con precisione in che modo l’attività cerebrale risulti alterata nei bambini che soffrono di dislessia, ma nessuna risonanza magnetica, finora, ha consentito di delineare il profilo neurologico di quei bambini che soffrono di un deficit della comprensione nonostante abbiano buone capacità di lettura. I recenti studi condotti sui bambini hanno mostrato che l’attività cerebrale dei soggetti che manifestano questo disturbo differisce dall’attività cerebrale di quelli che soffrono di dislessia. Alla dislessia sono associate anomalie nella regione cerebrale normalmente attivata durante la lettura, mentre all’S-RCD sono associate anomalie nella regione tipicamente deputata alla funzione della memoria.
L’OBIETTIVO DELLA RICERCA – “Può essere che questi bambini attivino meccanismi neurobiologici differenti da quelli comuni per la lettura, meccanismi che non sono adatti a supportare la comprensione”, afferma Laurie Cautting. “Il nostro intento è capire con precisione i differenti funzionamenti cerebrali associati ai vari disturbi della lettura e come possiamo attivare invece quelli che supportano le normali capacità di lettura e comprensione”. 
L’IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE – È importante, comunque, che genitori e insegnati non si limitino soltanto a verificare la capacità del bambino di leggere speditamente un testo, ma si preoccupino sempre di verificare anche quanto il bambino abbia compreso, discutendo con lui di quella che ha letto. Una precoce diagnosi aiuta infatti i percorsi di recupero, di modo che i bambini non subiscano complicazioni ulteriori nel loro sviluppo cognitivo. 
11 agosto 2013
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