Arriva in Italia Vincent Kliesch, l’astro nascente del thriller Made in Germany

Ha già pubblicato diversi thriller tutti divenuti bestseller. Il commissario Julius Kern e il suo acerrimo nemico Tassilo Michaelis sono ormai conosciutissimi in Germania. Il profeta della morte è il libro che lo ha consacrato tra i grandi e col quale si presenta per la prima volta in Italia...

MILANO – Ha già pubblicato diversi thriller tutti divenuti bestseller. Il commissario Julius Kern e il suo acerrimo nemico Tassilo Michaelis sono ormai conosciutissimi in Germania. Il profeta della morte è il libro che lo ha consacrato tra i grandi e col quale si presenta per la prima volta in Italia. Kliesch è un personaggio famoso anche per le sue quotidiane apparizioni tv come presentatore e attore. Appassionato di cucina e di gastronomia in genere, riporta spesso questa passione in ciò che scrive. L’autore domani sarà ospite d’onore domani al Garfagnana in Giallo

Vincent Kliesch, un presentatore-attore che scrive thriller di successo. Non è una contraddizione?
Il thriller non è così diverso dalla commedia. In entrambi i casi si crea una tensione in modo che il pubblica voglia sapere come andrà a finire la storia. In tutte e due le situazioni lo spettatore è sorpreso alla fine della soluzione. Solo che… ride della soluzione della commedia mentre si spaventa di quella del thriller. Il mio desiderio di scrivere è molto più vecchio rispetto a quello di fare “commedia”. Già con 14 anni avevo scritto qualcosa con una vecchia macchina da scrivere, ma per fortuna non l’ha pubblicato nessuno… Stranamente però, non mi è mai venuto in mente l’idea di scrivere romanzi comici. Mi sono sempre interessato al thriller e quindi per me è stato chiaro si da subito che avrei scritto solo quel genere.

Una domanda sugli orari: scrive a ore fisse? E il suo lavoro in TV non disturba il processo creativo dello scrivere?
Non ho orari fissi, ma preferibilmente scrivo durante la notte quando tutto attorno di me è silenzioso. Così mi posso tuffare più in profondità nel mio mondo fittizio e mi sento più vicino ai personaggi che ho creato. Il lavoro come commediante e conduttore non mi disturba durante questo processo. Svolgo entrambi con grande passione
Credo che per nessuno sia fatica fare le cose che ama.

Già nel suo primo romanzo “Der Todeszauber” parlava del commissario Julius Kern e il suo acerrimo nemico, l’assassino Tassilo Michaelis. Adesso i due personaggi appaiono di nuovo. Che cosa lo ispira? Da che cosa è dato lo stimolo per la creazione di questi personaggi e strani rapporti?
Quando ero un bambino sono stato affascinato dal “Faust” di Goethe e più tardi ho letto anche “Il silenzio degli innocenti”. Trovo incredibilmente avvincente il classico principio del patto con il male perché sono entità lontane ma al cntempo vicine. Kern e Tassilo sono come amici che hanno opinioni divergenti. In più sulla loro amicizia aleggia un mistero, un segreto.

Tassilo uccide perché odia quando gli si manca di rispetto, quando nell’esercizio delle sue funzioni di cameriere lo si tratta male. Quindi mi chiedo: come fanno inservienti, cuochi, camerieri e tutti coloro che lavorano nell’ambito del servizio a sopportare i clienti? O forse lei ha esagerato un po’?
Tutte le storie (tranne gli omicidi) che racconto nel libro sono capitate nella realtà a me o ai miei colleghi. Spesso non è facile sopportare. Ovviamente solo pochi ospiti sono così terribili come quelli descritti nel libro. Però in questo tipo di lavoro servono delle valvole per “far uscire il vapore”. Il mio è scrivere.

Sembra che nei romanzi criminali in Germania ci siano solo serial killer. Ci devono essere sempre per attirare l’attenzione? Sarebbe troppo difficile di descrivere un solo omicidio e creare comunque tensione?
È più facile quando si possono descrivere sempre nuovi omicidi che tengono la tensione alta. Forse un giorno scriverò un thriller nel quale ci sarà solo un morto o forse nessuno, ma al momento tengo a quello che i lettori conoscono e forse si aspettano anche da me. I serial killer – non lo dobbiamo dimenticare – sono anche molto amati da parte dei lettori. Credo che si debba offrire quello che la gente desidera. Ovviamente è anche possibile creare tensione senza sangue, ma la morte è sempre la paura più grande di tutte – e queste paure ci affascinano molto.

I suoi romanzi si svolgono tutti a Berlino, la metropoli pulsante. Quant’è importante per lei di conoscere di persona i luoghi dove si volge il romanzo?
Essenziale. Anche se i lettori non conoscono questi luoghi, capiscono intuitivamente se l’autore conosce o meno ciò di cui parla. Per me i dettagli sono importanti. E non si possono vedere su Google-Streetview. Una donna che passeggia con un grosso cane al guinzaglio o un cantante di strada alla fine possono rappresentare una grande differenza per il lettore. E se queste persone compaiono nei miei romanzi, vuol dire che li ho incontrati in quei posti.

Quasi mai chiarisce, se non alla fine, la psiche e l’indole dell’assassino, anche se la sua identità si scopre subito. Possiamo dire che questo sia un elemento importante del suo stile?
Per me l’assassino è il protagonista nel thriller. Una persona che uccide altre persone è affascinante e desidero raccontare del perché compie quegli atti. Se tengo segreta la sua identità non ho nessuna possibilità di raccontare la sua storia. Sono anche dell’opinione che un assassino sconosciuto non possa esistere in un thriller ma solo in un giallo. Quando la gente guarda “Batman” nessuno si lamenta del fatto che subito si sappia che il “Joker” è cattivo.

22 novembre 2013

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti