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Antonio Pascale, ”Profezia Maya? La vera apocalisse è non garantire alle prossime generazioni un futuro migliore”

La fine del mondo? Una profezia fasulla, ma che in Italia ha attecchito a causa di un tipico atteggiamento, ossia quello di provare nostalgia per la cultura passata e di pensare che la modernità abbia distrutto i valori di una volta. E' quanto affermato dallo scrittore e giornalista italiano Antonio Pascale...

Il giornalista e scrittore italiano parla della profezia Maya, ritenuta una bufala, e analizza perché questa leggenda abbia così incuriosito ed interessato gli italiani

MILANO – La fine del mondo? Una profezia fasulla, ma che in Italia ha attecchito a causa di un tipico atteggiamento, ossia quello di provare nostalgia per la cultura passata e di pensare che la modernità abbia distrutto i valori di una volta. E’ quanto affermato dallo scrittore e giornalista italiano Antonio Pascale. Oltre a parlare della profezia Maya, Pascale analizza l’atteggiamento degli italiani nei confronti della realtà quotidiana.

Come hanno vissuto gli italiani il lungo conto alla rovescia a questo 21 dicembre 2012?
Credo in maniera giocosa. Non credo ci siano state persone veramente spaventate da questa profezia, del tutto inventata del resto. Forse in Italia ne abbiamo parlato di più rispetto che all’estero, dove questa ossessione non ha attecchito. Dobbiamo chiederci però perché questo atteggiamento apocalittico sia stato così forte nel nostro Paese.

C’è un legame tra questa profezia apocalittica e l’attualità di questi tempi?
La crisi indubbiamente centra, come il modo di viverla, viziato da alcuni inquinanti culturali che vengono da lontano: il primo è il sapere nostalgico, la tendenza tutta italiana di pensare che il passato sia stato un luogo ideale, un ricettacolo di valori e antichi saperi che la modernità avrebbe completamente distrutto. Un’abitudine che accomuna diversi letterati e opinion maker attivi sui vari giornali e tv. A che vale, quindi, studiare, analizzare, comparare, utilizzare tutti gli strumenti della modernità se il presente è corrotto? Quello che resta è, appunto, l’apocalisse, che non porta ad avere un atteggiamento propositivo, dettata dall’urgenza di darsi da fare perché il proprio tempo è limitato, ma implica una funzione bloccante del pensiero, in cui si pensa “meglio farci i fatti nostri e non integrare conoscenze”. E’ un atteggiamento tipicamente italiano, che si traduce in un ritardo molto forte.

Sono usciti diversi libri, articoli, pubblicazioni, servizi tv legati alla profezia Maya. Che ne pensa della moda di cavalcare questi appuntamenti?
Sono uscite tutta una serie di pubblicazioni, e in tv ci sono stati programmi che hanno dedicato intere puntate come Mistero e Voyager. Certi argomenti attecchiscono da noi perché c’è una predisposizione d’animo abbastanza acuta in Italia nei confronti di questi temi. Se si trattasse di un tema scientifico, tutto questo interesse non si solleverebbe.

Come consiglia di passare questo giorno agli italiani?
In generale consiglio di studiare un po’ di più. Non facendo un acculturazione di memoria, ma di studiare l’attualità, capire cosa ci sta accadendo intorno. L’apocalisse potrebbe realmente arrivare se noi oggi non siamo in grado di affrontare i problemi che ci sono. L’atteggiamento superficiale non serve a nulla, occorre pensare che fra 20 anni dovremo passare un testimone ai nostri figli, alle nuove generazioni, e ciò implica che noi dobbiamo rimboccarci le maniche per passare questo testimone nel miglior modo possibile.

 

21 dicembre 2012

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