Antonio Monaco di AIE, ”Contro la crisi, l’editoria per ragazzi punti sulla varietà anziché sulla riduzione delle pubblicazioni”

Il settore dell'editoria per ragazzi può uscire più rapidamente dalla crisi puntando su una sempre maggiore differenziazione della sua produzione. Ad affermarlo è Antonio Monaco, responsabile del Gruppo Editori per Ragazzi dell'AIE ed editore di Sonda, in questi giorni ospite e protagonista alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna...

Il 63% dei ragazzi di 12 anni legge almeno un libro all’anno, contro il 46% degli adulti. Alimentando l’abitudine alla lettura tra i più piccoli, c’è la speranza di accrescere le fila dei lettori di domani

MILANO – Il settore dell’editoria per ragazzi può uscire più rapidamente dalla crisi puntando su una sempre maggiore differenziazione della sua produzione. Ad affermarlo è Antonio Monaco, responsabile del Gruppo Editori per Ragazzi dell’AIE ed editore di Sonda, in questi giorni ospite e protagonista alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Monaco ci parla delle prospettive future del settore.

Dall’ultimo rapporto dell’AIE risulta che il mercato dell’editoria per ragazzi è in calo, ma in misura minore rispetto al resto del settore – il 2012 ha registrato un -6%, contro un -8% generale. Quali sono le prospettive per i prossimi mesi? Quali sono le maggiori sfide che gli editori per ragazzi dovranno affrontare?
Sicuramente questa contrazione del mercato, seppur inferiore rispetto a quella generale dell’industria editoriale, rappresenta una difficoltà oggettiva. Per dieci anni avevamo avuto una crescita costante, e invece con il 2012 si è verificata un’inversione di tendenza che anche in questi primi mesi dell’anno sta andando avanti. Il settore ragazzi però ha un vantaggio, che è il fatto di essere suddiviso per fasce di età. Non esiste un libro “per bambini”, semmai esiste un libro per bambini da 0 a 2 anni, per bambini dai 2 ai 4 anni, e così via. Questo costringe gli editori, già nella fase di progettazione, a una maggiore attitudine alla differenziazione. L’editoria per ragazzi può reagire più rapidamente alla crisi differenziando ulteriormente la produzione, puntando su una maggiore varietà, piuttosto che soltanto su una riduzione delle pubblicazioni.

Questa mattina è stato tra i relatori dell’incontro “Editori e bibliotecari: le collaborazioni possibili per la promozione della lettura. La situazione italiana e gli esempi dalla Svezia”. Quali sono, anche sulla scorta dell’esperienza svedese, le iniziative attuabili a questo riguardo?
La situazione svedese presenta uno scenario completamente diverso dal nostro, per il tipo di investimenti pubblici che lì vengono fatti nel settore bibliotecario. Da noi, gli acquisti da parte delle biblioteche negli ultimi 7-8 anni sono stati in costante calo. Nel 2005 rappresentavano il 5% del mercato per ragazzi, adesso sono il 2,5%. In Svezia invece rappresentano il 35%. Lì gli editori possono pensare a dei libri apposta per le biblioteche, mentre per noi queste sono soltanto un mercato residuale. Nel quadro di questa situazione, c’è un’importante azione da parte delle biblioteche svedesi nel campo della promozione della lettura. Sotto tale profilo, anche l’Italia è ricchissima di queste iniziative, ma si tratta di progetti che nascono dalla competenza, dalla passione e dalla determinazione di singoli bibliotecari. Essendo legate solamente alla volontà personale, queste non possono che essere episodiche, hanno carattere occasionale. Per dare concretezza alla collaborazione tra gli editori e i bibliotecari, proporremo mercoledì l’iniziativa “Amo chi legge”. Come momento di partenza si è scelto la Festa del libro, dal 23 al 27 maggio: in quell’occasione inviteremo i cittadini ad andare in libreria e ad acquistare dei libri per una biblioteca pubblica o scolastica della loro città. Naturalmente faremo un lavoro preparatorio con le biblioteche, che stileranno insieme ai librai una lista dei titoli che sarebbero loro necessari per implementare il proprio patrimonio. Inviteremo dunque i cittadini a fare un’azione di supplenza, intervenendo direttamente in questioni che dovrebbero essere prioritarie per gli organi di governo ma che da questi vengono dimenticate: in questo modo si vuole anche lanciare un messaggio alla politica.

I ragazzi leggono di più degli adulti: come dobbiamo interpretare questo dato? La lettura è un’abitudine che si perde con l’avanzare dell’età, oppure dobbiamo credere che si stiano oggi preparando i lettori forti di domani?

Tutte e due le cose. La dinamica per cui dagli zero ai 12 anni si cresce costantemente come indice di lettura è  attestata ormai da oltre vent’anni. Il fenomeno significativo degli ultimi tempi, però, è che la percentuale dei lettori tra i ragazzi di 12 anni è arrivata a una punta del 63%. Se noi riuscissimo ad aumentare ulteriormente questo dato, toccando il 70%, la percentuale di quelli che leggono almeno un libro all’anno si abbasserebbe sì con l’innalzarsi dell’età, ma resterebbe comunque più alta di quella attuale, che tra gli adulti è il 46%. La curva insomma resterebbe discendente, anche perché a un certo punto interviene la concorrenza di altre attività culturali  o della “vita pratica”, che tolgono tempo alla lettura, ma partendo da un numero di lettori più alto in età giovanile si conserverebbero più lettori anche nell’età adulta. In questi anni comunque le famiglie e la scuola hanno fatto dei passi avanti in questo senso, aumentando l’indice di lettura dei giovani.

Ci può parlare delle novità della Fiera di Bologna di quest’anno, gli incontri di Bookfaces e il Bologna Prize?
Per questa cinquantesima edizione, noi di AIE abbiamo voluto dare il nostro contributo proponendo due iniziative che poi la Fiera ha fatto proprie. Con Bookfaces si è voluto fare il tentativo di scegliere alcuni autori stranieri, quest’anno sono stati cinque, da proporre in città durante il weekend. L’idea era quella di coinvolgere tutti i cittadini, di ogni età, in occasione della Fiera del libro per ragazzi, nella convinzione che questo tipo di libri e questi autori abbiano raggiunto un livello di maturità di scrittura tale da poter interessare e coinvolgere anche gli adulti. Il “crossover”, cioè la tendenza dei libri per ragazzi a essere letti anche da persone in fasce d’età più alte, è una tendenza sempre più visibile in questo settore del mercato.
La seconda iniziativa, il Bologna Prize, nasce dall’idea di premiare l’importante attività svolta dagli editori per ragazzi, scegliendone uno per continente – non uno al mondo altrimenti l’Occidente sarebbe stato favorito. Addirittura abbiamo deciso di dividere America del Sud e del Nord. In tutto i premiati saranno sei. Attraverso il riconoscimento ci proponiamo di valorizzare questa figura professionale e di aiutarla a crescere nel suo ruolo molteplice ruolo di imprenditore, educatore, intellettuale.  

27 marzo 2013

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