L'intervista

Antonio Manzini, “La tenerezza nasce dal vedere negli altri gioie e dolori uguali ai nostri”

Orfani bianchi è un romanzo diverso rispetto alle storie di Rocco Schiavone che l'hanno reso noto, ma altrettanto affascinante e sorprendente

MILANO – Non tutti hanno la fortuna di poter condividere la quotidianità con le persone che amano. Infinite sono le ragioni e le costrizioni per cui si può essere distanti. Prendiamo gli “orfani bianchi”, per esempio: sono bambini che vivono senza senza madre e senza padre, non perché i genitori siano morti ma perché sono stati costretti ad andar via. E costretta a partire è stata anche Mirta, la protagonista di “Orfani bianchi” (Chiarelettere) di Antonio Manzini, una giovane donna moldava giunta in Italia – a Roma nello specifico – in cerca di lavoro. A casa, in Moldavia, ha dovuto lasciare Ilie, suo figlio, seppur sperando che le cose vadano bene e possa venire in Italia anche lui. Nella capitale Mirta comincia a lavorare come badante, curando persone sole, vinte dall’esistenza e dal tempo passato. Un romanzo diverso rispetto alle storie di Rocco Schiavone che l’hanno reso noto, ma altrettanto affascinante e sorprendente. L’abbiamo intervistato. Ecco cosa ci ha raccontato.

Forse più degli altri suoi romanzi, “Orfani bianchi” sembra nascere da un’esigenza, dal bisogno di raccontare una storia. E’ così? Cosa l’ha colpita inizialmente di Mirta (o della persona che ha ispirato il personaggio)?

In realtà per me ogni libro risponde a un’esigenza forte di narrazione, ma comprendo che i libri seriali cosiddetti “polizieschi” si portano dietro da anni la nomea di essere libri dedicati alle classifiche più che alla scrittura. Di Mirta mi ha colpito il prezzo che deve pagare per venire ad aiutare un  famiglia italiana. E’ un prezzo molto alto, che lei paga fino all’ultimo centesimo.

Racconta una storia che tantissimi di noi hanno in qualche modo avuto sotto agli occhi. Molti però sembrano non farci caso. Secondo lei è per egoismo o limitatezza?

Ci sono credo più motivazioni. C’è distrazione, disattenzione insomma, o forse il dente debole, ovvero lasciare un nostro caro fuori dagli affetti familiari e lasciarlo ad una persona estranea, è quello di cui ci si cura di meno per paura o per vergogna.

Un romanzo che mostra un’umanità che pare aver scordato cosa sia la tenerezza. Come possiamo fare per riappropriarcene?

Ognuno di noi credo lo sappia. Se si considera l’altro come persona con gli stessi nostri diritti e con gioie e dolori simili se non identici a quelli che viviamo ogni giorno, è già un passo avanti. E lo dico laicamente, da ateo quale sono.

Mirta a un certo punto, in una mail al figlio Ilie, scrive, riferendosi agli italiani: “Hanno tutto ma sorridono poco e non gli viene da essere felici”. Mirta offre un punto di vista privilegiato, distante, dal quale guardare l’Italia e la salute del suo popolo. Quale immagine dà del nostro paese?

L’immagine di un paese che si lamenta, che protesta contro la classe dirigente che essa stessa ha più o meno espresso, un paese di persone pronte a rumoreggiare per i propri diritti ma che nel vivere civile e quotidiano continua a ignorare le basi più elementari dell’educazione civica. Non può essere felice un paese che non rispetta la cosa pubblica e i diritti degli altri. Non vorrei passare da barboso moralista, ma siamo noi italiani i primi a sputare addosso allo stato dimenticando che lo stato siamo noi.

Una domanda alla serie Tv su Rocco Schiavone è obbligatoria. Come la vede? Come sta vivendo la messa in onda? Sente la poetica dei romanzi rispettata?

Mi piace molto. C’è stato uno sforzo encomiabile per mantenere il personaggio il più possibile aderente a quello dei libri, c’è un ottimo interprete, una bellissima regia. Devo ringraziare Rai fiction e cross production per aver voluto bene a rocco schiavone e aver fatto di tutto per farlo vivere al meglio sullo schermo. La vivo con gioia, ho lavorato per tanti anni in televisione cinema e teatro e un po’ la macchina la conosco, e sono felice del successo ma so anche che fra più o meno una decina di giorni sarà acqua passata. Sorrido ma niente di più.

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