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Antonio Calabrò, ”Salviamo le biblioteche, luoghi di cultura e di aggregazione”

INCHIESTA BIBLIOTECHE - Salvarle, le biblioteche. E farne sempre più strumento non solo di diffusione della cultura, ma anche di aggregazione, di discussione, di costruzione di identità molteplice di un territorio. Con una scelta politica di lungo periodo, Per formare, proprio con la bellezza della lettura, cittadini più consapevoli, critici e, perché no? felici.

Salvarle, le biblioteche.  E farne sempre più strumento non solo di diffusione della cultura, ma anche di aggregazione, di discussione, di costruzione di identità molteplice di un territorio. Con una scelta politica di lungo periodo, Per formare, proprio con la bellezza della lettura, cittadini più consapevoli, critici e, perché no? felici. Finanziare dunque biblioteche e non eventi culturali clamorosi e sporadici. Finanziare non concerti ma conservatori, dove si impara a leggere, suonare e comporre la musica. Le buone politiche culturali pubbliche e private devono insomma saper avere lo sguardo lungo e ambizioso e generoso di chi costruisce il futuro.

Per anni, le biblioteche sono state marginali, nelle strategie di governo delle città. Luoghi residuali, poco frequentati, abitati nell’immaginario diffuso da vecchie signore e pensionati tristi e scarsamente amati dai giovani. Una retorica del declino. Da qualche tempo, però, per fortuna, amministratori locali sensibili alla qualità della vita urbana e della cultura (a Milano, per esempio) hanno detto di voler investire sulle biblioteche pubbliche, di metterle in rete nella metropoli, di farne luoghi centrali di una sorta di “polifonia culturale”: libri, lettori, mostre, incontri, discussioni, confronti, fatica dello studio e piacere del testo, analisi rigorosa e passione poetica.

 

Biblioteche, dunque, come posti da fare frequentare ai bambini e alle loro famiglie, da collegare con scuole e ambienti di lavoro, da rendere vivi ogni giorno, soprattutto nei fine settimana. Una strategia di lungo respiro. Come avviene in altre piccole e grandi nazioni civili d’Europa. Biblioteche, luogo della memoria dei libri già scritti. E del futuro, per diffondere l’attitudine a pensare ai libri da scrivere.

  

24 novembre 2012

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