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Antonio Calabrò, ”La cultura italiana avrebbe bisogno di meno eventi e più investimenti’

SPECIALE PREMI LETTERARI - Abbiamo chiesto ai critici cosa ne pensano dei vari premi letterari che si tengono ogni anno in Italia. Antonio Calabrò, notando come in Italia aumentino i premi e diminuiscano le vendite dei libri, si interroga sulla reale utilità delle varie manifestazioni letterarie. Qundi, avanza un suggerimento: la cultura italiana avrebbe bisogno di meno ''eventi'' e più investimenti di lungo periodo...

C’è un rapporto inversamente proporzionale tra i premi letterari e saggistici che, imperterriti, aumentano di numero di anno in anno e le vendite dei libri che invece, complessivamente, diminuiscono. Più premiati, insomma. E meno lettori. Un paradosso. Che vale la pena tenere presente. Non per proclamare l’inutilità dei premi. Ma per fare ragionare gli organizzatori sul loro senso e la loro effettiva ragion d’essere. I premi più famosi sono quel che sono: resteranno in vita, anche se sarebbe utile che le giurie ne tutelassero al massimo l’autonomia rispetto alle pressioni delle case editrici, ben sapendo che la responsabilità maggiore è di chi si piega alle pressioni stesse, non soltanto di chi le fa. Aggiungo che in tempi di tagli alla spesa pubblica, gli enti finanziatori dovrebbero meglio ponderare la spesa, valutandone effettivamente vantaggi e ragioni di fondo. Una valutazione da fare in generale, anche per i premi di minor rilievo. E per bloccare le velleità di organizzatori di premi nuovi.

A che serve un premio? A sostenere gli autori? A dare indicazioni preziose per lettori frastornati da una miriade di titoli in arrivo ogni giorno sui banconi di esauste librerie? A richiamare turisti in località di provincia più o meno amene, con l’attrazione del fascino dello scrittore di (presunto) successo? A soddisfare le manie di mondanità e di notorietà del notabilato politico, intellettuale o economico locale?

Non ho risposte nette. I premi servono un po’ a questo un po’ a quello. Avanzo solo un suggerimento: la cultura italiana, a mio parere, avrebbe bisogno di meno “eventi” (e un premio proprio questo è) e più investimenti di lungo periodo, di ambizioso respiro. Di minor mondanità e maggior lungimiranza. Se così fosse, sparirebbe qualche premio. E magari  i soldi pubblici risparmiati potrebbero essere più opportunamente destinati al sostegno delle “librerie indipendenti”. Come lettori, se ne sarebbe davvero soddisfatti.

Antonio Calabrò

6 luglio 2012

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