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L'intervista alla candidata al Premio Strega Antonella Cilento

Antonella Cilento, ”Il mio libro candidato allo Strega parla alle donne che subiscono la violenza in silenzio”

''Lisario parla alle donne che ancor oggi scelgono il silenzio di fronte alla violenza, si diminuiscono nelle proprie forze, si svalutano, si lasciano usare'', così Antonella Cilento parla del suo romanzo entrato nella dozzina del Premio Strega...

L’autrice ci parla di “Lisario o il piacere infinito delle donne”, il romanzo per cui è stata selezionato nella dozzina del Premio Strega

MILANO – ”Lisario parla alle donne che ancor oggi scelgono il silenzio di fronte alla violenza, si diminuiscono nelle proprie forze, si svalutano,  si lasciano usare”, così Antonella Cilento parla del suo romanzo entrato nella dozzina del Premio Strega, ”Lisario o il piacere infinito delle donne” (Mondadori). La protagonista, Lisario Morales, è muta fin da bambina a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, dorme: e da mesi, ormai, è immersa in un sonno profondissimo, dal quale nessuno riesce a destarla. Fino all’arrivo di Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione nelle colonie. Avicente riuscirà a richiamarla alla vita risvegliandone i sensi nel modo più ardito e conturbante. La storia di Lisario è quella di una donna che, anche quando viene umiliata, sa prendersi una grande rivincita, non accettando il silenzio e rivolgendosi alla scrittura. La sua storia si intreccia a quella di un’intera città, la Napoli del Seicento, che si ribella ai potenti.

La critica l’ha già ampiamente premiata per la sua ‘’Lisario”. Ora però c’è un giudizio più importante: il Premio Strega. Come ci si sente ad essere tra i dodici candidati?
Per ogni libro il giudizio più importante è quello dei lettori, specie dei lettori forti, e diciamo che il premio l’ho ricevuto già, al momento, da lettori esteri, spagnoli e tedeschi veramente competenti e di questo, più di ogni altra cosa, sono contenta. Sono lieta che il mio editore abbia scelto e creduto in “Lisario” per partecipare allo Strega, segno di autentica fiducia nella scrittura del romanzo. Dopo una decina e più di libri editi in questi ultimi quindici anni, tanto lavoro e venti anni di insegnamento di scrittura, fa piacere trovare chi veramente punta sul tuo lavoro.  Vuol dire che hai lavorato bene.

Mancano oramai poche settimane alle prime votazioni. Qual è il risultato che si aspetta?
In verità, non so proprio cosa aspettarmi, guardo agli eventi giorno per giorno. Registro che nei dodici finalisti siamo solo due donne e questo, ovviamente, mi fa pensare. Partecipo all’avventura senza grandi attese, vedremo insieme cosa accadrà, anche perché i sistemi del Premio, così tanto discussi, sono nel frattempo cambiati, quindi nessuno può dire esattamente cosa accadrà o fare previsioni.  

Lisario è stata definita la Bella Addormentata del Seicento. E’ muta, ribelle e a tratti ironica. Si può dire che la protagonista del suo romanzo abbia combattuto una battaglia per la rivincita delle donne. Quanto c’è di storico e quanto di moderno nel suo libro?
Storica è, certo, l’ambientazione, Napoli nel suo pieno sfolgorio seicentesco, alcuni personaggi secondari o minori rintracciabili nelle pagine della Storia con la maiuscola, pittori, banchieri, politicanti, ma il resto è naturale invenzione, dunque l’idea è di parlare dell’oggi attraverso il filtro del tempo trascorso, che, per altro, a Napoli non trascorre mai…  Lisario è una bella addormentata per sua volontà: non cade in un tranello, non si punge con alcun fuso, alla maledizione che incombe sulle donne, serve e mute per secoli, risponde con il proprio corpo, che comanda e offre, a seconda delle circostanze, e con la sua infinita ironia, che non prende mai sul serio né gli uomini né il potere. E facendosi sberleffi di tutti, anche quando viene umiliata, usata, violentata, finisce con lo strappare una vittoria segreta e inarrestabile: quella della scrittura, quella dell’eredità lasciata a sua figlia. In questo Lisario è modernissima: parla alle donne che ancor oggi scelgono il silenzio di fronte alla violenza, si diminuiscono nelle proprie forze, si svalutano,  si lasciano usare, commercializzare, esporre.

Parlare del ‘godimento femminile’, oggi, rappresenta ancora un forte tabù. Specialmente in letteratura. Perché ha voluto trattare questo specifico argomento?
Il tabù più resistente del nostro tempo è il corpo: mentre la società impone ritmi, ginnastiche, taglie, forme, immagini, il contatto profondo con chi siamo e con il nostro piacere  sfuma in conversazioni televisive, in modalità esteriori. E’ paradossale che del piacere femminile si parli così poco: ogni immagine del femminile è tradotta ancora attraverso il mondo e la mentalità maschili. Una curiosità voyeuristica che implica una negazione. Le donne si prendono il loro tempo e Lisario è la loro antesignana…  

I riferimenti storici nel libro sono molti accurati. Anche il linguaggio scelto è molto “barocco”. Una ricerca che sicuramente l’ha impegnata molto. Quanto ci è voluto per (ri)costruire la storia di Lisario?
Lavoro intorno a un mio personale linguaggio da tanti anni e questo non è il mio primo romanzo ambientato nel Seicento, così come la ricerca storica, per niente polverosa, ma viva  nel tessuto urbano e umano della mia città, sono parte integrante del mio modo di essere: Lisario è stata scritta in tre anni, un tempo medio rispetto ai miei lavori, il più lungo era durato dieci. Trovo che l’accuratezza  non pedante, la verità del risultato siano una delle mie personali forme di felicità. In questo, la fatica, che per la verità mi sono scelta dunque non è tale, scompare del tutto.

Lisario, come la Bella Addormentata, vive un storia d’amore che è più fisica che sentimentale. Ma per chi aspetta il ‘e vissero felici e contenti’? Ci sarà un ‘dopo’?
Non credo che la storia d’amore fra Lisario e Jacques sia più fisica che sentimentale anche perché, da donna, non percepisco separate queste parti, anzi. C’è molto sentimento fra i personaggi senza le illusioni del sentimentalismo, uno dei paraventi della violenza in cui viviamo: chi leggerà il libro scoprirà che ci sono numerosi dopo, parecchie sorprese,  e che c’è un vissero felici e contenti, ma, come nella vita, questo tempo ha una scadenza, non è eterno.

19 maggio 2014

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