Anselmo Roveda, ”Digitalizzazione e ritorno del romanzo di formazione sono le grandi novità della narrativa per ragazzi”

''Un appuntamento internazionale fondamentale che offre la possibilità di riflettere sulle potenzialità e i cambiamenti che il digitale comporterà nel settore dell'editoria'' così Anselmo Roveda, giornalista e scrittore, ci spiega l'importanza della Bologna Children's Book Fair...
Lo scrittore commenta l’importanza internazionale della Fiera del libro per ragazzi di Bologna, momento di incontro e riflessione sulle tendenze dell’editoria per ragazzi e sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie

MILANO – “Un appuntamento internazionale fondamentale che offre la possibilità di riflettere sulle potenzialità e i cambiamenti che il digitale comporterà nel settore dell’editoria” così Anselmo Roveda, giornalista e scrittore, ci spiega l’importanza della Bologna Children’s Book Fair in corso di svolgimento fino a giovedì 28 marzo. Roveda ha lavorato come educatore, coordinatore educativo e amministratore nei servizi sociali di prevenzione del disagio minorile. Oltre ad occuparsi di letteratura, giornalismo (è coordinatore redazionale del mensile Andersen e collabora con altri periodici) e comunicazione, si interessa di tradizioni popolari, immaginario e lingue minoritarie. Ha scritto poesie, lavorato per la radio e pubblicato numerosi libri per gli adulti e per ragazzi.

Qual è la rilevanza della Fiera del libro per ragazzi di Bologna a livello internazionale?
Si tratta dell’appuntamento più importante nel settore dell’editoria per ragazzi. Rispetto alle altre fiere di varia, la Bologna Children’s Book Fair si dedica elusivamente all’editoria per bambini e ragazzi dal 1964; quest’edizione festeggia infatti il 50simo anniversario. È un’occasione italiana ma non solo, poiché rappresenta l’appuntamento più atteso e frequentato da moltissimi editori internazionali. Vi si incontrano le produzioni di tutto il mondo, dagli emergenti africani ai colossi del mondo anglossassone, passando per tutte quelle realtà interessanti della piccola e media editoria che da ogni angolo del pianeta portano progetti innovativi, quelli incentrati prevalentemente sulle illustrazioni, per la prima infanzia, ma anche molta narrativa per ragazzi. Non è solo un appuntamento per la compravendita dei diritti di libri per bambini, ma un luogo dove si tratta letteratura, che va dalle proposte 0-3 anni fino all’editoria per giovani-adulti, la fascia dai 17 ai 21 anni. Proprio da questo settore spesso emergono libri che diventano veri fenomeni editoriali e interessano lettori di qualsiasi età. Anche in questo momento di contrazione complessiva e preoccupazione per la crisi che tange ogni settore economico, questa manifestazione è un’occasione di festa e insieme di riflessione e analisi.

Come giudica il panorama attuale della narrativa per ragazzi, di cui lei e i suoi colleghi avete discusso nell’incontro di lunedì mattina?
Abbiamo rilevato che è stato un anno di continuità e cambiamento insieme: le tendenze segnano uno slittamento dell’interesse dal fantastico e dalla fantascienza, con i cosiddetti romanzi distopici, al romanzo di formazione, il cui ritorno rappresenta la grande novità di quest’anno. Molti i  romanzi che cercano di raccontare il mondo delle emozioni dei ragazzi, anche di fronte a situazioni complesse e dolorose della vita, che rappresentano momenti di crescita e maturazione. Pur continuando il genere fantasy ad avere successo, tanti autori si stanno orientando a raccontare la realtà attuale, e questo accade sia su scala internazionale che italiana. Al di là delle mode, sempre di più nella letteratura per ragazzi ci sono autori in grado di raccontare storie che appassionano non solo i giovani lettori ma anche gli adulti. Un altro elemento da evidenziare è, in questa fase, la preoccupazione riguardo alle nuove tecnologie e la riflessione sulle opportunità da queste aperte: l’ebook, le apps, i linguaggi del digitale. Su tutto questo si sta interrogando la filiera del libro, e gli editori stanno cercando di riposizionarsi, anche se è molto difficile capire cosa accadrà e tante sono le variabili in campo. Personalmente ritengo che non paghi e non abbia senso contrapporre i due libri, cartaceo e elettronico: le narrazioni troveranno spazio su entrambi i supporti.

Dall’ultimo rapporto sull’editoria per ragazzi 2013 è emerso che i bambini e i ragazzi leggono meno degli anni scorsi, ma sempre di più degli adulti. Come interpretare secondo lei questo dato? Dobbiamo pensare che con l’avanzare dell’età si perda l’abitudine a leggere o che si stiano formando oggi i lettori forti di domani?
Penso che le statistiche siano solo una base per costruire un’analisi e che richiedano uno sforzo interpretativo notevole. Entrambe le ipotesi contenute nella domanda sono vere: da un lato è vero che i pre-adolescenti leggono più degli adulti, e questo va interpretato come un segnale parzialmente positivo, ma dall’altro sappiamo anche che a 20-25 anni c’è una sorta di fisiologica contrazione nelle abitudini di lettura. Le statistiche inoltre fotografano una realtà nella quale la lettura, oltre a essere promossa, è anche imposta. Ma i lettori si conquistano quando si riesce a far vivere loro la lettura come un piacere.

27 marzo 2013

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