Andrea Noto, ”Il forte impatto emotivo per la collettività è superabile”

TESTIMONIANZE DI CALAMITA' - Da Messina a L'Aquila, dalla Liguria fino allo Sri Lanka, abbiamo raccolto le principali reazioni emozionali delle popolazioni vittime di disastri ambientali come terremoti e Tzunami. Reazioni emotive vissute oggi dai 13 mila sfollati dell'Emilia Romagna, vittime in questi giorni della serie di terremoti che hanno distrutto e danneggiato le proprie case e le rispettive città...

MILANO – Superare il forte impatto emotivo, dovuto ad una calamità naturale, è superabile in diversi modi. Lo scrittore e redattore dell’ Osservatorio sui Rischi e Eventi Naturali e Tecnologici Andrea Noto ha parlato del dramma del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908, uno degli eventi a più elevato impatto antropico della storia sismica italiana e mondiale, all’interno del libro “Messina 1908. I disastri e la percezione del terrore nell’evento terremoto” e il saggio “I terremoti nella storia: Messina 1908, in Ambiente, rischio sismico e prevenzione nella Storia d’Italia”.

Al di là del conteggio delle vittime, dei danni materiali e degli aspetti più propriamente scientifici e urbanistici connessi al disastro, l’autore ritiene  opportuno non trascurare l’impatto emotivo determinato dai sismi a livello della collettività. “I superstiti, resi “orfani dentro” dalla cessazione dei riferimenti interiori più solidi, vivono un forte impatto emotivo a causa della cancellazione dell’ambiente fisico di riferimento e da improbe condizioni di sopravvivenza”.

Secondo l’autore i messinesi hanno potuto avviarsi verso una lenta e tortuosa rinascita solo ricorrendo a determinate, quanto diversificate, strategie di elaborazione del lutto e di conferimento di senso all’accaduto, come la partecipazione a processioni e momenti rituali aggreganti quali messe, battesimi, matrimoni, commemorazioni e feste religiose o il forzato proposito di ricominciare lontano dai luoghi natii conservandone, però, intatto il ricordo da trasmettere alle generazioni future.

 

31 maggio 2012

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