LIBRI - Cosa significa essere Maestri

Andrea Camilleri, ”La scuola prepara il tessuto sociale di una cultura e di un intero Paese in divenire”

Quest’anno Libri come, la manifestazione dedicata ai libri e alla lettura, al suo sesto appuntamento presso l’Auditorium di Roma ha come tema centrale’ La scuola’ e i suoi maestri. Puntuale come sempre a questa manifestazione che è da considerarsi a tutti gli effetti la ‘festa’ del libro interviene anche Andrea Camilleri...

Il celebre autore, protagonista a ‘Libri Come’, spiega al pubblico cosa significa essere Maestri. Ecco cosa ne pensa della riforma scolastica in atto in Italia

 

ROMA – Quest’anno Libri come, la manifestazione dedicata ai libri e alla lettura, al suo sesto appuntamento presso l’Auditorium di Roma ha come tema centrale’ La scuola’ e i suoi maestri. Puntuale come sempre a questa manifestazione che è da considerarsi a tutti gli effetti  la ‘festa’ del libro interviene anche Andrea Camilleri che parla con la forza indiscutibile e la brillantezza dei suoi splendidi novanta anni dei suoi maestri e della sua esperienza scolastica. Dei suoi maestri, e professori  ricorda perfettamente il nome e le loro prerogative di insegnanti che hanno lasciato una traccia indelebile nella sua formazione non solo giovanile ma umana.

 

LA SCUOLA AI TEMPI DI CAMILLERI – E come si faceva ad essere anti-fascisti in una scuola fascista ai suoi tempi, gli anni  di un  Camilleri studente al ginnasio e al Liceo Empedocle di Agrigento? La sua era una scuola fascista, in un Paese,  come l’Italia,  in cui veniva meno il diritto alla Libertà e dove qualcuno oltretutto decideva quale colore dovesse essere la propria camicia ed in quale giorno indossarla proprio di quel colore. Andrea Camilleri dice bisognava ‘captare’ I segnali dei propri insegnanti, del loro modo di fare lezione, dei loro comportamenti e del fatto di concedere quel momento di fine lezione alla conversazione e di chiamarlo magari “domande libere” o di ammettere, semplicemente, con i propri studenti che si volesse indossare le camicie del colore preferito piuttosto che obbedire ad un colore imposto da un sistema. E i suoi insegnanti del liceo  gli insegnarono quanto fosse vile e disumano approfittarsi della ingenuità e della  purezza degli altri, di chi ignora le vere intenzioni di chi è al potere e si approfitta appunto della genuinità di chi non sa, di chi ignora.

 

COS’E’ LA SCUOLA – Che cos’è la scuola? Qual è la sua funzione? La scuola ricorda Camilleri prepara il tessuto sociale di una cultura e di un intero Paese in divenire, cioè prepara il ‘domani’ che i giovani attueranno. Ecco perché quando sente parlare di Riforma scolastica, il maestro Camilleri, si interroga e si allarma. Progettare una riforma della scuola vuol dire disconoscere e rimodellare un’idea di scuola, azzerandone le idee precedenti ed in questo caso bisognerebbe riflettere davvero sulla finalità della riforma stessa e su quali siano le basi formative e contenutistiche che caratterizzano la formazione degli stessi legislatori che la propongono. E’ un forte richiamo all’attenzione quello che Andrea Camilleri lancia non solo sugli atti che riguardano la riforma della scuola e dell’istruzione, ma anche sulle parole e sulla pericolosa concessione del potere  ai singoli come intende fare la riforma.

 

NON RIFORMA, MA AGGIUSTAMENTI – Riforma fu quella delle scuole a seguito dell’Unità d’Italia, quando il ministro della Pubblica Istruzione di allora  ordinò l’apertura delle scuole medie superiori, nonostante servisse una scuola di base per combattere l’analfabetismo. In quel momento la scuola doveva essere finalizzata alla formazione delle classi dirigenti. Oggi, a suo dire, si dovrebbe parlare di ‘aggiustamenti’ in fatto di scuola, e non di cambiamenti travestiti da ‘riforme’. E Camilleri aggiunge che di riforma autentica si tratterebbe se venisse attuato un curricolo formativo che volesse privilegiare l’insegnamento scientifico a scapito di quello prettamente umanistico come quello che la nostra scuola  ha di fatto agevolato con la Riforma Gentile del 1923. E la sua spiccata ironia sottolinea la soddisfazione per la riammissione della storia dell’arte nella nostra scuola  che aveva subito una cesura assurda dai programmi scolastici negli ultimi anni. E sottolinea quasi sarcastico: ‘Voler ridurre la storia dell’arte in Italia!’ 

 

L’ALLIEVO DEVE SUPERARE IL MAESTRO – Poi Camilleri con la sua verve di grande affabulatore, intramezzando i suoi ricordi con una  ironia assolutamente giovane e fresca parla del suo maestro all’Accademia di arte drammatica di Roma Orazio Costa. Il racconto di un’esperienza assolutamente ricco di connotazioni . Due argute intelligenze a confronto, l’una di fronte all’altra: quella di un autentico maestro e quella di un giovane allievo con idee completamente divergenti ma non per questo meno brillanti e formidabili. Camilleri dice che se  un allievo dovesse prendere il suo posto vorrebbe uno che portasse avanti idee completamente nuove, diverse dalle sue, idee capaci di andare oltre quelle nate dalla radice comune delle riflessioni e meditazioni del maestro. In altre parole l’allievo deve superare il maestro, andare avanti per riformulare altre innovative riflessioni.

 

IL MAESTRO DI CAMILLERI – Il suo maestro, al quale non è mai riuscito a  ‘dargli del tu’ gli insegnò, dopo averlo appreso regolarmente a scuola, a leggere e a scrivere per il teatro e non solo. Orazio Costa gli insegnò che non condividere le idee altrui non vuol dire che quelle idee siano sbagliate o meno intelligenti delle proprie. Altro grande maestro fu suo padre al quale domandò quale libri potessero essere letti e suo padre rispose che tutti i libri potevano essere letti senza censura. Oggi forse sono proprio i maestri dello spessore di Andrea Camilleri a mancare per i giovani, quei maestri dotati di capacità affabulatrici che lanciano quei chiari e forti segnali alle intelligenze altrui, che sono attenti alle idee divergenti e che colgono la capacità immaginifica dell’altro per poter riflettere in modo completo ed arguto sulle idee e creare un circolo virtuoso di riflessioni e approfondimenti.

 

BISOGNO DI IDEE – A questo punto ci si chiede perché un maestro dello spessore di Andrea Camilleri non sia stato un senatore a vita in Italia, specie negli ultimi anni di grave deriva ed abbandono, pensando che ci vorrebbero uomini come Camilleri almeno uno per ogni quartiere, per ogni piazza, per ogni scuola del nostro Paese. Se un uomo di novant’anni come Camilleri è in grado di conservare tutta la sua giovane lucidità e fluidità ideativa merita di essere ascoltato per ore, in tutte le situazioni dove vi è la necessità di un maestro perché quale scuola ci potrebbe essere senza maestri, che vita sarebbe la nostra vita senza i libri, le parole, le idee di un vero maestro come Camilleri.

 

Marianna Scibetta

 

16 marzo 2015

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