“Andarsene”, finalmente una storia d’amore adulta

30 Dicembre 2025

In “Andarsene” Roxana Robinson racconta un ritorno di fiamma a sessant’anni: desiderio, famiglia, scelta e conseguenze.

"Andarsene", una storia d'amore adulta

Andarsene” (“Leaving” in lingua originale) di Roxana Robinson, è uno dei libri più attesi di gennaio 2026. Edito in Italia per Fazi Editore, è uno di quei romanzi che tratta l’amore in modo vivo e reale — e, se vogliamo, anche “imperfetto” nelle sue conseguenze. Un amore che riappare e chiede spazio, con una forza che assomiglia a una libertà improvvisa e, insieme, a una responsabilità feroce.

Il passato che ritorna, la vita che presenta il conto

Roxana Robinson imposta la storia con un ordine che sembra stabile e, tuttavia, s’incrina appena ci si avvicina.

I protagonisti, Sarah e Warren, si sono amati al college e poi si sono persi. Decenni dopo si incontrano a teatro, a New York: la passione riparte con la fisicità di ciò che torna vivo, non con la gentilezza di un ricordo. Da quel momento ogni scelta diventa concreta, perché attorno a loro esistono già figli, ex coniugi, una moglie, una figlia, una vita costruita che pesa come una struttura portante.

Quando la vita ricomincia a scorrere

Il primo merito del romanzo sta nel modo in cui racconta il “ritorno”: un risveglio tardo e potente di quella passione che aveva scosso l’adolescenza di Sarah e Warren. All’improvviso la realtà riprende definizione, i colori si alzano, il corpo torna un luogo abitabile. Proprio questa nitidezza crea un problema, perché impone domande rimaste sotto traccia.

Sarah arriva da un divorzio e da una vita organizzata intorno al lavoro e ai figli; Warren vive a Boston, dentro un matrimonio e dentro un sistema familiare che ha ritmi, regole, responsabilità. L’amore tra loro entra in questo paesaggio come un elemento nuovo, che crea attrito, chiede decisioni, altera la quiete apparente. In altre parole, obbliga i personaggi a scegliere chi diventare nel presente.

Il punto più delicato: i figli, testimoni e bersagli

Nella narrativa sentimentale i figli spesso restano ai margini, come un “tema” laterale: non vengono trattati, al massimo solo citati, perché l’importante è far confluire l’interesse dei protagonisti verso l’obbiettivo principale — alias, la storia d’amore prefissata. In “Andarsene” invece sono presenza morale, anche quando non stanno in scena. Perché un amore adulto non attraversa soltanto due persone, ma una famiglia intera, una rete di fedeltà quotidiane, e modifica il clima di un’intera casa; e i figli, in tutto questo, non sono da meno, anzi, funzionano da termometro emotivo.

Robinson sembra interessata proprio a quel tipo di dolore poco teatrale che nasce dai cambiamenti pratici. Un padre che diventa distratto, una madre che cambia tono, un’assenza che si infiltra negli orari e si fa sospetto. La realtà che ci circonda e che fa del romanzo uno specchio sul mondo.

A un certo punto la domanda “che cosa vuoi?” scivola nella domanda “che cosa stai facendo a chi ti sta intorno?”.

Desiderio e dovere

Sarah e Warren non sono eroi romantici, ma persone “normali”, con ruoli e identità costruite dalle quali fuggire. Leggendo non ci si chiede se torneranno insieme (è una domanda secondaria), ma quale ruolo assumeranno una volta scelta la felicità, perché il loro desiderio rompe un equilibrio che ha retto per anni anche grazie a rinunce silenziose e compromessi.

Qui “Andarsene” racconta anche una cosa molto contemporanea: i contratti invisibili che firmiamo senza accorgercene. “Io sarò questa persona per te”, “manterrò questa forma di vita”, “resterò dentro il perimetro”. Quando Sarah e Warren si rivedono, quel perimetro viene valicato.

Il corpo e il tempo

C’è anche un coraggio specifico, nel romanzo, che vale la pena nominare: Robinson scrive desiderio e sessualità in età matura senza trasformarli in eccezione, senza farne una “questione” da trattare con prudenza. Il corpo non è più nostalgia del corpo giovane, e non è nemmeno una parentesi: è il luogo in cui la vita si misura. Ci sono stanchezze, attenzioni nuove, fragilità, e insieme un’intensità che arriva proprio perché il tempo è diventato finito, misurabile, concreto.

È un aspetto che cambia anche il modo in cui leggiamo la passione: non ha l’alibi dell’età, non ha l’alibi dell’inesperienza. Ha responsabilità piena. E proprio per questo risulta più spigolosa, più vera: quando si desidera a sessant’anni, si desidera sapendo che ogni decisione sposta una geometria già tracciata.

New York e Boston

Nel romanzo le città funzionano come strumenti psicologici. New York, con il teatro e l’incontro casuale, dà l’illusione di una vita che riparte. Boston, con la casa e la famiglia, chiede coerenza: la realtà che vuole prove, conseguenze, spiegazioni.

Robinson usa gli spostamenti come piccoli cambi di stato: euforia, colpa, pianificazione, paura, ritorno alla normalità. Ogni viaggio dice qualcosa di preciso: la passione vive di spazi rubati, la responsabilità vive di spazi condivisi; e, quando queste due dimensioni entrano in conflitto, nessuna delle due resta innocente.

Critica estera

Attorno ad “Andarsene” si è formata una piccola costellazione di letture critiche e blurbs importanti. Nelle presentazioni anglofone ricorrono parole come “coinvolgente”, “perturbante”, “lucido”, con una curiosa convergenza: il libro piace proprio perché non è il solito romanzo d’amore.

Su Goodreads, per esempio, ha spopolato come un romanzo che sa vedere i vincoli e i sotterfugi della vita adulta, e quello che facciamo per conviverci; un’indagine crudele sulla lealtà e sulla passione, un libro attento al costo delle scelte e alle conseguenze che dobbiamo imparare ad abitare.

Anche le sintesi di rassegna critica (come Bookmarks) insistono su un elemento: la potenza del finale e l’impatto emotivo, più che la “trama” in sé. Segnale interessante, perché sposta il discorso dalla domanda “cosa succede?” alla domanda “cosa resta?”.

Questa ricezione dice qualcosa di importante: Andarsene si colloca dentro la grande tradizione del romanzo sentimentale per poi sabotarla dall’interno: il sentimento c’è, la passione c’è, il battito c’è, ma non diventa un alibi. Diventa una prova.

La felicità come atto che sposta il mondo

Robinson suggerisce una verità adulta, poco fotogenica e molto reale: la felicità non vive in una bolla privata — e quando arriva cambia il mondo di qualcuno.

Riflettendo, quanto siamo disposti a pagare per sentirci vivi? E, soprattutto, chi pagherà con noi?

“Andarsene” mostra come ciascuno costruisca una narrazione per rendere sopportabile una scelta, come l’amore diventi forza e come da quella forza nascano rapporti, identità ed equilibri.

© Riproduzione Riservata