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Alfieri Lorenzon di AIE, ”Nessun caro libri: i prezzi delle novità degli ultimi 5 anni sono diminuiti”

INCHIESTA CARO-LIBRI - Parlare di caro libri è sbagliato. La verità è che negli ultimi 5 anni i prezzi medi delle nuove edizioni dei libri sono diminuiti, e di un bel po’. Nessuno sa che i prezzi di copertina dei libri che vengono adottati sono dichiarati a inizio anno, e tali devono rimanere per tutto l’arco dell’anno, da gennaio a dicembre...

Parlare di caro libri è sbagliato. La verità è che negli ultimi 5 anni i prezzi medi delle nuove edizioni dei libri sono diminuiti, e di un bel po’. Nessuno sa che i prezzi di copertina  dei libri che vengono adottati sono dichiarati a inizio anno, e tali devono rimanere per tutto l’arco dell’anno, da gennaio a dicembre. All’interno di questo mondo ci sono, certamente, alcuni rari casi di libri ai quali viene cambiata solo la copertina, ma esiste un codice deontologico di autoregolamentazione dell’AIE che viene sostanzialmente rispettato.

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui cosa comprare non lo decide la persona che produce o che paga, ma la classe insegnante, la quale giustamente, all’interno di una offerta ampissima da parte degli editori e cercando di rispettare i tetti di spesa che vengono esposti per normativa ministeriale per ogni singola classe, sceglie i libri che meglio si adattano al proprio programma didattico.

La verità è che da una parte esiste una legge che afferma come i libri non possano cambiare edizione per sei anni, dall’altra ti dicono invece che devi fare libri che comprendano anche un’edizione digitale, la quale, per sua natura, è modificabile quasi in maniera istantanea. Il problema sta nell’adeguare questo nuovo tipo di formazione del prodotto culturale a quello che sarà la scuola del futuro. Come dice il Ministro Carrozza, siamo lontani anni luce dal fare in modo che, sia famiglie che scuole, abbiano tutti la possibilità di accedere ad un mondo digitale uguale per tutti.

Noi come editori siamo pronti al passaggio al digitale, con la produzione editoriale tutta già mista, ovvero sia cartacea che digitale, ed un 20-30% esclusivamente digitale. Abbiamo già fatto diversi investimenti a riguardo. Il vero problema è come preparare il Paese intero a questo cambiamento strutturale ed epocale. Ciò comporta una didattica diversa, una produzione e fruizione dei contenuti differente.

L’istruzione è importante: significa costruire e formare la futura classe dirigente del Paese, e occorre avere un sistema garantito. In questo, il ruolo degli editori è fondamentale, sta poi alla soggettività del professore scegliere il testo che ritiene più opportuno.  Sicuramente, ci sono dei casi in cui i tetti di spesa non vengono rispettati, ma queste sono una minima parte, meno del 10%.

Gli editori cercano, comunque, di venire incontro alle difficoltà delle famiglie, dando una strutturazione diversa ai prodotti editoriali, seguendo anche le indicazioni ministeriali, che prevedono un po’ meno carta e più prodotto digitale, con costi e contenuti diversi, cercando di far quadrare i conti di tutti, sia i propri che quelli delle famiglie. Posso garantire che gli editori sono soggetti propositivi, attenti alla gestione di questo futuro. Per fare questo, c’è bisogno di tener conto delle esigenze delle famiglie, avere la garanzia che i libri vengano acquistati e non fotocopiati. Per questo, occorre adottare dei prezzi ragionevoli, che magari è possibile anche spalmare nel corso dell’anno. Inoltre, le famiglie possono sempre decidere di tagliare i costi del corredo scolastico o in altri settori. In questo Paese, comprare uno smartphone da 400 euro è normale, mentre spendere per un’intera dotazione di un anno di Liceo 280 euro è troppo.

Per dare una formazione alta ai nostri ragazzi, occorre garantire una qualità alta, affinché essi si costruiscano il proprio futuro. Per quanto riguarda il digitale, non si può confondere lo strumento con il fine. Dobbiamo definire una modalità diversa di fruizione della conoscenza, attraverso gli strumenti informatici. Dobbiamo far sì che il digitale, il che implica raffinatezza, velocità e approfondimento ed economia diversa delle informazioni, diventi parte integrante della modalità di apprendimento e della didattica del nostro Paese. Non è un processo immediato, ma lungo, difficile, articolato, in cui qualcuno sarà più veloce e sensibile, ma lo sforzo deve essere comune.

29 agosto 2013

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