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Alessandro Franceschini , ”La società di oggi ha perso il significato della parola amore”

Tratteggiare una panoramica sull'amore umano e sulle relazioni affettive di oggi, cercando di riabilitare un concetto di amore in grado di poter oltrepassare la crisi che caratterizza la vita interpersonale degli uomini e delle donne di oggi...

L’autore di “Oltre la crisi della relazione affettiva” parla del suo libro, nel quale analizza l’odierna crisi delle relazioni interpersonali

MILANO – Tratteggiare una panoramica sull’amore umano e sulle relazioni affettive di oggi, cercando di riabilitare un concetto di amore in grado di poter oltrepassare la crisi che caratterizza la vita interpersonale degli uomini e delle donne di oggi. E’ questo il lavoro alla base del libro "Oltre la crisi della relazione affettiva", il libro di Alessandro Franceschini,  docente di Filosofia Sistematica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” di L’Aquila. L’autore parla del suo libro, nel quale analizza l’odierna crisi delle relazioni interpersonali.

Come si caratterizza e si manifesta la crisi delle relazioni interpersonali oggi, da lei affrontata nel suo libro?
Riferendomi in particolare alle relazioni di tipo affettivo che caratterizzano la vita di coppia, la crisi a mio avviso si riscontra principalmente in relazione ad una sorta di incapacità da parte dell’uomo contemporaneo di parlare in modo adeguato dell’amore e del fenomeno erotico che sta alla sua base. E’ significativo, ad esempio in questo senso, quanto dice il filosofo francese Jean-Luc Marion che parla di silenzio dell’amore, di un amore svuotato di senso perché termine troppo abusato. Perciò è come se non avessimo più a nostra disposizione le parole per dirlo, né i concetti per pensarlo, e di conseguenza soprattutto le capacità e le forze per viverlo e celebrarlo in pienezza. Eppure è parte integrante del nostro vissuto!

Che significato ha oggi secondo lei la parola “amore”?
Amore sembra la parola più prostituita, tanto che nel gergo comune l’amore si “fa”, come si possono fare tante cose. Ormai l’amore e il fenomeno erotico sono anch’essi intesi nell’ottica imperante della tecnica e del consumismo e vissuti in modo molto superficiale. Così quando nel migliore dei casi dichiariamo “Ti amo!” rischiamo di pronunciare un nonsenso perché non ne abbiamo il vero concetto e in ultima istanza non diciamo nulla. Si rileva dunque nel mondo degli affetti un impoverimento di significato ed una deriva verso un carattere sempre più soggettivo in senso emozionalistico. Il tutto ovviamente sulla base di una fondazione antropologica che cerchi di cogliere il significato dell’uomo nel modo più autentico e profondo possibile, nel tentativo di restituire la realtà dell’amore in tutta la sua bellezza e verità.

In “Oltre la crisi della relazione affettiva” lei propone un tentativo di riforma dell’amore che possa aiutarci a superare questa crisi. Di che cosa si tratta? Qual è in sintesi lo spirito di questa riforma e cosa si può fare nel concreto per cambiare la situazione attuale?
Ogni indagine sull’amore, soprattutto se svolta in una prospettiva etica, ritengo debba necessariamente confrontarsi con l’ambivalenza e l’eccesso dell’amore erotico che sta alla base di ogni nostra emozione. A mio avviso un primo passo da compiere per oltrepassare la crisi è quello di reintegrare nella sua bontà l’amore passionale nella considerazione del fenomeno amoroso più in generale. Nel libro si cerca di analizzare alcuni tra i tentativi di riforma dell’amore più significativi nella storia del Pensiero occidentale. Perché in fondo la tradizione filosofica occidentale di matrice greca è affetta da quello che Emmanuel Levinas definirebbe “l’imperialismo del Medesimo”. Ma possiamo intuire che l’amore autentico nulla ha a che fare con questa logica, e dunque è necessario rompere con la totalità e con il pensiero dell’identico, se vogliamo provare a riabilitare il concetto e la realtà dell’amore. Pertanto sarà possibile modificare la situazione attuale solo nella misura in cui ci sarà un cambio di logica nel nostro modo di pensare e di conseguenza di comportarci. Questi, in estrema sintesi, sono gli aspetti di quella che potremmo definire, in altri termini, una “logica del dono” che sia in grado di fondare una possibile ipotesi di uscita dalla crisi.

Lei prende in considerazione alcuni dei contributi filosofici e sociologici elaborati di recente in materia di relazioni affettive. In quali si rispecchia maggiormente? Quali hanno più contribuito a delineare la sua risposta alla crisi attuale?
Per fare il punto della situazione sulla crisi della relazione affettiva, nel mio lavoro, sono stati presi in esame alcuni tra i contributi più interessanti ed autorevoli nel panorama sociologico attuale, e tramite essi l’amore di coppia è stato declinato con la metafora della malattia caratterizzata da alcuni “germi patogeni” che affettano l’amore nel nostro tempo. Nello specifico, alla luce degli studi effettuati da Denis de Rougemont emerge come l’amore è sempre stato inteso su base negativa e legato ad un concetto di passione sentimentale contrapposto alla ragione. Lungo il tempo poi abbiamo assistito ad un processo di individualizzazione esasperata del soggetto umano, che secondo i sociologi Ulrich Beck ed Elisabeth Beck-Gernsheim, ha comportato una confusione tra le esigenze dell’amore e quelle del mercato, mandando in crisi la famiglia. La logica della gratuità e del dono è stata sostituita con quella soggettiva dell’utile creando un conseguente fallimento sociale. In questo panorama, dove riveste un grande ruolo l’emancipazione femminile, è stata inoltre posta in discussione anche la genitorialità. Il potere del sesso è venuto a legarsi con quello del consumismo, e così il significato dell’amore è stato ridotto e spersonalizzato sempre di più. Nei rapporti affettivi ormai, vige il principio della distanza, un rifiuto della realtà e della minaccia che questa può comportare per il singolo individuo, ed ecco spiegato il rifugio spesso nella virtualità. Tutto ciò può trovare il suo quadro di riferimento in quella società liquida interpretata da Zigmunt Bauman, dove i legami affettivi sono labili e le relazioni tascabili e pronte all’uso non duraturo, destinate al fallimento. E in tale contesto sociale è significativo come si cerchi man mano di ristrutturare e reinterpretare la relazione d’amore nei diversi stili di vita possibili, orientandola, come nel caso di Antony Giddens, verso l’utilitarismo e una duttilità sessuale svincolata dalla riproduzione e fondata sull’autonomia del singolo. Così, senza dubbio, il quadro sociologico delineato da Bauman è stato il punto di riferimento sostanziale dal quale ha preso il via la mia riflessione.

In cosa consiste il personalismo etico di Karol Wojtyla e come il suo insegnamento può secondo lei aiutarci oggi a superare la crisi degli affetti?
Innanzitutto bisogna chiarire che il riferimento al pensiero filosofico di Karol Wojtyla è giustificato dal fatto di voler individuare una base antropologica idonea all’interpretazione dell’amore secondo i parametri riformati nell’ottica del dono. Infatti la filosofia del Pensatore polacco è fortemente segnata da un’apertura della tradizione occidentale riletta alla luce di quel pensiero della trascendenza e dell’alterità necessario per poter fondare nuovamente il valore pieno dell’amore. Tutta l’opera di Wojtyla tende ad affermare lo statuto personale dell’essere umano e il suo valore assoluto, ribadendo come la persona umana deve essere trattata sempre come fine e mai come mezzo. Ecco, proprio questa passione per una visione integrale dell’uomo, evitando di ridurlo ad una sola dimensione, lo promuove nella pienezza della sua poliedrica unità, facendo acquistare di conseguenza nuovo significato all’affettività. Così la concezione dell’amore dal punto di vista personalistico supera molti degli aspetti critici relativi al tema della relazione affettiva riscattando anche l’amore erotico e carnale che nel pudore e nella semplicità del corpo non reso oggetto, del corpo che è “tu”, soggetto personale, capta la libertà di quella passione che non è più possesso ma spossessamento e donazione autentica. Proprio la riscoperta autentica di questa logica del dono applicata alle dinamiche affettive, ritengo possa rappresentare una buona strada da percorrere per riuscire nel tentativo di oltrepassare la crisi che, volenti o nolenti, investe le nostre relazioni nel contesto socio-culturale contemporaneo.

 

4 marzo 2013

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