Aldo Cazzullo, “Per uscire dalla crisi l’Italia deve studiare di più”

DAL NOSTRO INVIATO AD ‘ANTEPRIME’ A PIETRASANTA – Il giornalista del Corriere della Sera apre la terza edizione della manifestazione letteraria che richiama i più importanti scrittori italiani. E con l’ironia e la sagacia che contraddistinguono il suo stile, dice la sua sulla condizione attuale del Bel Paese…

L’autore di “La mia anima è ovunque tu sia”, si racconta in un’intervista esclusiva a Libreriamo, e lancia la sua ricetta per un futuro migliore

 

PIETRASANTA (LU) – E’ un Aldo Cazzullo battagliero, fiero di essere italiano, speranzoso e fiducioso nel futuro del nostro Paese. Dal palco di Anteprime. Ti racconto il mio prossimo libro” il giornalista del Corriere della Sera racconta il suo viaggio in Italia e per le città che sono l’essenza di un Paese fatto di tante anime e mille realtà.

 

Che Italia esce dal tuo viaggio?
Sarò controcorrente e forse il mio messaggio farà fatica a passare, ma io penso ad  un futuro straordinario e soprattuto che il futuro ci appartenga. In questi due viaggi lungo tutta l’Italia (il libro "La mia anima è ovunque tu sia" nasce da due viaggi compiuti dallo scrittore per presentare lo spettacolo ‘Viva L’Italia’ e come inviato del Corriere della Sera per raccontare la crisi:ndr) ho trovato storie di resistenza e di ripartenza che saranno l’argomento del prossimo libro in uscita a dicembre. All’estero quando dico che sono italiano mi sorridono e sento che l’Italia piace. Vogliono mangiare come noi, vestire e venire a studiare da noi. Qualcuno ci ricorda anche il bunga bunga, am ormai sempre meno. Siamo passati troppo in fretta da un Presidente del Consiglio troppo italiano a uno che non ha il polso del Paese.

 

Come si esce della crisi?
Bisogna studiare di più per essere più bravi . La globalizzazione è una occasione. Io credo che noi come Paese dobbiamo essere software del mondo. L’Italia è ovunque sinonimo di creatività e arte di vivere. I nuovi ricchi vogliono venire in Italia e essere in stile italiano: il problema è che spesso ad una grande domanda di prodotti italiani, c’è una risposta di prodotti italian sounding, ovvero che sembrano italiani, ma non lo sono. E’ un momento in cui vedo un futuro molto aperto: nessuno avrebbe mai pensato che il partito di Grillo potesse essere al 18% nei sondaggi. Grillo parla di costi della politica, acqua pubblica, lobby da vent’anni e se il Movimento 5 stelle serve a far sì che dei cittadini si avvicinino alla politica allora questo mi piace. Non mi piace la sua violenza verbale, la disinvoltura con cui si richiama la morte. Credo che emblematica oggi sia la situazione dell’Emilia colpita dal terremoto. Se ce la fa l’Emilia, ce la facciamo tutti. Ho trovato un cartello che potrebbe essere il titolo del prossimo libro e che recitava “Dateci tempo e ricostruiremo tutto”, una sintesi di quella resistenza e ripartenza che serve al Paese. E’ uno slogan che mi piace e di sintesi.

 

In Italia si legge ancora troppo poco. Come se ne esce?
Checco Zalone in una battuta di un suo film dice all’amica marocchina “In Italia non serve studiare”: Zalone che è uno dei simboli della rinascita della sua terra, la Puglia, ovviamente riporta un modo di pensare diffuso per cui le amicizie contano di più dei meriti. Il problema è che in Italia si legge poco e si studia ancora troppo poco. La platea dei lettori è un decimo della popolazione. C’è bisogno che noi scrittori e osservatori scriviamo buone cose e che la scuola ci dia una mano a diffonderle.

di Michele Morabito

 

9 giugno

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