Alberto Melloni, ”Nel mio libro sul Conclave ricostruisco le ragioni della rinuncia di Ratzinger”

Eleggere il successore di un Papa vivo rende più difficile ai cardinali esercitare uno sguardo critico sulla sua opera, come sarebbe necessario per comprendere le esigenze della Chiesa. È il commento di Alberto Melloni, direttore della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII. Al termine dell'articolo, si può leggere un estratto della nuova edizione del suo libro su ''Il conclave''...

Il direttore della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII presenta il suo lavoro su “Il Conclave”, uscito in nuova edizione il 28 febbraio e aggiornato con nuove informazioni sull’elezione di Benedetto XVI e sulla sua rinuncia

MILANO –Eleggere il successore di un Papa vivo rende più difficile ai cardinali esercitare uno sguardo critico sulla sua opera, come sarebbe necessario per comprendere le esigenze della Chiesa. È il commento di Alberto Melloni, direttore della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna e professore di Storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia. Nel giorno in cui si avviano i lavori che porteranno alle elezioni del nuovo Papa, l’autore ci presenta la sua opera dedicata alla storia de “Il conclave”, di cui lo scorso 28 febbraio è uscita una nuova edizione aggiornata per i tipi de il Mulino.

Da dove nasce il progetto del libro?
Si tratta del frutto di un lavoro molto lungo, iniziato nel 1993 con un seminario tenuto alla Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII per cercare di capire le procedure conclavarie. Allora si stava ancora scrivendo la costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”, quella che oggi regola, con qualche piccola variazione, lo svolgimento del Conclave. In seguito a quell’occasione ho proseguito i miei studi, approfondendo soprattutto gli aspetti procedurali e il modo in cui la procedura conclavaria è mutata nel tempo. C’è infatti la tendenza a ignorare che il Conclave è un’istituzione piuttosto recente rispetto alla storia della Chiesa cattolica – nata nel Duecento, ha “soltanto” otto secoli. Nel libro c’è la volontà di capire perché questo sistema, formatosi per accumulo di norme nell’arco di 230 anni, abbia poi continuato a funzionare nella sua struttura fondamentale. Fu nel 1059, infatti, che l’elezione del Papa venne riservata ai soli cardinali, 120 anni dopo fu introdotta la maggioranza dei due terzi come unico sistema d’elezione e fu infine negli anni ’70 del Duecento che il Conclave assunse la forma reclusiva che noi oggi conosciamo. Si vuole anche rispondere al quesito sul perché il Conclave, che nel Duecento funzionava con venti elettori, oggi funzioni con un numero di elettori che è sei volte superiore. L’altro fatto che voglio sottolineare è che gli aspetti che oggi colpiscono di più l’immaginario collettivo sul Conclave, quello del segreto e dell’ispirazione, oggi di fatto non ci sono quasi più. Dal Seicento, il voto dei singoli è coperto: fu introdotto a quei tempi lo scrutinio segreto, per impedire di conoscere le scelte dei singoli. Ma quest’aura del segreto era stata voluta soprattutto per paura dei Savoia, per timore che le potenze civili si mettessero in mezzo alle elezioni. Le vecchie norme del Conclave, quelle cha vanno dal Quattrocento alla fine dell’Ottocento, prevedevano inoltre la possibilità che i cardinali votassero ispirati da Dio, che tutti i cardinali acclamassero il Papa all’unanimità, a voce, senza nemmeno bisogno di scrivere il nome su una scheda. Questa però è una norma che Giovanni Paolo II ha abolito in maniera definitiva: adesso il Conclave funziona soltanto tramite elezione e scrutinio.

Su quali fonti e metodi di studio si è basato il suo lavoro?
Si tratta di un’analisi storica molto precisa delle variazioni procedurali e dei meccanismi concreti di funzionamento del Conclave. Di parecchi Conclavi, anche del Novecento, conosciamo abbastanza bene la storia. In qualche caso, come in quello di Govanni XXIII, abbiamo il diario dell’eletto a disposizione. In altri casi, quello del 2005 e del 1922, abbiamo invece il diario di uno dei cardinali che ci racconta come sono andate le votazioni. Seguo così l’andamento del Conclave nel corso del tempo, cercando di capire quando questa istituzione abbia funzionato e quando no. Nel valutarlo, naturalmente, bisogna tenere conto di una ciclicità di certe manifestazioni. Alcuni articoli che escono all’indomani dell’elezione ripetono formule fatte. Si leggono commenti tipo “una scelta lungimirante”, “hanno scelto l’uomo migliore”, “hanno dato un segnale alla Chiesa”… Ma poi bisogna capire se nella scelta il collegio cardinalizio sia stato davvero in grado di interpretare una situazione generale, lo stato della Chiesa e le sue necessità, eleggendo come vescovo di Roma e come guida universale del mondo cattolico la persona adatta.

Quali sono stati i principali cambiamenti del Conclave nel corso della storia?
Nel primo millennio, ci fu un sensibile restringimento della platea elettorale. Prima il Papa, come tutti gli altri vescovi della Chiesa,  veniva scelto dal clero e dal popolo in un’elezione pubblica. Progressivamente questa facoltà di eleggere il vescovo di Roma venne ristretta al clero di tutto il mondo cristiano. Nel mille poi, quando a Roma arrivarono i riformatori gregoriani, la scelta divenne prerogativa di una parte ristretta del clero, quella dei cardinali [la Riforma gregoriana è un movimento di riforma interno alla Chiesa cattolica dell’11simo secolo, mirante alla moralizzazione del clero – N.d.R.]. Nel corso del Duecento le elezioni avvenivano in maniera sempre più pressata dall’esterno, fino a quelle tenutesi tra 1268 e 1271 a Viterbo, le più lunghe della storia, durate mille giorni e concluse con la scelta di Tedaldo Visconti, che divenne Papa con nome Gregorio X. Per far sì che i cardinali si decidessero a votare, i viterbensi ,anziché lasciarli tornare a casa la sera, li chiusero nella cattedrale dove si riunivano durante il giorno, dando origine al Conclave come lo conosciamo oggi, nella sua forma appunto reclusiva. In quell’occasione i cardinali ricorsero a una pratica oggi abolita: fecero scegliere a un gruppo ristretto di sei tra loro. La pratica di tenere in prigionia i cardinali per costringerli a votare in verità era già stata usata nel 1241, ma il Papa eletto in quell’occasione, Celestino IV, morì dopo pochi giorni per gli stenti subiti durante la reclusione. I viterbensi furono più prudenti e diedero di fatto origine a quello che è ancora il sistema in vigore. Vi sono poi tutte le eccezioni del caso: nel 1417 per esempio, poiché dopo lo scisma d’Occidente vi erano tre Papi a contendersi la legittimità della carica, fu il Concilio di Costanza a scegliere il Papa, nominando Martino V. Nel 1996 venne apportata una grande variazione nelle procedure conclavarie, e cioè l’abolizione di tutte le forme di voto che non procedessero per scrutinio – divennero così illegittimi il voto per ispirazione e quello dato a un gruppo ristretto di cardinali. Rimase soltanto il voto per scrutinio, con una varianti: si stabiliva che dopo un mese di seggio vacante, cioè dopo venti giorni di Conclave, il collegio cardinalizio potesse votare con la maggioranza semplice e non con quella dei due terzi. Ratzinger però ha abrogato anche questa norma: nel caso in cui dopo venti giorni di scrutinio non si sia raggiunta una scelta, il ventunesimo giorno di Conclave si deve fare un ballottaggio tra i primi due, che vengono esclusi dal voto.

Qual è la sfida che si trova oggi ad affrontare quest’assemblea?
La Costituzione del 1996 prevedeva già che la sede di Roma potesse rimanere vacante per la morte o anche per la rinuncia del Papa in carica, ma la situazione attuale rappresenta per certi versi una novità, non ci sono precedenti vicini nel tempo. Eleggere il successore di un Papa vivo rende più difficile ai cardinali quell’opera di distanziamento che sarebbe necessaria ore: avere uno sguardo critico sull’opera di un Papa defunto è più facile che averlo su quella di un Papa ancora in vita.


Quali sono i cambiamenti apportati nella nuova edizione del libro, uscita il 28 febbraio?

C’è una parte nuova che riguarda il Conclave del 2005, di cui sappiamo moltissimo perché la rivista Limes ha pubblicato un diario di un cardinale che ha partecipato alle elezioni di Benedetto XVI. Ho aggiunto inoltre altre informazioni che sono emerse nel frattempo, di carattere diplomatico e non, e ho cercato di fare una ricostruzione storica e filologica delle ragioni che hanno portato Ratzinger all’atto di rinuncia.

 

12 marzo 2013

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