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Alan Friedman, “Vi racconto il mio viaggio on the road alla ricerca dell’America profonda”

Abbiamo incontrato a Tempo di Libri Alan Friedman, che alla fiera presenta "Questa non è l'America" (Newton Compton, 2017)
Alan Friedman, "Vi racconto il mio viaggio on the road alla ricerca dell'America profonda"

MILANO – In un momento che fa paura, in un momento in cui le prime pagine dei giornali parlano di un mondo sull’orlo della guerra, ci sono due leader imprevedibili che parlano di bombe atomiche con la stessa nonchalance con cui noi parliamo di calcio e marmellata. I loro nomi sono Donald Trump e Kim Jung-Un, il primo è il Presidente degli Stati Uniti, il secondo il leader della Corea del Nord. Di questo e molto altro abbiamo parlato a Tempo di Libri con Alan Friedman, che alla fiera presenta “Questa non è l’America” (Newton Compton, 2017), un libro nel quale il giornalista americano racconta Donald Trump e il paese che si trova a governare, un paese inedito per molti versi, una nazione lacerata e impaurita.

Partiamo dall’attualità, nel libro parla dell’intenzione di invitare il leader nordcoreano alla Casa bianca. C’è chi pensa il peggio e chi minimizza a proposito del rapporto tra i due paesi. Qual è la sua opinione?

Il rapporto tra Donald Trump e la Corea del Nord oggi è basato sulla volontà di Trump di intimidire e spaventare il leader nordcoreano. Io credo che sarà la Cina che potrà risolvere il problema, perché ha il necessario potere economico e geopolitico per mettere sottopressione la Corea del Nord. D’altra parte, il problema con Trump è che improvvisa, non ha una strategia chiara. Dobbiamo sperare che la ragione prevalga. Il rischio con lui è che, tra i tweet e le sue manifestazioni di aggressività, la situazione possa sfuggirgli di mano. È probabile che nei prossimi anni

possa creare diversi problemi.

Che possibilità ci sono che Trump arrivi in fondo ai primi quattro anni di governo?

Se ci sarà un impeachment, sarà basato sullo scandalo dei contatti illeciti tra gli uomini di Trump e i servizi segreti russi, contatti avvenuti nel 2015 e 2016. Se verrà fuori la prova provata che ci sia stato un rapporto del genere si potrà parlare di alto tradimento e ci sarà una causa per impeachment. Non credo però che ci potrà essere prima del 2018, perché i repubblicani devono tenere la camera dei deputati e a loro non conviene allora fare empeachment a un Rresidente repubblicato prima di un voto. Però le chance che Trump completi i suoi quattro anni per me sono del 50 %.

In esergo cita la voce “post-verità” del dizionario di Oxford. Qual è lo stato della comunicazione nell’America di Trump?

I politici in tutti i Paesi – a cominciare dall’Italia, dalla Germania e dalla Francia – mentono, i politici in tutto il mondo mentono, dicono bugie. E con Trump, la sua campagna, i venti del populismo in Europa, stiamo vedendo un nuova forma di disinformazione, di diffusione di falsità. I mezzi di comunicazione sono usati per diffondere falsità, come le accuse di Trump contro Obama oppure la notizia dell’attentato in Svezia. Un fenomeno spinto dalla Russia, aiutato dalla campagna di Trump e che oggi rischia di marginalizzare i media meanstream, come il “New York Times” e la Cnn. Questi media oggi sono meno importanti perché l’ultradestra sta diffondendo un sacco di bugie. Trump dice tante falsità, il Presidente degli Stati Uniti è un bugiardo, dice grandi bugie sullo stile dei fascisti di Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler che diceva bugie così grosse che ribadite diventano la verità. Oggi inffati c’è la verità (basata su fatti oggettivi documentati), c’è la post-verità (che può essere una falsità ma così emotivamente convicente che tante persone la considerano verità), abbiamo i fatti alternativi (fatti falsi ma presentati come fatti veri), poi abbiamo le fake news (che un tempo era la propaganda politica ma oggi è diventata una scienza). È un mondo surreale, un mondo che Trump sta sconvolgendo. Come difendiamo Gabriele Del Grande in Turchia, dobbiamo difendere anche i diritti della stampa libera in America, perché la libertà della stampa in America è sotto attacco da Donald Trump. In una conferenza stampa di qualche settimana fa ha detto che i giornalisti sono il nemico numero uno. Continua ad attacare la stampa. Per me, l’atteggiamento di Trump nei confronti dei giornalisti assomiglia a quello di Erdogan.

Questa non è l’America, intitola il libro. Allora qual è l’America?

Questo è un libro per chi vuole capire per davvero l’America, questo è un libro per chi vuole viaggiare con me “on the road” in Alabama, in Mississipi, in South Carolina, nell’America profonda, a vedere la realtà che non vediamo ai telegiornali. Gli italiani vedono spesso l’America attraverso Hollywood, Wall Street o Washington, ma c’è un’America ben oltre la 5th Avenue. E ho viaggiato per sedici Stati per toccare la realtà e capire come che l’America sia diventato un Paese spaccato. Ho scoperto che il sogno americano è morto, che il sogno americano non esiste per tante donne, per tante persone di colore, per gli afroamericani, per gli ispanici. C’è un razzismo purtroppo molto forte, vivo e resistente, c’è il risentimento dei poveri bianchi contro Obama, c’è un razzismo basato sulla commistione di povertà tra i poveri bianchi, un razzismo incitato da Trump. E la povertà e il razzismo, insieme alla violenza e la forza delle lobby delle armi, creano un’America che ha 100 milioni di americani a rischio di esclusione sociale, tra i quali quasi la metà sono sotto la soglia di povertà. Ho voluto viaggiare in America per poter mostrare agli italiani l’America vera, un’America che in alcune sue parti è simile all’Africa per il livello di povertà, anzi, ci sono alcuni posti in Missippi in cui la situazione è quasi peggiore che in Africa, dove hanno almeno frutta e verdura fresca.

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