Al Salone di Torino, le ”stelle nere” di Lilian Thuram per combattere il razzismo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A TORINO - Lilian Thuram parla ai ragazzi di Bookstock in occasione della presentazione del suo libro, 'Le mie stelle nere. Da Lucy a Barack Obama'. Ma l'incontro al Salone di Torino è l'occasione per riflessioni di più ampio respiro...

L’ex calciatore francese a Torino in occasione della presentazione del suo libro "Le mie stelle nere. Da Lucy a Barack Obama"

 

TORINO – Lilian Thuram parla ai ragazzi di Bookstock in occasione della presentazione del suo libro, "Le mie stelle nere. Da Lucy a Barack Obama". Ma l’incontro al Salone di Torino è l’occasione per riflessioni di più ampio respiro, che riguardano il razzismo e i modi per educare i giovani alla tolleranza.

DA CALCIATORE AD AMBASCIATORE DELL’UGUAGLIANZA – Il giornalista Tommaso Pellizzari fa da spalla e da moderatore all’ex-giocatore francese, nell’intervento di quest’ultimo sul palco dell’Arena Bookstock. Si parte con un breve excursus autobiografico. Thuram racconta della sua infanzia a Guadalupe, del ruolo fondamentale della mamma nella sua vita, dei fratelli. A nove anni arriva l’evento che cambierà tutto: il piccolo Lilian si trasferisce con la famiglia in Francia. "Sono diventato nero all’età di nove anni – racconta in un italiano che di tanto in tanto si mescola al francese e allo spagnolo. – In Guadalupe ero soltanto Lilian, a Parigi mi sono trasformato in qualcosa di diverso. Per i compagni di scuola, ero la mucca nera e stupida di un cartone dell’epoca". È da allora che Lilian Thuram ha iniziato a porsi delle domande. Sulla Storia dei neri, su quello che di profondo si nasconde dietro al razzismo. "Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma fin da piccoli ci insegnano a credere in certe idee, talvolta sbagliate. Poi per tutta la vita ci regoliamo di conseguenza". Pensiamo, per fare un esempio, all’espressione persone di colore con cui i bianchi indicano i neri. "Quale persona di colore?" sorride dal palco Thuram. "Quale colore? Io sono nero". Poi si lancia nel racconto di alcuni aneddoti divertenti che hanno come protagonisti i suoi figli.

QUELLO CHE LA SCUOLA PUO’ FARE – Ma oltre alle battute e alla scrittura, c’è una missione che Thuram porta avanti dal 2008 con la sua fondazione, Educazione contro il razzismo. "Il nome non è casuale – spiega il francese al pubblico. – Si devono educare i giovani, per cambiare i pregiudizi e trasformare il mondo in un posto migliore. Usare la parola lotta non avrebbe avuto lo stesso significato". Questa formazione positiva deve iniziare a scuola. Ma non è facile cambiare le cose se, ad esempio, i libri su cui ci si trova a studiare sono pieni solo di scrittori, esploratori, re bianchi e si parla di neri solo in relazione alla schiavitù. “La scuola deve fornire a tutti modelli positivi in cui rispecchiarsi. Anche un bambino nero deve avere davanti agli occhi personaggi storici importanti uguali a lui per poter pensare  ‘Anche io ce la posso fare’”.

SUPERARE LE DISTINZIONI – È proprio per colmare questo vuoto di storie e personaggi neri che Thuram ha scritto il suo libro, Le mie stelle nere. Per insegnare a superare distinzioni (nero/bianco, superiore/inferiore, uomo/donna, e così via) che non sono altro che costruzioni mentali che ci portiamo dietro dal passato. «Il nero non esiste più del bianco, il bianco non esiste più del nero, non c’è un fardello bianco né un’etica nera. Non c’è una storia nera né una bianca» si legge nell’introduzione» si legge nell’Introduzione. “Per mio figlio, poi – continua Thuram – io non sono nero, sono marrone. E voi siete pink, rosa”. Tutta una questione di colori.

Roberta Turillazzi

19 maggio 2013

 

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