Al Salone del Libro, Carofiglio spiega la stretta attualità della ”Teoria della giustizia” di Norberto Bobbio

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A TORINO - È uscito per i tipi di Nino Aragno Editore ''Teoria della giustizia'', libro che raccoglie le lezioni di filosofia del diritto del 1953 di Norberto Bobbio. Ne hanno parlato al Salone del Libro Gianrico Carofiglio, Luigi Bonanate, professore di Relazioni internazionali all'Università degli Studi di Torino e curatore del testo, e il presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrabelsky...
Lo scrittore magistrato insieme a Luigi Bonanate e Gustavo Zagrebelsky ha presentato il libro di Norberto Bobbio che raccoglie le sue lezioni di filosofia del diritto del 1953, in compagnia del figlio del filosofo Andrea Bobbio
 
TORINO – È uscito per i tipi di Nino Aragno Editore “Teoria della giustizia”, libro che raccoglie le lezioni di filosofia del diritto del 1953 di Norberto Bobbio. Ne hanno parlato al Salone del Libro Gianrico Carofiglio, Luigi Bonanate, professore di Relazioni internazionali all’Università degli Studi di Torino e curatore del testo, e il presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrabelsky in compagnia di Andrea Bobbio, figlio del grande filosofo.
 
LA DISTANZA TRA DIRITTO E GIUSTIZIA – A prendere la parola per primo è Carofiglio, per il popolo del Salone scrittore, ma, come giustamente sottolineato da Andrea Bobbio, anche senatore e magistrato. “A sessant’anni dalla nascita, questo testo  tratta temi ancora attuali, è ancora importante leggerlo,”, spiega Crofiglio. “Francesco De Gregori ne ‘Il bandito  il campione’, che racconta la storia vera di Girardengo e di un suo amico diventato criminale, canta ‘Cercavi giustizia ma trovasti la legge’. In questa frase è esplicitato con grande forza il senso di una divaricazione di cui si occupa in questo libro il grande filosofo della politica e del diritto. Norberto Bobbio riflette qui sulla distanza che separa il diritto come disciplina dei rapporti sociali e la giustizia, che è il sistema di valori che ispira il diritto, la motivazione e l’aspirazione del diritto”. 
 
UN LIBRO ANCORA ATTUALE – Carofiglio passa poi a spiegare quali siano i significati dell’espressione “giustizia”. “Una delle accezioni dell’idea di ‘giustizia’ è la possibilità e la necessità per una collettività organizzata di risolvere le controversie che nascono al suo interno secondo regole certe che sono uguali per tutti. Questo senso della giustizia, che possiamo ricondurre al concetto di uguaglianza formulato nella nostra Costituzione, è stato ripetutamente violato negli ultimi anni nel nostro Paese. La seconda accezione di giustizia, anche questa formulata nella nostra Costituzione, è l’obbligo dello Stato di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il progressivo realizzarsi di un’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini” – non solo, dunque, un’uguaglianza formale davanti alla legge, la garanzia di essere giudicati in base alle stesse regole, ma la libertà di ogni cittadino di lottare per realizzare un’uguaglianza concreta. “Nel libro ‘1984’ di Orwell”, riprende Carofiglio, “si parla di ‘parole criminali’, che è proibito usare nello stato di Oceania” – il mondo distopico immaginato dall’autore, dominato da un dittatore noto come “Grande Fratello”. “In cima a queste ci sono le parole ‘uguaglianza’ e ‘libertà’, che sono idee capaci di suscitare ribellione. Se il libro di Bobbio ha che fare con questi concetti, ne capiamo allora tutta l’attualità”. 
 
I TRE FONDAMENTI DELLA GIUSTIZIA – “Prima d’ora questo testo era introvabile”, racconta Bonanate. “Di questo libro, tra noi suoi allievi, non si è mai parlato, credo che lo stesso Bobbio si fosse dimenticato della sua esistenza”. Si tratta dunque di una pubblicazione molto importante, tanto più che è raro che Bobbio si occupi nei suoi scritti di teoria della giustizia. Fino al 1985, spiega infatti Bonanate, la parola “giustizia” non compare nei suoi titoli. Ma fa eccezione questo libro del 1953. “Il testo è organizzato secondo tre grandi capitoli, incentrati su tre concetti fondamentali: pace, uguaglianza e libertà. Questa tripartizione però, cammin facendo, diventa sempre più complessa. L’ordine della pace, per Bobbio, porta alla dicotomia tra amico e nemico. Il problema dell’uguaglianza si risolve nella contrapposizione tra ricco e povero. La libertà nel rapporto servo-padrone. La questione è dunque come evitare questi conflitti all’interno dei tre elementi fondamentali della giustizia. E la risposta è la fiducia nella ragione”. Come sottolineato infatti anche da Carofiglio, “Bobbio rifiuta posizioni estreme, i radicalismi esasperati, rivolgendosi al primato laico della ragione.”
 
LA DIFFICOLTÀ DI TRATTARE RAZIONALMENTE L’IDEA DI GIUSTIZIA – A questo proposito, Zagrebesky interviene spiegando perché, a sua avviso, Bobbio abbia nutrito delle ritrosie nel trattare il concetto di giustizia. “Anche se il diritto ha strettamente ha che fare con la giustizia, non mi sembra in effetti che l’opera di Bobbio sia dominata da questo tema”, afferma. “Il fatto è che ci sono oggetti conoscibili razionalmente e oggetti che invece appartengono a una sfera ‘a-razionale’. La giustizia rientra in quest’ultimo campo dell’esperienza umana. È impossibile esprimere un concetto di giustizia che possa essere accettato da tutti con la ragione. Tutte le formulazione dell’idea di giustizia che potrebbero raccogliere il consenso universale sono vuote di contenuto. I latini per esempio dicevano: ‘A ciascuno il suo’. È una formula che funziona, ma solo perché ognuno mette ciò che vuole in quel ‘suo’. La frase ‘A ciascuno il suo’ compariva anche all’ingresso del campo di concentramento di Buchenwald. Forse per questo Bobbio aveva delle ritrosie ad affrontare razionalmente il tema, anche se moralmente aveva un senso forte della giustizia. E difatti, mentre gli altri testi del filosofo mi davano un senso di chiarificazione pacificatrice, qui permane alla fine come un senso di confusione”.
 
19 maggio 2013
 
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