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Al Festivaletteratura, Bergonzoni ha ammaliato il pubblico con i suoi giochi di parole

Alessandro Bergonzoni non è un bravo oratore, è l’Oratore. Un testo, un canovaccio da seguire c’è sempre. La sensazione però è che potrebbe andare avanti all’infinito, a braccio come si sul dire. Bergonzoni è il Maradona della parola, la dice, la racconta, la fa vibrare, la fa sparire per poi farla riapparire...

MANTOVA – Alessandro Bergonzoni non è un bravo oratore, è l’Oratore. Un testo, un canovaccio da seguire c’è sempre. La sensazione però è che potrebbe andare avanti all’infinito, a braccio come si sul dire. Bergonzoni è il Maradona della parola, la dice, la racconta, la fa vibrare, la fa sparire per poi farla riapparire. Un mago di vocali e lettere, gli basta modificare una lettera per trasformare una frase qualsiasi in una freccia dritta al cuore. Giovedì sera nella cornice più ampia del Festivaletteratura di Mantova, Piazza Castello, ha ammaliato tutti.

SOLITUDINI – Una ipotetica coppia. Lui a lei: “Mi accompagni in bagno”. Lei: “No, perché?” Lui: “Mi sto preparando per quando sarò paralizzato”. Lui: “Allora mi accompagni in bagno?”. Lei: “ Ti ho detto di no”. Lui: “Mi sto preparando per quando sarò solo”. La platea è sgomenta, la scena proposta è semplice, ma profonda e cattura l’immaginario della solitudine. Bergonzoni salta da una storia all’altra, ma l’invito è sempre quello di leggere “una paginetta al giorno di poesie, perché poesia non sono parole da comprendere, ma è la poesia che comprende il tutto.” Altra rasoiata di vita quotidiana. L’amico all’altro: “Oggi hai avuto la custodia di tua figlia. Ti è piaciuto?” L’altro: “Assolutamente no, non c’era niente”. Se non fosse Bergonzoni a mimare, raccontare queste frasi sarebbero freddure, nonsense, ma lui riesce a dargli molto senso.

VEDENTI E NON – Nel mondo sono tantissimi i cani per ciechi, Bergonzoni auspica cani contro i ciechi, ma non “contro quelli che realmente soffrono di cecità ma contro quelli che non vogliono vedere”.

IN MACCHINA – Guidatore contro motociclista. “Il guidatore è vedente, mentre il motociclista vedente non è veduto dal vedente guidatore”. La narrazione di Bergonzoni è per tutti, basica, ma affilata come un rasoio dove lo stesso narratore ama camminare.

L’ONNIPOTENTE – “Davanti a Dio siamo tutti uguali, ma di fianco?”. Detti di tutti i giorni vengono destrutturati da Bergonzoni e mostrati per quello che sono, parole. Davanti alle quali l’uomo non s’interroga, ma le accetta senza farsi domande.

RIFIUTI – E’ norma che il sottosuolo venga identificato con la morte, l’assenza di vita. Non per Bergonzoni perché “ci sono le radici, le talpe vivono sotto terra, i vermi”.


L’ATTIMO FUGGENTE
– “E’ arrivato il momento, ma dobbiamo andarlo a prendere”. In questa frase si racchiude tutta la ricerca dell’Io e dell’Adesso dello scrittore Bergonzoni. Come si può non assecondare i ragionamenti esposti?


GUERRA E COMANDAMENTI
– “E’ il momento di capire che se c’è una guerra, non possiamo più demandare”. La guerra non è solo quella combattuta con le armi per lo scrittore bolognese, la guerra è già dentro di noi “nel momento in cui demandiamo, i famosi 10 demandamenti. Non fare la guerra è una scelta poetica, artistica”.


FILM E PELLICOLE
– Spesso quando succede qualcosa di poco gradevole si usa la frase “è il male minore”. “Il male minore è maggiorenne, – esordisce Bergonzoni – e sta vedendo dei film dell’orrore da troppo tempo. C’è una sottile “pellicola” che non ci fa vedere quello che succede fuori dal nostro paese. Dobbiamo metterci addosso una bomba anatomica”.


DON CIOTTI
– Il pubblico ride di gusto, l’amore ce lo mette Bergonzoni. “L’era dell’uomo è finita. Cosa vi deve dire ancora Don Ciotti? Dobbiamo operare, tutti, non solo Emergency. No all’anestesia, dobbiamo operare da svegli”. La poesia può aiutare a lavorare sulla morte, per farla  sentire, conoscere esorcizzandola.

IL FINALE – Il finale è travolgente e carico di autoironia: “L’unico buon conduttore è il rame, non ci sono altri conduttori in televisione. Com’è possibile arrivare in questa direzione e arrivarci adesso? Non c’è più il proprio dovere, non basta più fare solo il proprio lavoro. Gli USA fanno il possibile, con la guerra. Dobbiamo finire di scrivere il libro di Martin Luther King dopo averlo letto”. Standing ovation.

 

Alessandro Tanassi

 

7 settembre 2013

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