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Lo scrittore israeliano parla della sua terra

Abraham Yehoshua, ”La sofferenza fa parte del patrimonio genetico di Israele”

Per avere costruito, con maestria narrativa e poetica, una potente allegoria del destino del suo popolo, nella storia e nella contingenza politica attuale, efficace antidoto in grado di risanare drammatiche situazioni di frattura o di smarrimento”, Abraham Yehoshua...

Lo scrittore e drammaturgo israeliano ha conseguito il premio Hemingway 2014 per la letteratura ed ha ricevuto il prestigioso riconoscimento lo scorso 28 giugno a Lignano

 

LIGNANO – “Per avere costruito, con maestria narrativa e poetica, una potente allegoria del destino del suo popolo, nella storia e nella contingenza politica attuale, efficace antidoto in grado di risanare drammatiche situazioni di frattura o di smarrimento”, lo scrittore siraeliano Abraham Yehoshua ha conseguito il Premio Hemingway per la letteratura e a Lignano, sede della premiazione, il 28 giugno, prima della cerimonia, lo scrittore israeliano, autore de ‘Il signor Mani‘ e ‘L’amante‘, ha incontrato la stampa. E parla subito del suo nuovo libro, ancora senza titolo, che uscirà in Italia nell’autunno del 2015, pubblicato, come tradizione,  da Einaudi. “ Un romanzo con il quale – dice Yehoshua – ritorno a Gerusalemme, dopo una parentesi narrativa e biografica vissuta altrove”.

 

UNA STORIA AL FEMMINILE – La protagonista è una donna perché “Uno scrittore si  deve dedicare, una volta nella vita, a un carattere del sesso opposto, una tradizione che va da Flaubert a Tolstoj” ed ha un carattere difficile e spigoloso. Inoltre, fatto insolito nella cultura ebraica, non vuole avere figli. La donna è un ‘arpista che lavora ad Amsterdam, ma poi rientra a Gerusalemme nella casa della madre, trasferitasi a  Tel Aviv dal fratello, dopo la morte del loro padre. Non svela troppo di questo romanzo lo scrittore israeliano se non che, a proposito dei figli, la protagonista cambierà rispetto alla sua determinazione iniziale. “L’altra caratteristica determinante dell’opera – svela Yehoshua – è la mancanza della  componente politico-ideologica perché la sofferenza fa parte del patrimonio genetico di Israele. Certamente per un israeliano è impossibile prescindere dalla propria storia e dalla sofferenza: è insito nel nostro Dna: viviamo costantemente turbati dal pericolo e dalla minaccia di un annientamento totale”.

 

L’ANTISEMITISMO – Ma, cosi come era già successo con “Ritorno dall’India ( Einaudi, 2005) , Yehoshua sente il bisogno di uno stacco nel raccontare il clima politico del suo paese , di cui si dichiara “ fed up” ( saturo) , eppure durante questa conversazione si anima e si accende quando gli si chiede un commento sulla rinascita dell’antisemitismo : “Un fenomeno antichissimo – dice lo scrittore  – che si presenta soprattutto nei paesi laici. E’ naturale che non si estingua mai perché l’ebreo non è riconoscibile e quindi su di lui si possono identificare vari demoni e tutte le rimostranze: facile farne un capro espiatorio”. Facile anche avere dei pregiudizi sul sionismo, la legge del “ ritorno” , quella per cui si è determinata la nascita di Israele nel 1947, punto saliente della guerra fredda. Facile confondere questo con la politica di destra del governo eppure dice Yehoshua sono due cose molto diverse : “io sono sionista e contro la politica dell’attuale governo israeliano”.

 

IL CONFLITTO ISRAELIANO-PALESTINESE ED IL RUOLO DELL’EUROPA – Yehoshua interviene anche a commentare i recenti fatti di cronaca e in particolare il caso dei tre ragazzi rapiti nel territorio della Cisgiordania, in una zona controllata dalle forze militari israeliane. Una situazione anomala e anche molto complessa in cui è difficile individuare dove si annidano le responsabilità. “Siamo a un punto morto – dice lo scrittore israeliano – Obama con tutto il suo potere si è arreso, dopo aver mandato nell’ultimo anno in Palestina e in Israele il Segretario di Stato Kerry dodici volte. La pace potrebbe essere vicina, ma ci vorrebbe una spinta”. Dall’Europa magari che è pigra e finge di non avere la forza militare ed economica per poterlo fare e dall’Italia in particolare. “Perché l’Italia, che è forte e convincente – dice, concludendo con una provocazione, Yehoshua – non propone che Palestina e Israele diventino membri dell’Unione Europea e adottino l’euro?”  Una prospettiva economica che nessuno dei due Stati potrebbe rifiutare.

 

Alessandra Pavan

30 giugno 2014

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