“A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe”: Isotta Salviati la scrittrice misteriosa

4 Gennaio 2026

Un gotico contemporaneo tra amore, tarocchi e maledizioni: “A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe” di Isotta Salviati ci invita a iniziare l’anno attraversando il mistero, il lutto e il desiderio di trasformazione.

“A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe”: iniziare l’anno con un po’ di mistero

Iniziare un nuovo anno non significa solo fare bilanci o stilare buoni propositi: spesso è un attraversamento, una soglia. È il momento in cui il passato torna a bussare, le ferite chiedono di essere guardate e il futuro si presenta come un territorio ancora da interpretare. In questo senso, “A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe” di Isotta Salviati è una lettura perfetta per gennaio: un romanzo che abita il confine tra visibile e invisibile, tra memoria e destino, tra amore e perdita.

Pubblicato da Vallechi, il libro si inserisce nella tradizione del gotico contemporaneo, ma lo fa con una sensibilità profondamente attuale, intrecciando simboli antichi, i tarocchi, la stregoneria, la maledizione, a temi moderni come il trauma, l’elaborazione del lutto e la ricerca di un senso dopo la frattura.

 “A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe” Un gotico contemporaneo per attraversare l’inizio dell’anno

Iniziare l’anno con “A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe” significa scegliere una lettura che non consola, ma trasforma. Un romanzo che invita a sostare nel mistero, ad ascoltare ciò che emerge dalle ferite, a riconoscere che ogni cambiamento autentico richiede coraggio e perdita.

Non è una storia da divorare in cerca di risposte facili, ma un libro da attraversare come una soglia: lentamente, consapevoli che dall’altra parte non ci sarà la pace assoluta, ma qualcosa di più vero. E forse, per cominciare davvero un nuovo anno, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Il romanzo si apre con una ferita. Nina ha perso Andrea in un incidente e, come spesso accade dopo un trauma che spezza il tempo in un “prima” e un “dopo”, sente il bisogno di fuggire. Si rifugia in un piccolo paese di montagna, convinta che il silenzio dei boschi possa restituirle una forma di pace. Ma il luogo che sceglie non è neutro: una rocca domina la valle, e con essa un passato che non ha mai smesso di respirare.

Qui, il gotico non è semplice atmosfera: è struttura profonda del racconto. La rocca non è solo uno spazio fisico, ma un deposito di memoria. Le leggende che la circondano, la contessa maledetta, la donna ribelle cancellata dalla storia e condannata come strega, non appartengono al folklore ornamentale, bensì a una genealogia femminile di esclusione, punizione e rimozione. Salviati lavora con grande intelligenza su questo punto: la strega non è la “mostruosa”, ma la donna che ha osato sottrarsi all’ordine imposto.

L’elemento più affascinante del romanzo è il modo in cui il passato diventa presenza. Non c’è un confine netto tra ciò che è stato e ciò che è: le apparizioni si moltiplicano, gli animali si comportano in modo inquieto, il paesaggio sembra reagire emotivamente a ciò che Nina porta dentro di sé. È come se il territorio stesso riconoscesse il dolore della protagonista e lo rispecchiasse.

In questo contesto entrano in gioco i tarocchi, definiti con una frase chiave del romanzo: le carte si chiamano “lame” perché feriscono, separano la vita dalla morte, impediscono di restare intrappolati nel mezzo. È una definizione potentissima, che sposta il tarocco dal piano divinatorio a quello esistenziale. Qui non servono a prevedere il futuro, ma a tagliare, a rendere visibile ciò che è rimosso, a costringere a scegliere.

Accanto a Nina c’è Bastian, enigmatico falconiere che vive ai margini. Figura liminale per eccellenza, Bastian non appartiene completamente né al mondo sociale né a quello selvatico. Come spesso accade nel gotico, è il personaggio-ponte: colui che conosce le regole non scritte del luogo, che sa ascoltare ciò che non viene detto, che accompagna la protagonista verso una verità scomoda.

La tensione narrativa cresce lentamente, senza mai cedere all’effetto facile. Salviati predilige un ritmo ipnotico, costruito su immagini, sensazioni, ripetizioni simboliche. Il lettore viene avvolto in un intreccio di mistero, desiderio e paura, dove la domanda centrale non è “cosa sta succedendo?”, ma “cosa sono disposto a sacrificare per spezzare una maledizione?”.

Perché è questo il nodo del romanzo: ogni liberazione ha un prezzo. Quando una maledizione attraversa i secoli, romperla significa rinunciare a qualcosa, spesso a un’illusione, a un amore idealizzato, a una versione di sé che non può più esistere.

Cosa ci insegna questo romanzo?

Leggere “A Moment of Eternity. Amore, tarocchi e streghe” a inizio anno significa accettare una verità scomoda ma necessaria: non esiste rinascita senza attraversamento. Nina non guarisce fuggendo, né cancellando il dolore. Guarisce, se così si può dire, guardando in faccia ciò che la ferisce, riconoscendo che il passato non chiede di essere dimenticato, ma compreso.

Il romanzo ci spinge a riflettere sul modo in cui trattiamo le nostre “maledizioni”: i traumi, le perdite, le eredità emotive che non abbiamo scelto. Ci ricorda che restare intrappolati nel mezzo, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, è la condizione più pericolosa. Le “lame” servono proprio a questo: a separare, a decidere, a prendere posizione.

C’è anche una riflessione fortissima sul femminile. La contessa maledetta e Nina non sono figure lontane: sono due declinazioni della stessa storia, quella di donne che pagano un prezzo altissimo per il desiderio di autodeterminazione. In questo senso, il gotico di Salviati dialoga con una tradizione letteraria che va da Shirley Jackson alle riscritture femministe del mito della strega, ma lo fa con una voce personale, intima, mai didascalica.

 

 

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