Primavera araba

A Dedica, il risveglio della dignità araba verso la democrazia

Tahar Ben Jelloun ha parlato, a proposito delle ''primavere'' dei mondi nordafricani e mediorientali di ''risveglio della dignità araba'' ed ecco che allora il festival Dedica, giovedì 19 marzo a Pordenone, con la conversazione “La lunga transizione araba”...

Il docente di Sociologia dell’Islam e Sociologia della politica  Renzo Guolo e la giornalista inviata de “La Stampa” per il Medio Oriente Francesca Paci protagonisti a Pordenone dell’incontro “La lunga transizione araba

DALLA NOSTRA INVIATA A PORDENONETahar Ben Jelloun ha parlato, a proposito delle  “primavere” dei mondi nordafricani e mediorientali  di “risveglio della dignità araba” ed ecco che allora il festival Dedica, giovedì 19 marzo a Pordenone, con la conversazione “La lunga transizione araba” Si è fermato a riflettere su questo importante momento di cambiamento. Ad indagare le prospettive politico-sociali della lunga transizione araba verso la democrazia sono stati Renzo Guolo, docente di Sociologia dell’Islam e Sociologia della politica all’Università di Padova e la giornalista Francesca Paci, inviata de “La Stampa” per il Medio Oriente ed esperta del mondo arabo-islamico, in dialogo con il giornalista de “Il Piccolo” Alessandro Mezzena Lona. Il punto di vista è stato, per così dire, doppio:  da una parte  l’accademico e la sua analisi puntuale e lucida, dall’altra il reporter e le sue impressioni dirette e a volte anche emotive, quasi in diretta dal territorio.

MUTAMENTI CONTINUI – “Più che di primavere – ha iniziato Guolo – sarebbe opportuno parlare di transizioni, cioè di mutamenti continui  ed in fieri, mentre l’idea della primavera porta con sé l’idea di sviluppo, ma anche di risoluzione. Meglio usare, allora, come suggerito anche dal titolo dell’incontro, il termine transizione” Ovvero cambiamenti che sono stati determinati molto tempo prima da molteplici fattori, primo tra i quali un il cambio di linea politico nell’amministrazione americana da Bush ad Obama,  che nel 2009 al Cairo disse che gli americani non si sarebbero opposti a chi chiedeva più democrazia. Un ‘apertura che sarebbe stata impossibile con la gestione precedente. Il secondo fattore è il cambiamento di scenario dopo l’11 settembre, nel momento in cui gli americani hanno cominciato a pensare che la sicurezza interna doveva essere prodotta all’ estero, anche attraverso l’esportazione del modello democratico. In più, dopo la scomparsa di Bin Laden, l’occhio americano si è spostato sul Pacifico, lì dove si va determinando il  nuovo asse degli equilibri geopolitici mondiali.

UN MONDO POLIEDRICO E COMPLESSO – Ma quando si parla del mondo arabo, si può andare oltre gli stereotipi? E’ Francesca Paci a rispondere : “Fino all’ 11 settembre esisteva solo il conflitto arabo israeliano, poi, di colpo, lo scenario si è fatto più complesso, anche se perdura nel mondo occidentale una certa tendenza alla polarizzazione e alla radicalizzazione delle opinioni, come nel caso della questione palestinese, ora dimenticata. In un mondo statico è improvvisamento arrivata la rivoluzione: una rivoluzione molto giovane ( il 50 per cento  della popolazione è al di sotto dei 27 anni) e divulgata in tutto il mondo tramite  Internet, che non è stato non è causa, ma strumento di lotta”. Perché i giovani? “Perché – dice ancora Paci-  in un mondo in cui è fondamentale avere il lavoro e la famiglia prestissimo, moltissimi under 30 si sono trovati ancora disoccupati e senza prospettive coniugali, perché alla crescita culturale non ha fatto seguito la crescita economica”.

LE ANIME DELL’ISLAM – “Il mondo islamico infatti – aggiunge Guolo – non è monolitico, come spesso siamo abituati a pensare ed è estremamente variegato, con quella forte dignità di cui ha parlato Ben Jelloun e con l orgoglio di una storia millenaria alle spalle. Ha dimostrato molte anime, una delle quali – l’Islam politico – alla prova dei fatti, è clamorosamente fallito. Le forze che sono scese in piazza non sono state quelle che hanno raccolto l’eredità politica dei movimenti: quello spesso è stato l’Islam, cui prima tutti i regimi avevano delegato il Welfare, e non si è dimostrato capace di reggere la prova. Esiste una  differenza tra stato religioso e stato islamico e se la prima opzione può essere ancora praticabile, la seconda, invece, è divenuta impossibile”. Quali allora i possibili scenari futuri?

LO SGUARDO STRABICO DELL’EUROPA – “ Dal territorio – dice la reporter de La Stampa,- emerge che i popoli arabi vorrebbero più Europa.  Consumano americano,  ma sognano europeo. Il  rap è stata la musica della protesta, pur nella diffidenza ancestrale nei confronti degli Usa, che sono spesso , soprattutto in Egitto, apparsi spaesati e quasi in ritardo nel capire quello che stava succedendo”. “Però se chiedono più Europa, questa risponde – dice Guoli- in un modo frammentato perché questa , come ripeteva Kissinger, non ha un solo telefono o un solo indirizzo cioè non ha una politica europea unitaria. E non chiedono un aiuto economico, ma un sostegno perché le rivoluzioni sono state acefale, cioè senza un leader e per questo cercano un riconoscimento unitario e compatto.
Che sarà molto difficile perché – conclude Guolo – “la questione ucraina ora sposta il baricentro altrove e lo sguardo  dell’Europa si farà decisamente strabico”.

Alessandra Pavan

21 marzo 2014

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