Sei qui: Home » Libri » Autori » A Bookcity, Michele Serra spiega perché ”i padri sbagliano sempre” con Massimo Recalcati

A Bookcity, Michele Serra spiega perché ”i padri sbagliano sempre” con Massimo Recalcati

Come ricostruire un rapporto padre-figlio e permettere che quest’ultimo trovi in maniera autonoma la propria via. Sono questi i due quesiti a cui hanno cercato di dare risposta Michele Serra e Massimo Recalcati, autori rispettivamente del libro “Gli sdraiati” e “Il complesso di Telemaco”...

L’incontro prende spunto dai libri dei due autori, i quali analizzano le difficoltà del rapporto padre-figlio oggi

 

MILANO – Come ricostruire un rapporto padre-figlio e permettere che quest’ultimo trovi in maniera autonoma la propria via. Sono questi i due quesiti a cui hanno cercato di dare risposta Michele Serra e Massimo Recalcati, autori rispettivamente del libro “Gli sdraiati” e “Il complesso di Telemaco”, nel corso dell’incontro “I padri sbagliano sempre”, che si è tenuto sabato pomeriggio presso la Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano. I due autori hanno cercato di spiegare cosa significa vivere con figli che, entrati nell’adolescenza, sembrano non volerne uscire più.

PADRE EVAPORATO – Massimo Recalcati introduce le tematiche del libro di Michele Serra, partendo proprio dalla rottura del rapporto tra le generazioni presente già nell’incipit del libro. “Qualcosa non passa più dal figlio al padre, e viceversa. Questo pone un problema al padre: come fare per ricostruire una possibile continuità nel rapporto tra le generazioni. Il libro propone il ritratto di un padre “evaporato”, la cui immano non è più in grado di guidare in modo certo la vita del figlio”. Recalcati spiega come la figura del padre-padrone oggi sia improponibile, ma senza rimpianti e nostalgia. “Il padre protagonista di questo libro capisce però che qualcosa del padre deve funzionare. La sua fragilità è scoperta, ma anche la necessità da parte del figlio di doversi rivolgere al padre”.

LA RICERCA DEL PROPRIO ODORE – Recalcati conclude spiegando in che modo il padre protagonista del libro riesce ad entrare in rapporto col figlio. “Il figlio appare come una cometa, qualcosa con cui si fa fatica ad entrare in rapporto. La vita di un adolescente esige di avere il proprio odore, il proprio desiderio, lontano dai genitori. La conclusione del libro è il momento in cui il figlio acquista il proprio ‘odore’, in cui la separazione si consuma, con il padre che dona qualcosa al figlio, ed il figlio si rivela, sorprendendo il padre, come l’erede giusto”.

LE DIFFICOLTA’ DI SCRIVERE – Dopo aver ringraziato Recalcati di aver fato un po’ di ordine “tra i pensieri disordinati dello scrittore che ha dato vita a questo libro”, Michele Serra prende la parola. “Questo libro ha avuto una genesi complicata, era stato pensato 6 anni fa, ed attinge dalla mia esperienza e dal rapporto con i miei figli. Scriverlo è stato faticoso, ero incerto, pensavo che la confusione di un padre ‘evaporato’ non bastasse a dare corpo a questo libro. Poi ho letto ‘Il complesso di Telemaco’ e diversi articoli di Recalcati, ed è come se un ammalato scoprisse che il suo morbo, che ritiene rarissimo, invece è diffusissimo”.

PADRE SCHIZOFRENICO – Michele Serra ammette di essere un padre schizofrenico. “Raffiguro questa mia caratteristica come se in me ci fosse un piccolo parlamentino con 3 deputati, tutti con la mia faccia, che litigano furiosamente, tra cui un rivoluzionario. Nei momenti del libro più personali, però, credo che il reazionario non abbia mai la possibilità di acquistare peso”. L’autore confessa quanto fosse importante raccontare quest’ansia, questo dolore, ma anche questo amore nei confronti dei propri figli. “Amore che comprende anche il terrore che non siano autonomi, perché non riesci a gestire questa ansia gonfiata dai tempi e da ciò che la società sta attraversando. Non ho voluto parlare della precarietà dei giovani di oggi in questo libro perché era qualcosa che sovrastava il mio racconto, e sarebbe stata una delle obiezioni che avrei rivolto io stesso al padre ed all’autore de ‘Gli sdraiati’. Spero di aver fatto emergere il fatto che noi genitori, tanto meno siamo incombenti ed oppressivi nei confronti dei nostri figli, quanto più riescono ad alzarsi e camminare per la loro strada, abbandonando quel divano che, una volta lasciato, va buttato via”.

 

24 novembre 2013

 

© RIRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata