LIBRI - Il capolavoro di Charlotte Brontë

8 aspetti di “Jane Eyre” che si possono cogliere soltanto rileggendolo

Quando venne pubblicato nel 1847, “Jane Eyre” ebbe un successo immediato e divenne ben presto popolarissimo, suscitando al contempo diverse polemiche per via del suo vigore e dell’intensità che mettevano in discussioni i dogmi dell’età vittoriana...

A distanza di 150 anni, il capolavoro di Charlotte Brontë conquista ancora per la sua forza e la sua modernità. Ecco 8 aspetti del romanzo che si colgono meglio dopo averlo riletto una seconda volta

 

MILANO – Quando venne pubblicato nel 1847, “Jane Eyre” ebbe un successo immediato e divenne ben presto popolarissimo, suscitando al contempo diverse polemiche per via del suo vigore e dell’intensità che mettevano in discussione i dogmi dell’età vittoriana. A distanza di 150 anni, il romanzo di Charlotte Brontë è ancora oggetto di profonda devozione: un libro che si può rileggere più e più volte, cogliendo sempre nuove sfumature: un’opera che al suo tempo fu modernissima e che ancora oggi ha moltissimo da dire. Il sito bustle.com ha selezionato le otto aspetti del romanzo che si colgono meglio dopo una seconda rilettura. Ve li riproponiamo!

 

1. Jane è sempre la migliore

La forza stupefacente della protagonista non sbiadisce nel tempo, i tratti salienti del suo pensiero rimangono sempre di grande attualità. Rileggendo il romanzo, la sua intelligenza, la sua complessità e il suo rifiuto di sottomettersi diventano sempre più lampanti. Pensate quanto sono potenti  queste parole pronunciate da una donna. Potenti non solo nel 1847, ma anche oggi:

 

Vi dico che debbo andarmene, — replicai eccitata da qualcosa di simile alla passione. — Credete che possa rimanere non essendo nulla per voi? Credete che sia un automa? Credete che sopporterei di vedermi strappato di bocca il mio pezzetto di pane, e allontanata dalla bocca la mia goccia d’acqua vitale? Credete, perché son povera, oscura, brutta, piccina, che non abbia né anima, né cuore! E se Iddio mi avesse fatta bella e ricca, avrei resa amara per voi la separazione, come è ora per me. Non vi parlo più secondo l’uso e le convenzioni sociali, non vi parlo come a un essere mortale; è il mio spirito che si rivolge al vostro spirito, come se tutti e due, dopo esser passati per la tomba, stessimo ai piedi di Dio eguali…. come siamo!

 

2. Hai sempre pronunciato il nome di St. John in modo sbagliato

Data la grafia del nome ‘St. John Rivers’, sarebbe lecito aspettarsi una pronuncia che suoni all’incirca come “Saint John”. Ma stai tralasciando un dettaglio importante: l’abitudine tutta inglese di pronunciare le parole senza un minimo di senso logico. Pertanto, la pronuncia corretta del nome “St. John” dovrebbe essere qualcosa tipo “Sin-jun”

 

3. Ci sono delle coincidenze assolutamente improbabili

Sebbene molti episodi di “Jane Eyre” possano riflettere un ritratto sincero del suo tempo o descrivere realisticamente le personalità dei protagonisti (la vita di Jane a Lowood, la sua esperienza di governante, la complessità psicologica dei personaggi), altri episodi appaiono a un lettore moderno del tutto illogici e “forzati”: il più significativo è quello in cui Jane, scappata da Thornfield, si imbatte incredibilmente proprio nella casa di St. John, Diana e Mary Rivers, suoi cugini dei quali ignorava l’esistenza. Queste coincidenze incredibilmente “comode” dal punto di vista narrativo erano assai comuni nella narrativa vittoriana, in particolare nel romanzo gotico e sentimentale. Charlotte Brontë delinea per il suo romanzo un equilibrio ben bilanciato tra queste due correnti narrative, abbinando scenari quotidiani e suggestioni sovrannaturali (visioni e voci misteriose…)

 

4. Mr. Rochester che si traveste da zingara? Ma ne vogliamo parlarne?

A metà romanzo circa, Rochester si traveste da zingara, si presenta al party da lui organizzato e parla a lungo con Blanche e Jane. La scena è piuttosto bizzarra quando la si legge per la prima volta. E rimane tale, quando la si legge per la seconda. Ma dai! Quella stordita di Jane, che guardava con nostalgia il suo volto nelle ultime settanta pagine e passa, ma come diavolo fa a non riconoscere lo “sguardo audace e diretto” della zingara? E perché Rochester organizza questa farsa semi-demenziale? Credibilità: zero.

 

5. Bertha Mason è al centro di tutto

La misteriosa moglie segreta di Rochester è senza dubbio il personaggio più intrigante del romanzo. Pur senza sapere nulla di lei, la sua presenza diventa ossessiva in ogni pagina. Un aspetto di “Jane Eyre” che si coglie rileggendo il libro è che, conoscendo il grande segreto di Rochester fin dall’inizio, si capisce quanto profondamente la presenza di Bertha influenzi tutta la storia.

 

6. I gravissimi problemi di quel disadattato di Mr. Rochester

Senza mezzi termini possiamo dire che Rochester è uno s*****o. Mente a Jane durante tutto il loro corteggiamento, la manipola flirtando con Blanche Ingram e cerca di ingannarla non accennando alla sua eventuale bigamia. Ah, già, imprigiona la moglie pazza in soffitta. Sicuramente di lui si potrà dire che è un personaggio interessante e carismatico, ma bisogna anche ricordarsi del suo egoismo, della sua tendenza al sotterfugio e dei suoi problemi di gestione della rabbia. Sicuramente il genere di ragazzo che ti andrebbe bene solo nella finzione letteraria.

  

7. La storia d’amore tra Jane e Rochester è un trionfo di illogico masochismo

Siamo sinceri, se Jane fosse una nostra amica, sapremmo benissimo cosa le diremmo dopo aver sentito la storia della moglie segreta e segregata: “Ma sei pazza? Guai a te se provi a tornare da quella faccia di m***a! Non me ne frega niente che il tuo spirito e il suo corrispondano, o tutte le sciocchezze che dici… Apri gli occhi! Ti ha sempre mentito! Ha omesso il dettaglio di avere una moglie pazza rinchiusa in soffitta! Ha provato a coinvolgerti in un matrimonio bigamo! Sei sicura di voler concedere una seconda possibilità a un così trasparente e cristallino angioletto?

 

8. Eppure li si ama lo stesso

Per quanto malsano sia il loro rapporto, tutti i lettori saltellano in preda alla gioia quando leggono: “Lettore, lo sposai”. Nonostante tutte le loro disavventure, si è sempre in grado di riconosce l’alchimia che unisce questi due personaggi: quando parlano, è evidente come i due si capiscano profondamente, come siano sulla stessa linea d’onda. Il loro amore, per quanto allucinante, è intimamente autentico.

 

— Perché, — egli disse, — io provo talvolta uno strano sentimento, sopratutto quando mi siete vicina come in questo momento. ‘Mi par di avere nel cuore una corda invisibile, legata forte forte a un’altra simile, collocata nella corrispondente parte del vostro essere. Se un braccio di mare e duecento miglia di terra debbono separarci, temo che questa corda, che ci unisce, si strappi, e che la ferita sanguini internamente. Voi, però, mi dimenticherete…

  

26 marzo 2015

 

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