5 romance in uscita a gennaio 2026

1 Gennaio 2026

Gennaio è alle porte e l’editoria è in fermento. Tra i titoli in uscita, anche i romance non si fanno attendere. 5 consigli di lettura per scaldare i cuori.

5 romance in uscita a gennaio 2026

L’attesa è finita: è ora di dare un’occhiata alle novità in libreria! Dopo aver scoperto i titoli caldi di gennaio, entriamo nel vivo con alcuni dei romance da non perdere assolutamente.

Il 2026 merita un inizio pieno di passione e scintille. Per questo abbiamo selezionato solo alcuni dei romanzi più dolci e piccanti in arrivo, quelli che siamo certi vi faranno sognare.

Curiosi di sapere chi vi farà battere il cuore?

Iniziamo questo viaggio tra i sentimenti…

Primi 5 romance del listone

“Cinque benedizioni per un matrimonio” di Seo Maiko

Yuko ha cambiato cognome tante volte quante sono state le famiglie che l’hanno accolta. Rimasta senza madre da bambina, è passata di casa in casa, imparando presto che l’idea di “famiglia” può essere più ampia del sangue e più concreta delle definizioni: a volte è un tetto condiviso, a volte una stanza preparata per te, più spesso ancora un piatto caldo messo a tavola senza domande.

In quella catena di passaggi, Yuko non cresce con un’unica radice, ma con molte: volti, abitudini, ricette, piccole regole domestiche che diventano una lingua comune per dirsi “sei al sicuro”.

Quando finalmente si innamora e decide di sposarsi, però, la sua storia personale torna a pesare nel presente. L’ultimo patrigno, l’uomo che in teoria dovrebbe rappresentare l’approdo, non approva il fidanzamento. E per Yuko quell’opposizione non è solo un ostacolo pratico: è come se qualcuno provasse a riscrivere, con un no, tutto ciò che lei ha imparato sulla possibilità di essere scelta.

Prima di pronunciare il suo sì, Yuko decide allora di fare una cosa ostinata e tenera insieme: partire per un viaggio “nel tempo” alla ricerca di tutte le sue famiglie, una per una, e chiedere a ciascuna una benedizione. Non è una raccolta di permessi, ma un percorso di riconoscimento: rimettere ordine tra le persone che l’hanno cresciuta, capire che cosa le hanno lasciato davvero, e che cosa è rimasto sospeso.

Ogni incontro porta con sé una rivelazione, un dettaglio dimenticato, un sentimento che chiede di essere guardato in faccia. E, passo dopo passo, Yuko si avvicina alla verità sul proprio passato, scoprendo che scegliere il futuro, a volte, significa prima imparare a nominare tutto ciò che ti ha resa possibile.

“Caged Hearts” di Anna Rain

Boston, Blackridge Federal Prison: un carcere di massima sicurezza dove le regole vere non sono quelle scritte, ma quelle che si imparano in fretta per restare vivi. Quando la porta della cella si chiude alle sue spalle, Kurt Sanders capisce che la vita “di prima” è finita.

Ha una condanna lunga davanti e una convinzione granitica: qui dentro si sopravvive da soli, con la colpa come unica compagna e la diffidenza come unica armatura.

Ma Blackridge è un ecosistema feroce, diviso in fazioni che controllano spazi, tempi e silenzi. Ed è proprio tra le sbarre e quelle gerarchie invisibili che Kurt incrocia lo sguardo di Boss: il leader temuto e rispettato di uno dei gruppi che dettano legge dentro la prigione.

L’attrazione che scatta tra loro non ha niente di rassicurante: è immediata, bruciante, e soprattutto proibita. In un luogo dove ogni debolezza si paga, desiderare qualcuno può diventare un rischio calcolato. O un errore fatale.

Quello che nasce è una passione consumata nell’ombra, fatta di minuti rubati e di allerta costante: il fiato corto, il rumore delle guardie che si avvicinano, la paura di essere scoperti. Eppure, sotto la superficie del puro istinto, cresce qualcosa di più complesso.

Tra sfida e resa, tra controllo e perdita di controllo, Kurt e Boss si ritrovano in un rapporto turbolento che non è solo corpo, ma trasformazione: un pezzo di umanità che nessuno dei due pensava di potersi concedere.

E mentre la prigione continua a stringere, entrambi sono costretti a fare i conti con una domanda scomoda: quando si parla d’amore, davvero esiste una differenza tra un uomo libero e un uomo condannato?

“Intrighi letterari e amori da enoteca” di Emanuele Boido

Sasha è un editor di successo: brillante, tagliente, abituato a controllare tutto — i manoscritti, i tempi di consegna, le persone. Vive a San Pietroburgo, in un quotidiano fatto di notti lunghe, caffè nero e quel tipo di lucidità che diventa corazza. Anche l’amore, per lui, è un patto che deve restare pulito: niente richieste, niente promesse, niente “dopo”.

Poi c’è Simon, scrittore italiano tanto magnetico quanto sfuggente, con cui Sasha mantiene una relazione a distanza governata da una regola che sembra una salvezza: due incontri all’anno, intensi e chiusi come parentesi, da vivere senza strascichi. Un modo per sentirsi vivi senza rischiare di diventare vulnerabili. Un modo per non cambiare mai davvero.

Il fragile equilibrio si incrina quando Sasha riceve un incarico che ha il sapore della prova generale: lavorare con Margherita C., una leggenda della letteratura ormai ritirata dal mondo, rintanata in una villa isolata tra i vigneti del Piemonte. Un luogo che profuma di terra e di mosto, dove l’aria sembra rallentare e ogni parola pesa più del solito.

Tra boschi, filari e calici, Sasha si trova immerso in un microcosmo che lo costringe a uscire dal cinismo professionale: non è solo un lavoro editoriale, è un corpo a corpo con un testo, con un’autrice piena di segreti, e con la parte di sé che ha sempre tenuto in silenzio.

Le “complicazioni” che evitava diventano inevitabili: la carriera si intreccia all’intimità, il desiderio prende una forma meno comoda, e l’amore con Simon — prima gestibile, quasi amministrabile — chiede spazio, verità, presenza.

Il romanzo gioca sul fascino dei retroscena letterari e sul romanticismo ruvido delle seconde possibilità: come se, per Sasha, imparare ad amare davvero significasse riscrivere da capo la propria trama.

“L’incontro sbagliato” di C.R. Jane

Tutto comincia come quelle serate in cui cerchi solo una crepa nel muro della tua vita: una partita di hockey, il rumore del ghiaccio sotto i pattini, la folla che urla e tu che ti senti fuori posto anche lì. Lei si definisce una reietta, una ragazza ai margini, con la sensazione costante che la propria esistenza appartenga a qualcun altro. Quella sera, però, l’uscita di sicurezza ha un volto preciso: Walker Davis.

Walker è un portiere superstar, uno di quelli che sembrano usciti da un sogno patinato; lo chiamano “Disney” perché ha addosso il fascino del principe azzurro, quello che nella fantasia collettiva salva e sorride.

Ma il romanzo gioca subito a rovesciare l’immagine: dietro la perfezione c’è una fame di possesso che cresce a vista d’occhio, e che trasforma una notte “perfetta” in qualcosa di molto più ingestibile.

Lei vorrebbe archiviare tutto come un errore bello e doloroso, un episodio da chiudere con la stessa rapidità con cui si spengono le luci di un palazzetto. Walker, invece, interpreta quella notte come un inizio.

Da quel momento si insinua ovunque: nella routine, nei pensieri, negli spazi che dovrebbero restare privati. Sa cose che non dovrebbe sapere. Anticipa mosse, desideri, paure. La chiama “quella giusta” con una certezza inquietante, come se la scelta fosse già stata fatta per entrambi.

Il romanzo si muove così sul confine tra attrazione e allarme, tra romanticismo e ossessione: uno sport romance che vira nel dark, dove il vero rischio non è perdere la partita, ma consegnare il proprio nome, e la propria vita, a qualcuno che lo desidera troppo.

“Amore al profumo di girasole” di Gabriele Mauro

Marisol tiene spesso le dita sul ciondolo che porta al collo: un girasole dorato, piccolo e ostinato, che custodisce un passato da cui lei vorrebbe prendere le distanze. È un gesto quasi involontario, che le torna addosso nei momenti in cui l’aria si fa più sottile: come se quel simbolo fosse insieme ancora e ferita, memoria e rifugio.

vive di routine e silenzi, e proprio in quella ripetizione impara a nascondere il dolore, a rendere “normale” ciò che dentro resta irrisolto.

Il romanzo costruisce la sua atmosfera attorno a un’idea precisa: il girasole non profuma come una rosa o come la lavanda, non lascia tracce nel vento. Eppure esiste, vive di luce, si orienta verso il sole con una fiducia quasi cieca. Marisol, in questo senso, somiglia a quel fiore: appare composta, quasi invisibile, eppure è piena di una vita trattenuta, di un segreto che non la abbandona.

La svolta arriva sul lungomare, quando incontra Angelo, un fotografo capace di guardare oltre la superficie: non soltanto “vede” Marisol, ma sembra riconoscerla. Da lì comincia un corteggiamento fatto di dettagli: Post-it lasciati sotto una ruota panoramica, lettere scritte a mano, attenzioni semplici che non cercano scena e non chiedono di essere credute a parole.

È un amore che non si esibisce: si manifesta nei piccoli gesti, nella presenza che resta, nello sguardo che aspetta.

Quando il passato torna a bussare con le sue ombre, Marisol si trova davanti a una scelta più profonda di una storia romantica: imparare a fidarsi della luce, e a riconoscere che esistono legami che non hanno bisogno di spiegazioni, ma di vita condivisa. Perché certi amori sono come il profumo di un girasole: impalpabili, impossibili da trattenere… eppure difficili da dimenticare.

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