Ci sono libri che si limitano a informare e libri che, una volta chiusi, non ti permettono più di guardare il mondo con gli stessi occhi. Le opere di Teresa de Lauretis e Monique Wittig appartengono a questa seconda categoria. Non sono semplici letture accademiche, ma veri e propri atti di “eresia” intellettuale che mettono in discussione le fondamenta stesse di ciò che consideriamo naturale: l’identità, il genere e il linguaggio. Attraverso le pagine di Soggetti Eccentrici e Il Cantiere Letterario, veniamo invitati a smontare le gabbie invisibili della norma per scoprire nuovi modi di esistere e di raccontarsi.
L’eresia come bussola: perché abbiamo bisogno di “Soggetti Eccentrici” e “Cantieri Letterari”
L’approccio di Asterisco Edizioni con la sua collana “Eresia” ci ricorda che il pensiero critico richiede coraggio. Ma cosa rende questi due saggi così urgenti oggi?
Da un lato, Teresa de Lauretis ci introduce al concetto di “teoria queer” non come etichetta, ma come pratica di resistenza. Parlare di “soggetti eccentrici” significa dare voce a chi vive fuori dal centro, a chi non si riconosce nei modelli prestabiliti e rivendica uno spazio di libertà che non sia una concessione, ma una conquista.
Dall’altro, Monique Wittig ci porta dentro il “cantiere” della scrittura. Per Wittig, la letteratura è un’arma: non serve a descrivere il mondo, ma a ricostruirlo. Attraverso la sua analisi, comprendiamo che le parole che usiamo ogni giorno sono cariche di strutture di potere e che solo “smontandole” possiamo finalmente scrivere una storia diversa, più autentica e radicale.
Leggere questi due testi insieme significa accettare una sfida: quella di diventare, a nostra volta, soggetti eccentrici capaci di abitare un cantiere sempre aperto, dove la realtà non è un dato di fatto, ma un progetto da reinventare.
“Il cantiere letterario” di Monique Witting – Asterisco edizioni
“Il cantiere letterario” di Monique Wittig non è un manuale, non un saggio di teoria letteraria in senso tradizionale, ma un testo che entra nel laboratorio della scrittura per mostrarne i meccanismi nascosti, le alleanze con il potere e, soprattutto, le possibilità di sovversione.
Pubblicato postumo in Francia nel 2010 e arrivato oggi in Italia grazie ad Asterisco Edizioni, “Il cantiere letterario” è un’opera imprescindibile per comprendere il pensiero di Wittig oltre le formule più citate de Il pensiero straight. In questo libro, infatti, l’autrice non si limita a smascherare l’eterosessualità come regime politico, ma mostra come la letteratura stessa possa diventare uno strumento di lotta, un vero cavallo di Troia capace di infiltrarsi nel linguaggio dominante e incrinarlo dall’interno. In “Il cantiere letterario” la letteratura non è mai neutra. È un campo di battaglia.
Wittig analizza il lavoro materiale della scrittura: le forme, le categorie, il lessico, la sintassi. Scrivere significa entrare in un corpo a corpo con il linguaggio, forzarlo a dire ciò per cui non è stato progettato. Al centro del libro c’è una convinzione radicale: le categorie di sesso e genere non sono naturali, ma costruzioni politiche che il linguaggio contribuisce a rendere invisibili e “ovvie”.
È proprio qui che, secondo Wittig, la letteratura rivela la sua potenza. In “Il cantiere letterario” la scrittura diventa il luogo in cui è possibile disarticolare la presunta naturalità del maschile e del femminile, mostrando come uomini e donne siano gruppi sociali prodotti da rapporti di potere. La pagina letteraria si trasforma così in uno spazio di sperimentazione, in cui immaginare soggettività non catturabili dalle categorie dominanti.
Uno dei nuclei più forti di “Il cantiere letterario” è la riflessione sul lavoro delle scrittrici e degli scrittori minoritari. Wittig rifiuta l’idea di una “letteratura femminile” o “lesbica” intesa come nicchia identitaria. Al contrario, analizza le condizioni materiali e simboliche in cui le soggettività oppresse producono letteratura all’interno di un canone che non è mai stato pensato per includerle.
Scrivere da una posizione minoritaria, come emerge chiaramente in “Il cantiere letterario”, significa confrontarsi con un sistema di forme e aspettative che tende a normalizzare, neutralizzare o marginalizzare ciò che non rientra nella norma. Per questo, sostiene Wittig, non basta raccontare nuove storie: occorre intervenire sulle strutture stesse del linguaggio, sabotare le categorie, forzarle fino a renderle instabili.
Uno degli aspetti più radicali e ancora oggi disturbanti di “Il cantiere letterario” è il rifiuto di considerare il sesso come una categoria inevitabile. Per Wittig, la letteratura ha il potere di contribuire a una nuova definizione di umano, che non passi attraverso la binarietà sessuale. In questo senso, il libro dialoga profondamente con tutta la sua opera narrativa e teorica, dai romanzi come Il corpo lesbico ai saggi raccolti in Il pensiero straight.
In “Il cantiere letterario” la scrittura non serve a rappresentare fedelmente il mondo, ma a disorganizzarlo, a renderlo instabile, a far emergere possibilità di esistenza che il linguaggio ordinario tende a cancellare. È qui che il progetto letterario di Wittig si salda in modo indissolubile a quello filosofico e politico.
“Il cantiere letterario” non è una lettura semplice, ma è una lettura necessaria. In un momento storico in cui termini come genere, identità e linguaggio sono al centro di dibattiti spesso semplificati o strumentali, questo libro restituisce profondità teorica senza mai perdere il contatto con la pratica concreta della scrittura.
“Il cantiere letterario” parla a chi scrive, a chi studia letteratura, a chi fa attivismo, ma anche a chi vuole capire perché il linguaggio non è mai innocente e perché la letteratura può ancora essere uno spazio di trasformazione reale.
Con “Il cantiere letterario”, Monique Wittig ci ricorda che ogni frase è una scelta politica e che la scrittura, quando è presa sul serio, non serve a descrivere il mondo così com’è, ma a renderlo finalmente instabile.
“Soggetti eccentrici” di Teresa de Lauretis – Asterisco edizioni
Pubblicato per la prima volta in Italia da Asterisco Edizioni in una nuova edizione che restituisce finalmente la sua portata teorica e politica, “Soggetti eccentrici” di Teresa de Lauretis è molto più di una raccolta di saggi: è una mappa genealogica del pensiero queer prima ancora che il queer diventasse un’etichetta accademica diffusa.
Questo volume arriva in un momento cruciale del dibattito contemporaneo, in cui la parola “queer” rischia spesso di essere appiattita su un’identità, una moda o una categoria di consumo. “Soggetti eccentrici” restituisce invece al termine la sua origine più radicale: un dispositivo critico capace di mettere in crisi i sistemi di potere che producono genere, sessualità e soggettività.
Il cuore teorico di “Soggetti eccentrici” è rappresentato proprio dal saggio che dà nome alla teoria queer. Pubblicato originariamente all’inizio degli anni Novanta, il testo nasce come intervento critico all’interno di un convegno universitario e segna un passaggio decisivo: per la prima volta, il termine “teoria queer” viene utilizzato per indicare un campo di tensione, non una disciplina chiusa.
In “Soggetti eccentrici”, de Lauretis rifiuta ogni tentazione identitaria. Il queer non è una nuova etichetta sotto cui raccogliere soggetti già definiti, ma una pratica di dislocazione: uno sguardo che si pone ai margini, negli scarti, nei punti di attrito tra norma e desiderio.
Il concetto di “soggetti eccentrici”, che attraversa tutto “Soggetti eccentrici”, non va inteso come bizzarria o marginalità folkloristica. L’eccentricità, per de Lauretis, è una posizione teorica e politica precisa: significa stare fuori dal centro, fuori dal discorso dominante, fuori dai binarismi che regolano il pensiero occidentale.
I saggi raccolti in “Soggetti eccentrici”dialogano con la psicoanalisi, la semiotica, il femminismo materialista e gli studi culturali, mostrando come genere e sessualità non siano dati naturali, ma effetti di pratiche discorsive e rapporti di potere. Il soggetto non precede il linguaggio: viene prodotto da esso.
Uno degli aspetti più sorprendenti di “Soggetti eccentrici” è la sua impressionante attualità. Molte delle questioni affrontate da de Lauretis – la normalizzazione delle identità LGBTQIA+, il rischio di una politica dell’inclusione che non mette in discussione il sistema, la tensione tra visibilità e assimilazione, sono oggi più vive che mai.
Rileggere “Soggetti eccentrici” significa anche interrogarsi su cosa abbiamo fatto, negli ultimi decenni, di quella carica sovversiva originaria. Il testo non offre risposte rassicuranti, ma strumenti critici: invita a pensare il queer non come una casa, ma come un movimento continuo di scarto.
Questo libro è fondamentale per chi studia teoria queer, femminismo e studi di genere, ma anche per chi sente il bisogno di tornare alle radici politiche del discorso sul desiderio e sull’identità. “Soggetti eccentrici” non è un manuale introduttivo nel senso più semplice del termine: è un testo che chiede attenzione, lentezza, confronto.
È un libro che non semplifica, non addomestica, non traduce il conflitto in slogan. E proprio per questo resta indispensabile. Perché ricorda che il pensiero, quando è davvero critico, non serve a rassicurare, ma a destabilizzare.
