2 libri di poesia per abitare il presente

6 Gennaio 2026

2 libri di poesia contemporanea che interrogano il nostro rapporto con il mondo, il tempo e l’immaginazione: Strategemmi di Cesare Greppi ed Elogio delle chimere. Due città in sogno di Muriel Augry. Due percorsi poetici diversi ma complementari, tra rigore formale e visione onirica.

2 libri di poesia per abitare il presente

“Strategemmi” di Cesare Greppi ed “Elogio delle chimere. Due città” in sogno di Muriel Augry, entrambi pubblicati da Neos Edizioni nella collana La Mandetta, sono due esempi potenti di questa funzione della poesia: due libri che non cercano il consenso, ma l’ascolto profondo.

Il primo lavora sulla sottrazione, sull’oggetto quotidiano osservato fino a diventare rivelazione; il secondo attraversa il sogno, la città e la memoria come spazi interiori. Due libri diversi, ma uniti da una stessa urgenza: restituire dignità all’esperienza umana.

2 libri di poesia; strategie per abitare il reale e sogni per non smarrirsi

“Strategemmi” ed “Elogio delle chimere. Due città” in sogno sono due libri molto diversi, ma complementari. Il primo insegna a guardare il reale con rigore e attenzione; il secondo invita a non rinunciare al sogno come forma di conoscenza.

Insieme, mostrano come la poesia contemporanea possa ancora essere uno spazio vitale, capace di interrogare il presente senza semplificarlo. Due libri da leggere lentamente, con rispetto, come si fa con ciò che non vuole essere consumato, ma abitato.

“Strategemmi” – Cesare Greppi, Neos Edizioni

“Strategemmi” è un libro che si muove con passo misurato e consapevole lungo una delle linee più raffinate della poesia occidentale. Cesare Greppi, autore dalla lunga e rigorosa ricerca formale, costruisce una raccolta che nasce dalla sottrazione: meno parole, meno spiegazioni, meno orpelli. E proprio in questa riduzione si concentra la sua forza.

I versi di “Strategemmi” non cercano l’effetto, ma l’esattezza. Ogni testo sembra il risultato di un lavoro paziente di levigatura, in cui il linguaggio viene spogliato fino a restare essenziale, quasi nudo. Gli oggetti quotidiani, una mano, un gesto, una distanza, diventano il luogo in cui il pensiero si deposita, senza mai trasformarsi in dichiarazione esplicita. È una poesia che non racconta, ma mostra; che non spiega, ma allude.

La tradizione a cui Greppi si richiama è alta e ben riconoscibile: dal modello petrarchesco fino a Mallarmé e Góngora, passando per Ungaretti, in particolare quello di Sentimento del tempo. Tuttavia, Strategemmi non è un esercizio di stile né un omaggio erudito. È piuttosto un dialogo vivo con la tradizione, rinnovato attraverso una sensibilità profondamente contemporanea.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la sua tensione tra corporeità e astrazione. I versi sembrano fluttuare in una dimensione quasi incorporea, eppure restano ancorati a una percezione sensuale del mondo. Il paesaggio, quando emerge, lo fa per frammenti: non come descrizione, ma come eco, come traccia. La realtà appare sempre “qui e ora”, ma filtrata da uno sguardo che ne coglie l’enigmaticità.

“Strategemmi” è anche un libro profondamente filosofico, senza mai diventare didascalico. La poesia di Greppi riflette sulla caducità, sull’imperfezione, sull’idea di un ordine che sfugge. L’io poetico non domina il mondo, ma lo attraversa con cautela, consapevole della propria fragilità. In questo senso, la raccolta restituisce una visione dell’esistenza come esperienza di perdita e di caduta, ma anche come possibilità di attenzione estrema.

È una poesia che richiede tempo, silenzio, disponibilità. Non si lascia consumare in fretta, né concede appigli facili. Ma proprio per questo Strategemmi è un libro necessario: perché educa allo sguardo, all’ascolto, alla complessità.

Elogio delle chimere. Due città in sogno – Muriel Augry, Neos Edizioni

Se Strategemmi lavora per sottrazione, “Elogio delle chimere. Due città” in sogno di Muriel Augry procede per immersione. È un libro che si muove nello spazio del sogno, della memoria e dell’immaginazione, costruendo un itinerario poetico tra Parigi e Roma, due città reali e simboliche allo stesso tempo.

La poesia di Augry è profondamente visiva, ma non descrittiva. Le città non vengono raccontate nella loro dimensione geografica o storica: emergono come paesaggi interiori, come luoghi mentali attraversati dallo sguardo onirico dell’autrice. Parigi e Roma diventano così chimere, figure della bellezza che resistono alle catastrofi della storia e all’incertezza del futuro.

Il titolo stesso è programmatico: elogiare le chimere significa difendere il diritto al sogno, all’illusione, all’immaginazione come strumenti di conoscenza. In questo senso, il libro si inserisce in una tradizione poetica che guarda a Yves Bonnefoy e alla poesia come esperienza conoscitiva, capace di andare oltre il dato immediato.

I versi di Augry scorrono come onde: non seguono una linearità narrativa, ma una logica associativa, fatta di immagini, suoni, sensazioni. Il tempo sembra sospeso, come se la parola poetica volesse sottrarsi alle coordinate cronologiche per abitare una dimensione altra. È una poesia che invita a “vedere” per ascoltare, a percepire la realtà attraverso una sensibilità diversa.

Un elemento centrale del libro è il rapporto tra sogno e realtà. Il sogno non è evasione, ma strumento di resistenza. È ciò che permette di continuare a immaginare bellezza anche quando il mondo appare fragile, instabile, minacciato. Le città sognate diventano così spazi di salvezza, luoghi in cui l’esperienza umana può ancora trovare senso.

Dal punto di vista formale, Elogio delle chimere mantiene una grande coerenza stilistica. La lingua è limpida, musicale, mai compiaciuta. Ogni immagine sembra nascere da una necessità interna, non da un virtuosismo fine a sé stesso. Il risultato è una raccolta che avvolge il lettore, lo accompagna in un percorso delicato e profondo.

È un libro che parla di bellezza senza ingenuo ottimismo, consapevole delle ferite della storia. Ma proprio per questo sceglie di affidarsi alla poesia come atto di fiducia nel linguaggio e nell’umano.

 

 

© Riproduzione Riservata