Dal sangue alla cura 2 due fantasy che raccontano dove sta andando il genere

31 Gennaio 2026

2 fantasy molto diversi tra loro, ma uniti da una stessa urgenza emotiva: raccontare il dolore, il desiderio e la possibilità di scegliere chi essere. Da accademie oscure dominate dal potere a case incantate dove si impara ad abitare il lutto, due romanzi che usano il fantastico per parlare profondamente

Dal sangue alla cura 2 fantasy che raccontano dove sta andando il genere

Negli ultimi anni il fantasy ha smesso di essere soltanto evasione. Sempre più spesso diventa un linguaggio per dire ciò che altrove fatica a trovare spazio: il dolore, il lutto, il desiderio di ribellione, la ricerca di un’identità che non sia imposta. È in questo solco che si inseriscono “On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” e “House of Frank”, due romanzi molto diversi per tono, ambientazione e pubblico di riferimento, ma sorprendentemente vicini per ciò che chiedono al lettore.

Entrambi raccontano un mondo governato da regole dure, a volte crudeli, e una protagonista costretta a scegliere se piegarsi o trasformarsi. Il primo lo fa attraverso una narrazione tesa, sensuale e pericolosa, il secondo attraverso una scrittura accogliente, malinconica e luminosa. Due strade opposte per arrivare allo stesso punto: usare il fantasy come spazio emotivo e politico insieme.

2 libri fantasy che ci indicano, nella loro diversità, dove sta andando il genere

“On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” e “House of Frank” dimostrano che il fantasy contemporaneo è uno spazio narrativo maturo, capace di accogliere sia la rabbia che la tenerezza, sia il desiderio di ribellione che il bisogno di riposo. Uno racconta il momento in cui si decide di lottare, l’altro quello in cui si sceglie di restare.

Sono due libri che non chiedono al lettore di fuggire dal mondo, ma di attraversarlo con strumenti diversi. E forse è proprio questo il loro punto di contatto più forte: entrambi suggeriscono che l’umano non si ritrova quando si vince, ma quando si smette di fingere di essere invincibili. La domanda, a questo punto, è una sola: di quale forma di magia hai bisogno adesso?

“On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” di Briar Boleyn – DeA

In “On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” il fantasy assume fin da subito una forma netta e dichiarata: il potere è una questione di sangue, gerarchia e controllo. La Bloodwing Academy non è una semplice scuola, ma un sistema chiuso e predatorio, dominato da vampiri nobili che esercitano la loro autorità sugli altri come un diritto naturale. In questo mondo entra Medra Pendragon, una protagonista che incarna una fragilità solo apparente.

Medra non nasce per comandare. È una mezzafa, l’ultima discendente dei cavalieri di drago, una stirpe che il mondo crede estinta. Proprio questa ambiguità identitaria la rende una preda ideale in un ambiente che si nutre di sangue e dominio. Tuttavia il romanzo evita accuratamente la retorica della prescelta invincibile. Medra è vulnerabile, spesso impaurita, costretta a fingere forza prima ancora di possederla davvero. Ed è proprio in questa tensione che il libro trova la sua efficacia narrativa.

Il rapporto con Blake Drakharrow, principe vampiro legato a lei da un rituale di sangue imposto, introduce uno dei temi centrali del romanzo: il confine sottile tra attrazione e violenza, tra desiderio e possesso. La loro relazione non è mai rassicurante, perché nasce da una costrizione. Tuttavia non viene nemmeno semplificata in una dinamica manichea. Blake non è soltanto antagonista o salvatore, ma una figura che incarna il conflitto stesso del sistema che rappresenta.

La Bloodwing Academy diventa così una metafora estremamente efficace. Non è solo un luogo di apprendimento, ma uno spazio in cui si riproducono disuguaglianze, abusi e rituali di potere. Gli umani sono pedine, i mezzosangue oggetti di contesa, mentre la conoscenza proibita e gli incantesimi dimenticati funzionano come strumenti di emancipazione possibile. Ogni scelta di Medra ha un costo, e il romanzo insiste con forza su questo aspetto: crescere significa perdere qualcosa.

Dal punto di vista stilistico, “On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” adotta una scrittura fluida, visiva e fortemente immersiva. Il ritmo è serrato, ma non frenetico, e alterna momenti di tensione a spazi di introspezione emotiva. Il worldbuilding è riconoscibile, ma mai eccessivamente didascalico, e permette al lettore di entrare rapidamente nel gioco senza sentirsi schiacciato dalla costruzione dell’universo.

È un fantasy che funziona perché non promette salvezza facile. Al contrario, mostra come il potere seduca proprio quando sembra l’unica via di sopravvivenza. E pone una domanda che resta aperta fino all’ultima pagina: cosa siamo disposti a diventare pur di non essere più vulnerabili?

“House of Frank” di Kay Synclaire – Mondadori

Se “On Wings of Blood. Un’accademia di sangue e draghi” racconta il potere come scontro, “House of Frank” sceglie una strada completamente diversa. Qui il fantasy si fa spazio di cura, di attesa e di ricostruzione emotiva. La protagonista Saika non entra in un mondo magico per conquistarlo, ma per imparare a restarci, nonostante il dolore.

Saika è una strega che ha perso i propri poteri insieme alla sorella Fiona. Il suo viaggio verso Ash Gardens nasce da un dovere funebre, ma si trasforma lentamente in un percorso di elaborazione del lutto. La casa che incontra, e soprattutto Frank, la creatura mitologica che la abita, non rappresentano una minaccia, bensì una possibilità. Non di fuga, ma di sosta.

La forza di “House of Frank” sta tutta nella sua scelta di rallentare. La narrazione rifiuta lo scontro frontale e privilegia la costruzione di relazioni imperfette, fatte di silenzi, piccoli gesti e convivenze difficili. I personaggi che popolano la casa, dai gemelli cherubini al fantasma muto, dalla fata della luce alla strega spezzata, sono figure liminali, sospese, che non cercano redenzione ma riconoscimento.

Il fantasy qui diventa linguaggio del trauma. La magia non è spettacolo, ma residuo, frammento, qualcosa che sopravvive nonostante tutto. Saika finge di possedere ancora i propri poteri, ma questa finzione non è una menzogna, bensì una strategia di sopravvivenza. Attraverso di lei il romanzo riflette su cosa significhi continuare ad amare quando la perdita ha già scavato troppo a fondo.

Lo stile di Kay Synclaire è caldo, avvolgente, e costruisce un’atmosfera che richiama il cozy fantasy senza mai diventare evasione superficiale. La casa di Ash Gardens non è un rifugio idilliaco, ma un luogo che chiede presenza emotiva. Qui la convivenza non cancella il dolore, ma lo rende abitabile.

“House of Frank” è un fantasy che parla di comunità, di fragilità condivisa e di identità che si ricostruiscono lentamente. È una storia che rifiuta la logica dell’eroismo e sceglie invece quella della cura reciproca. Proprio per questo risulta profondamente politica, anche se non alza mai la voce.

 

 

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