Bimbi e istruzione, dibattito aperto

Stefania Giannini (Ministro Istruzione), ”Bimbi a scuola a cinque anni”. E’ giusto anticipare?

Bambini già a scuola all’età di cinque anni. E’ giusto o no? Sì, secondo Olanda, Regno Unito, Ungheria e Cipro. Decisamente no per altri Paesi come Svezia, Danimarca e Finlandia, dove tra i banchi ci si sede a 7 anni...

In Olanda, Regno Unito, Ungheria e Cipro la scuola per i bambini inizia a cinque anni, mentre nei paesi scandinavi come Svezia, Danimarca e Finlandia i piccoli si siedono tra i banchi all’età di 7 anni. E in Italia? Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha riaperto il dibattito sull’età, affermando che “Bisognerebbe dare la possibilità di mandare i figli a scuola un anno prima”

MILANO – Bambini già a scuola all’età di cinque anni. E’ giusto o no? Sì, secondo Olanda, Regno Unito, Ungheria e Cipro. Decisamente no per altri Paesi come Svezia, Danimarca e Finlandia, dove tra i banchi ci si sede a 7 anni. E per l’Italia? Oggi la Primaria (le vecchie elementari) inizia a 6. Proprio ieri il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha riaperto il dibattito sull’età, affermando che “Bisognerebbe dare la possibilità di mandare i figli a scuola un anno prima”.

ADEGUARSI AI TEMPI – Non tutti sono d’accordo con l’idea del ministro Giannini. Cisl scuola e Flc-Cgil dicono di no. L’Anief, invece, appoggia il ministro, ritenendo che occorra non essere conservatori ma adeguarsi ai tempi che cambiano. La “scuola anticipata” è un tema di cui si è iniziato a parlare già alla fine degli anni Novanta, quando il dicastero dell’Istruzione era guidato da Luigi Berlinguer. A un certo punto comparve pure una bozza con tempi e costi, ma poi tutto si bloccò a causa delle difficolta dovute alla messa in pratica.

IL PARERE DELL’ESPERTA – Bimbi in classe già a cinque anni. E’ giusto anticipare? Anche esperti e studiosi si dividono. “Assolutamente sì – afferma oggi sulle pagine del Corriere della Sera Silvia Vegetti Finzi, psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia. Ciò può avvenire, però, se si ripenserà  tutta la prima elementare. “Il programma didattico dovrà essere rielaborato e avere una funzione di collegamento con quello che si è fatto all’Infanzia”. Altri menti, la novità può essere controproducente. A livello didattico, poi, bisognerebbe puntare molto sulle attività manuali, sul disegno, sulla musica, sul canto, proprio come abbiamo già affermato noi di Libreriamo in un articolo precedente. “I bimbi oggi hanno molte più competenze cognitive, sono abituati a vivere in mezzo alle persone, socializzano bene – afferma la psicoterapeuta –  Ma ciò non toglie che «il programma del primo anno debba fare molta attenzione ai loro sentimenti: si tratta comunque di esseri umani che sono degli analfabeti emotivi”.

22 maggio 2014

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