Canzoni da studiare

Perché bisognerebbe studiare a scuola i cantautori

Introdurre nelle scuole lo studio dei cantautori è considerato da molti una cosa scontata. Soprattutto adesso che Bob Dylan ha vinto il Premio Nobel per la letteratura
Perché bisognerebbe studiare a scuola i cantautori

MILANO – Studiare i cantautori a scuola. Tema caldo di cui si discute con quello e questo ministro dell’istruzione senza che, all’effettivo, si riesca ad arrivare ad una soluzione concreta. Molto spesso se ne torna a parlare in concomitanza con la scomparsa di artisti – nostrani e non. Il discorso è tornato in auge in occasione del Premio Nobel per la letteratura consegnato a Bob Dylan, uno dei più noti e straordinari cantautori del nostro secolo che è stato insignito di tale onorificenza.

CANZONI AL PARI DI POESIA – Bob Dylan non ha lesinato nel suo discorso riferimenti letterari che fanno capolino all’interno delle sue canzoni. In più di un’occasione ha sottolineato le similitudini tra poesia e canzoni; tra i vari riferimenti, ricordiamo quello alle opere di William Shakespeare, laddove le commedie erano intese a essere recitate sul palco, proprio come i versi delle canzoni sono intesi ad essere cantati e non letti su pagina. Questo potrebbe essere il punto che tradisce i detrattori del rapporto tra canzone d’autore e poesia. Inevitabilmente i due codici linguistici si assomigliano e sicuramente studiare anche i nostri cantautori sarebbe un surplus rispetto a Dante e Ariosto.

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TRA POETI E ICONE – Indubbiamente, non tutti i “cosiddetti” cantautori sarebbero degni di tale onorificenza. C’è una differenza sostanziale che porta gli studenti universitari a scegliere questo o quel cantautore. Alcuni artisti difatti sono molto legati a concetti di fruizione, altri al consumo. Nel primo caso le parole si legano fortemente alla musica, mentre nel secondo, il messaggio è bloccato al servizio di dinamiche di mercificazione. Da un lato, dunque ci sono i poeti – come potrebbe essere appunto un Bob Dylan o un De André – dall’altro ci sono le icone pop, che producono in serialità – come, ad esempio, un Tommaso Paradiso.

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