Su ”The Following”, per una volta non concordiamo con la critica di Aldo Grasso

Ci sentiamo di non concordare, almeno per una volta, con il Prof Aldo Grasso (e con altri autorevoli critici presenti in rete), che nella sua sempre attenta critica alla televisione prende di mira oggi ''The Following'', il telefilm americano prodotto da Kevin Williamson e interpretato dal magico Kevin Bacon...

Malgrado siamo concordi con la critica all’apparente finale della serie televisiva trasmessa su SKY UNO, ispirata ad Edgar Allan Poe, riteniamo che il Professore della critica televisiva italiana non abbia tenuto conto delle ultime scene di chiusura che dal nostro punto di vista consacrano la serie della FOX come geniale e innovativa

Ci  sentiamo di non concordare, almeno per una volta, con il Prof Aldo Grasso (e con altri autorevoli critici presenti in rete), che nella sua sempre attenta critica alla televisione prende di mira oggi “The Following”, il telefilm americano prodotto da Kevin Williamson e interpretato dal magico Kevin Bacon.

A parte la qualità della serie che brilla per la splendida sceneggiatura e interpretazione di Bacon, “The Following” è riuscita a far interagire in maniera armonica lo spirito letterario del grande maestro Edgar Allan Poe con le esigenze narrative che una serie tv richiede. Un modello che dovrebbe far riflettere anche sulla qualità della fiction italiana che appare lontana anni luce da produzioni televisive come quella trasmessa su Sky Uno.

Ma arriviamo all’oggetto del contendere, ovvero la critica rivolta da Aldo Grasso al finale della serie televisiva. Secondo il giornalista e critico del Corriere della Sera, citiamo, “La puntata finale aveva il compito di tirare le fila di questo psicodramma, di mettere i due personaggi di fronte allo scontro finale, ma ha in realtà evidenziato i limiti della serie, incapace di raggiungere le vette narrative promesse e di dare chiusura convincente alla storia. Il grosso problema, oltre a un uso scontato della poetica di Poe, è stato l’incapacità di dare un vero spessore psicologico al personaggio del serial killer, di renderlo un «cattivo» dal cuore oscuro come la serie avrebbe richiesto.”

Dal nostro punto di vista ci sentiamo di dire che concordiamo con la critica a quello che appariva come uno scontato finale, ma l’ultima scena ci ha regalato un momento significativo di conferma sulla qualità della serie distribuita dalla FOX. Per noi “The Following” rappresenta una novità televisiva straordinaria, in quanto per la prima volta una serie ci ha risparmiato il classico paradigma dell’eroe buono che vince sul male, con il conseguente abbraccio e bacio d’amore, in stile “…e vissero tutti felici e contenti”.

Il nostro eroe, invece, nella fattispecie l’agente dell’FBI Ryan Hardy (Bacon), dopo aver sconfitto il cattivo Joe Carroll (James Purefoy) e liberato dalle grinfie del cattivo la propria amata Claire Matthews (Natalie Zea), ex moglie di Joe,  si ritrova vittima ancora una volta dell’incubo. Nell’appartamento si è nascosta  Molly (Jennifer Ferrin), ex fidanzata occasionale di Ryan Hardy e follewer di Joe Carrol, che pianta un coltello nello stomaco di Ryan. Ed è sempre lei, quando Claire esce dal bagno e trova l’uomo che ama disteso per terra e agonizzante in una pozza di sangue, a piantare un coltello anche nella schiena della donna.

La scena di chiusura della serie ci ha lasciato a bocca aperta, in quanto ha ribaltato un finale per l’ennesima volta scontato e banale, che – malgrado lasciasse presagire che la serie sarebbe continuata con i “Follower” sopravvissuti, magari guidati  Emma Hill (Valorie Curry), fedelissima amante di Carroll – di fatto fino a quell’istante non brillava per innovazione e genialità. E invece, come per incanto, “The Following” ha ritirato fuori tutto lo spirito di E.A. Poe, lasciando senza fiato chi in quel momento si stava alzando già dal divano demoralizzato per la delusione di tanta aspettativa. Grazie “The Following”, ti attendiamo con trepidante attesa.   

Saro Trovato


15 maggio 2013

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