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”Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak, quando il film porta alla scoperta del libro

Quando presi in mano questo libro ero un po' titubante. Le storie sulle guerre non fanno per me, soprattutto quelle sulla seconda guerra mondiale, ma questo dovevo leggerlo, questo libro era diverso...

Quando presi in mano questo libro ero un po’ titubante. Le storie sulle guerre non fanno per me, soprattutto quelle sulla seconda guerra mondiale, ma questo dovevo leggerlo, questo libro era diverso. Il titolo originale del libro è ‘La bambina che salvava i libri’ ma ora tutti lo conoscono con il nuovo titolo del film ‘Storia di una ladra di libri’. E’ appunto grazie al film che ho scoperto questo libro, ma dopo aver letto il libro il film è passato in secondo piano.

‘Storia di una ladra di libri’ racconta la storia di una bambina sorprendentemente forte e tenace. Il suo nome è Liesel e ha due mamme, un papà, un fratello che la perseguita nei sogni, un ebreo in cantina, un bambino dai capelli color limone con cui ruba libri, e una straordinaria storia da raccontare. E’ la seconda guerra mondiale e a raccontare la storia è un’insolita osservatrice: la Morte, che ha il suo bel da fare su tutti i fronti. Corre da una parte all’altra del mondo, sollevando anime e incontrando spesso una coraggiosa bambina che le sfugge sempre. La prima volta che la incontrò fu durante un viaggio in treno, quando prese l’anima del fratello. La loro madre li stava portando in un paese al limitare della città di Monaco, per darli in adozione a una strana coppia tedesca che si sarebbe presa cura di loro.

Arrivò solo Liesel. La seconda volta che la Morte incontrò la bambina fu quando un aeroplano si schiantò poco lontano dalla Himmelstrasse, la via dove viveva Liesel e i suoi genitori affidatari. Quella notte la Morte prese l’aviatore, e la vide ancora una volta, era vicino al ragazzo con i capelli color limone. La terza volta che vide la bambina la stava quasi per prendere, ma anche quella volta le sfuggì. Era l’unica superstite di tutta la Himmelstrasse, non era ancora arrivato il suo momento, Liesel doveva ancora vivere. Alla fine, naturalmente, la morte prese anche lei ma la cosa stupefacente era che prima aveva letto tutta la sua storia; di quando si intrufolava nella casa del sindaco per rubare i libri, di quando il bambino dai capelli color limone si tinse il corpo di nero per fingere di essere Jesse Owens, di quando nascose un ebreo in cantina e di quando si rese conto che le parole le avevano salvato la vita. La Morte vede il mondo attraverso i colori, ogni uomo ha il suo, Liesel però ne aveva tanti, di tante sfumature diverse, ma tre erano i colori che brillavano più degli altri: il rosso della bandiera, il bianco del cerchio al suo interno e il nero della svastica al centro.

Questo libro non racconta solo una storia, non si limita a riempire le pagine bianche di parole, le inonda di colori, emozioni, e perché no? Anche di disegni. Attraverso questo libro puoi vedere la seconda guerra mondiale attraverso gli occhi di una bambina, che nasconde la guerra nello spazio bianco lasciato tra una parola e l’altra. Alle fine del libro ti arriva forte un grido: come si fa a condannare un intero popolo? Come si fa a giudicarli tutti? Come hanno fatto i tedeschi a svuotare tutto il loro furore sugli ebrei? E come facciamo noi ad incolpare tutti i tedeschi? Durante la seconda guerra mondiale ci sono stati molti errori, ma leggendo questo libro ti accorgi che l’errore più grande di tutti è stato quello di considerare ogni singolo individuo parte di un tutto. Questo libro è stato scritto utilizzando il punto di vista della Morte e le parole di una bambina, e quando arrivi alla fine, una risata dolce amara ti sale alla labbra proprio mentre l’ultima lacrima scende rigandoti il viso. Leggete questo libro per rendervi conto della più dolorosa delle verità: in guerra non esistono vincitori.

Claudia Bergamini

27 luglio 2014

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